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L’Iran minaccia guerra totale in caso di attacco Usa o saudita

L’Iran minaccia guerra totale in caso di attacco Usa o saudita

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Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, in un’intervista rilasciata alla ’Cnn’, evoca una “guerra totale” in caso di un eventuale raid degli Stati Uniti o dell’Arabia Saudita contro l’Iran come rappresaglia per gli attacchi contro gli impianti della Saudi Aramco .

Zarif ha sottolineato che l’Iran spera di evitare un conflitto, aggiungendo che il Paese è disposto a parlare con i suoi rivali regionali, Arabia Saudita ed Emirati, mentre la possibilità di una ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti è legata al ritorno di questi ultimi all’accordo sul programma nucleare e alla revoca delle sanzioni contro la Repubblica islamica .

Il capo della diplomazia di Teheran inoltre ha ribadito l’estraneità dell’Iran agli attacchi contro l’Arabia Saudita.

Trump contro San Francisco: “Troppi senzatetto, in arrivo sanzioni”

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Donald Trump continua la sua visita ’in territorio nemico’ a colpi di annunci di misure e iniziative contro la super democratica California. E insistendo sul tema degli homeless, il presidente ha annunciato che l’agenzia federale per l’ambiente, Epa, sanzionerà la città di San Francisco colpevole di non aver fatto abbastanza per ripulire la città dalle tendopoli degli homeless.

“Devono pulire, non possiamo lasciare che le nostre città vadano in malora – ha detto ai giornalisti a bordo dell’Air Force One – è una situazione terribile, noi notificheremo le violazioni molto presto alla città di San Francisco”. Non è ben chiaro quale regole ambientali stia violando la città che, come tutto il resto dello Stato, critica fortemente l’amministrazione Trump per la mancata azione sul clima.

Trump si è limitato a parlare di “terribile inquinamento”, di fogne che scaricano a mare e del pericolo di siringhe usate abbandonate. Immediata la replica della città californiana, con il sindaco London Breed che ha definito “ridicole affermazioni” quelle di Trump, assicurando che non vi sono problemi di siringhe abbandonate e che il sistema fognario della città non scarica nell’oceano.

“Se il presidente vuole parlare del problema degli homeless, noi siamo pronti a lavorare con le autorità statali e federali per trovare soluzioni”, ha poi aggiunto. Mentre il senatore democratico Scott Wiener ha accusato Trump di aver reso il problema degli homeless e delle dipendenze più gravi “con i tagli alla Sanità e all’edilizia popolare”. E riguardo poi alla sua minaccia di mettere in moto l’Epa ha aggiunto: “Vorrei che la usasse per i veri problemi ambientali”.

Da mesi Trump e i media conservatori come Fox News stanno insistendo sul problema, reale, dell’aumento del numero delle famiglie senzatetto nella grandi città californiane per attaccare lo Stato democratico.

Tunisia, morto il deposto presidente Ben Ali

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E’ morto il deposto presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali, ricoverato nei giorni scorsi in Arabia Saudita. Lo rendono noto la radio tunisina Mosaique FM e il giornale Achourouk.
Deposto durante la Rivoluzione del Gelsomini del 2011, Ben Ali aveva 83 anni e nei giorni scorsi era stato ricoverato a Gedda, in Arabia Saudita, perché ’’molto malato’’, come aveva spiegato la figlia Halima.
Il suo avvocato, Mounir Ben Salha, in quell’occasione aveva ricordato che l’ex presidente era da anni in cura per un tumore alla prostata.

Il ministero degli Esteri di Tunisi e l’avvocato di Zine Abidine Ben Ali, Mounir Ben Salha, hanno confermato la morte del deposto presidente. ’’L’ex presidente è morto oggi a Gedda dopo un problema di salute’’, ha detto Ben Salha alla Dpa, spiegando che ’’la famiglia è stata avvisata della sua morte’’.

Il decesso di Ben Ali avviene a pochi giorni dalle seconde elezioni presidenziali che si sono svolte in Tunisia dalla sua deposizione.

“Sì alle donne negli stadi”, in Iran cade il tabù

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La notizia attesa dalle tifose iraniane è arrivata. Presto potranno assistere dal vivo alle partite di calcio, come ha annunciato il ministro dello Sport di Teheran, Masoud Soltanifar, subito dopo una nota del presidente della Fifa, Gianni Infantino, che invitava la Federcalcio iraniana a dare seguito ai “ripetuti appelli” contro una situazione definita “inaccettabile”.

“La nostra posizione è ferma e chiara. Alle donne deve essere permesso di entrare negli stadi di calcio in Iran”, ha dichiarato Infantino, che nel comunicato ha spiegato che la “Fifa si aspetta sviluppi positivi a partire dal prossimo match casalingo dell’Iran ad ottobre”.

Detto, fatto. La risposta di Teheran non si è fatta attendere ed è stata positiva. “E’ stato preparato tutto il necessario affinché le donne, inizialmente solo per le partite internazionali, possano entrare negli stadi di calcio”, ha messo nero su bianco Soltanifar, chiarendo che il permesso riguarderà solo le partite della nazionale. Niente derby della capitale, quindi, per le tifose che domenica dovranno seguire Esteghlal-Persepolis in tv.

Secondo il ministro dello Sport, nello stadio Azadi di Teheran, dove l’Iran gioca la maggior parte delle partite, a cominciare dalle qualificazioni ai Mondiali del mese prossimo (contro la Cambogia il 10 ottobre), sono stati creati ingressi riservati e toilette separate. Le donne potranno accedere agli spalti, ma in ogni caso non potranno mescolarsi ai tifosi. Sarà aumentato inoltre il numero degli agenti in servizio per permettere alle tifose di accedere e lasciare lo stadio in modo sicuro, ha precisato Soltanifar.

Nei giorni scorsi aveva suscitato scalpore la drammatica vicenda di Sahar Khodayari, la tifosa di 29 anni che si era data fuoco per protestare contro il divieto imposto alle donne in Iran da 40 anni di entrare negli stadi e morta in ospedale.

Sahar, la ’ragazza blu’ come era stata ribattezzata sui social per i colori dell’Esteghlal, la sua squadra del cuore, si era data fuoco a Teheran dopo il rinvio del processo in cui era imputata per aver tentato di entrare in uno stadio travestita da uomo.

Lo stesso presidente Hassan Rohani, scontrandosi con il clero e gli ultraconservatori che ritengono lo stadio un ambiente poco adatto a una donna, si è spesso detto favorevole alla revoca del divieto. Se non avesse corretto la sua posizione l’Iran, unico Paese al mondo in cui le donne non possono entrare in uno stadio, rischiava di essere estromesso dai Mondiali in Qatar del 2022.

Arrestato lo sciamano ’Forrest Gump’ anti Putin

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Lo sciamano della Yakutia russa che la scorsa primavera ha dato il via a una marcia anti Putin, “per andare a buttare fuori Putin dal Cremlino”, è stato fermato da alcune decine di uomini in divisa, armati e con il volto coperto. Il commando ha fatto irruzione la scorsa notte in un accampamento allestito da Aleksandr Gabyshev, e dal gruppetto di suoi sostenitori che ha iniziato a seguirlo lungo il percorso, vicino alla località di Vydrino, nella regione della Buryatia, in Siberia, non lontano dal lago Baikal. Le forze russe hanno rispedito Gabyshev in Yakutia, dove, come ha spiegato la polizia, è “ricercato per aver commesso un reato”.

Gabyshev, che ha 51 anni ed è originario di Sakha, da dove ha iniziato il suo viaggio, aveva anticipato che gli sarebbero serviti due anni per arrivare a Mosca. Putin è per lui “una emanazione delle forze oscure” contro cui solo i poteri di uno sciamano possono fare qualcosa. Nel tragitto che ha fatto fino a ora, 2mila chilometri, ha incontrato e parlato con decine di autisti di tir e altri viaggiatori. I video di questi incontri stanno raccogliendo milioni di visualizzazioni sulle piattaforme sociali.

All’inizio del mese, gli sciamani della Buryatia riuniti nell’organizzazione Tengeri avevano cercato di fermarlo, dicendo che se proseguiva il suo viaggio verso Mosca non sarebbe più stato considerato come uno sciamano.

Gabyshev aveva evitato di attraversare la capitale della regione, Ulan-Ude, dopo la proibizione dei suoi ’colleghi’, ma aveva proseguito la marcia, anche se la polizia aveva fermato alcuni suoi sostenitori nella città. Anche per questo, il 9 settembre, alcune centinaia di persone sono scese in piazza per protestare sia contro la vittoria “truccata” del candidato filo Cremlino Igor Shutenkov, che per chiedere il rilascio dei sostenitori dello sciamano. Shutenkov ha sconfitto il candidato del Partito comunista, Vyacheslav Markhaev, che aveva criticato gli interventi violenti delle forze dell’ordine contro le proteste di Mosca nell’estate. Anche Markhaev aveva partecipato alla protesta spontanea di Ulan-Ude.

A luglio, nella città di Chita, 700 persone si erano riunite per accogliere lo sciamano con lo slogan “Russia senza Putin”. “Dio mi ha suggerito che Putin non è umano, ma un demonio. Dove arriva lui, ci sono cataclismi e atti di terrorismo. Per questo, Dio e mi ha ordinato di andare a buttarlo fuori. Una volta che se ne sarà andato, ci saranno mille anni di pace e prosperità”, aveva detto, con indosso una t-shirt di Che Guevara, assicurando di voler procedere nella sua impresa solo con mezzi pacifici.

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19 Settembre 2019