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L’Italia scopre la Robo-Advisory

La gestione dei nostri risparmi e dei nostri investimenti dipende ancora dalla figura del gestore finanziario tradizionale? La risposta sembra essere negativa, o perlomeno, questo è quanto emerge dai dati raccolti in questo inizio di 2018 dalla PricewaterhouseCoopers (da molti nota semplicemente come PwC.)

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Secondo una recente indagine, il 40% degli italiani sarebbe pronto ad affidare al sistema della Robo-Advisory i propri risparmi; una percentuale che arriva a raggiungere il 60% se si considerano solo le persone di età compresa tra i 27 e i 35 anni.

Una rivoluzione lenta e progressiva? Assolutamente no. Secondo le stime di BlackRock, la più grande società di investimento al mondo, il 57% degli italiani che conoscono i moderni software sarebbero disposti ad utilizzarli già dal prossimo anno, senza indugiare oltre. Numeri impensabili fino a poco tempo fa, numeri che sembrano presentarci nuovi scenari e che sembrano star mettendo in discussione le basi stesse del mondo degli investimenti finanziari.

Nata nel 2008 a seguito della crisi economica, la Robo-Advisory è un servizio di consulenza finanziaria in grado di ridurre ai minimi termini l’intervento umano, grazie ad una serie di sofisticatissimi software capaci di generare consulenze online basate su formule matematiche ben precise. Non è occorso molto tempo prima che la Robo-Advisory conquistasse le attenzioni e la fiducia di milioni di utenti in tutto il mondo. Era dunque solo questione di tempo, prima che tale realtà giungesse anche nel nostro Paese.

Ma quali sono le ragioni di questo cambiamento? Oltre allo sviluppo delle moderne tecnologie che lo hanno reso possibile, esiste un altro fattore, spesso sottovalutato nell’analizzare il fenomeno in questione: la Robo-advisory è accessibile a tutti. A differenza di fenomeni come l’algo trading, che pur utilizzando una metodologia non dissimile coinvolgeva esclusivamente investitori istituzionali, la Robo-Advisory rivolge le proprie attenzioni alle persone comuni. Dall’anziano che vuole gestire in maniera oculata la propria pensione al giovane lavoratore che non sa come investire la sua prima busta paga; dalla famiglia che ha voglia di allargare i propri orizzonti fino al piccolo imprenditore che si avventura nel mondo degli investimenti finanziari. Ognuno di loro, sia pur naturalmente con obiettivi diversi e con una disponibilità economica quanto mai dissimile, può trovare nella Robo-Advisory un’importante alleata.

In modo particolare, l’azienda che sembra aver assunto un ruolo di leadership in questo settore è la MoneyFarm. Malgrado abbia alle sue dipendenze “solo” cento dipendenti, nell’ultimo anno l’azienda è cresciuta del 12% ma, soprattutto, il valore dei fondi da essa gestiti hanno raggiunto i 400 milioni di euro. Un esempio di come, con dei costi e dei margini di rischio relativamente bassi, una società possa realizzare un fatturato significativo. L’unica azienda che sembra riuscire a tenerle il passo e a prometterle un’agguerrita concorrenza è Euclidea, una società di gestione investimenti che, pur avendo un target più omogeneo, riesce ad ottenere un significativo successo grazie alla fiducia conquistata tra gli adulti residenti nel nord Italia, specialmente quelli in possesso di attività commerciali.

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Ma i grandi successi degli ultimi anni non sembrano sufficienti per le aziende del settore, nuove sfide sembrano essere già dietro l’angolo. In particolare, un’ulteriore frontiera che sembra porsi il mondo della Robo-Advisory è quella di riuscire a sfruttare sempre di più il fenomeno dell’assett managment, ovverosia la gestione di ricchezze per conto di terzi. “Per le banche che fanno consulenza (il nostro sistema) è il futuro: hanno già tanti clienti e per loro si tratterebbe soltanto di aggiornare un modello con un grosso impatto sull’ottimizzazione di costi e tempi” ha spiegato Raffaele Zenti, uno dei pionieri del settore nonché creatore di AdviseOnly. “Nel 2018 raggiungeremo il break even (il pareggio di bilancio), una rarità nel mondo fintech“.

cms_8259/4.jpgIl futuro della consulenza sembra essere indirizzato in maniera sempre più inesorabile verso l’automatizzazione; l’hi-tech sembra aver preso il posto di strumenti manuali, e soprattutto, gli algoritmi sembrano ispirare molta più fiducia rispetto a sistemi di calcolo più tradizionali. Come potrete immaginare, le polemiche non mancano: sono in molti a paventare una perdita di naturalezza all’interno delle transazioni finanziarie, così come sono in molti a temere che le nuove tecnologie possano far perdere il lavoro a migliaia di consulenti finanziari. Ma sarà realmente così?

Una considerazione necessaria è che questi strumenti non posizionano l’utente davanti a un freddo algoritmo come in molti pensano; infatti, benché l’idea sia quella di offrire una serie consulenze online, qualunque cliente dovesse chiedere aiuto potrà recarsi direttamente nelle sedi aziendali per parlare con persone in carne ed ossa. Quello proposto sembra un vero e proprio modello ibrido, un modello che mira a unire la precisione degli algoritmi con il calore del contatto umano. E, a giudicare dai risultati, ci sta riuscendo piuttosto bene.

cms_8259/5.jpgGià, perché il fatto di avere fiducia negli algoritmi non impedisce agli investitori di averne altrettanta negli esseri umani. “Fare a meno del rapporto con una persona non è da tutti. – ha dichiarato il capo di Janus Henderson Investors, Federico Pons – Nel risparmio ci sarà spazio soprattutto per chi ha lavorato bene con i propri clienti e per chi ha contatti proficui con loro da diversi anni”.

Anzi, le nuove tecnologie potrebbero perfino essere sfruttate dai consulenti per ottimizzare i costi. Soprattutto se consideriamo che la normativa europea, denominata MIFID 2, ha portato una pressione notevolmente maggiore sui ricavi degli intermediari, rendendo più difficile il lavoro di chiunque non avesse già una propria clientela di fiducia.

Infine, ad oggi le categorie di investitori già esperte in economia o perlomeno avvezze agli investimenti potrebbero forse lavorare esclusivamente con i software; ma le persone comuni – alle quali, come detto, la Robo-Advisory sembra rivolgersi maggiormente – non possono rinunciare del tutto ai consigli di una persona fisica. In altre parole, se tutti sapremo usare nel modo giusto le nuove tecnologie, senza lasciarcene schiacciare e soprattutto senza abusarne, ognuno potrà trarne un beneficio concreto, dagli utenti agli operatori.

Data:

24 Gennaio 2018