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Lo Stato Italiano, il primo biscazziere al mondo

Se proviamo a spulciare i dati del fatturato, vengono fuori numeri da record. Pensate che il gioco d’azzardo è diventato la terza industria in Italia con 5000 aziende e 1200 persone che vi lavorano. Nel 1992 è stato legalizzato dal governo italiano per risanare le casse dello stato, nel 2003 è entrato liberamente nei bar, tabaccherie e cartolerie, nel 2006 con la legge Bersani-Visco è stato concesso alle agenzie straniere di entrare liberamente nel mercato italiano del gioco e infine nel 2011 il governo Berlusconi ha liberalizzato il gioco d’azzardo online.

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Oggi chiunque sia dotato di un computer, un cellulare o un tablet e ha una connessione ad internet, una carta di credito e la maggiore età, ma attenzione per attestare quest’ultima è sufficiente l’autocertificazione. Ciò significa che, qualsiasi minorenne può accedere a questo tipo di giochi, dichiarando di avere diciotto anni e magari usando la carta di credito dei genitori.

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Qualche giorno fa, sono entrata in una tabaccheria, c’era il pienone, persone a destra e a sinistra in fila per lo più pensionati intenti a grattare la fortuna, le slot machine impazzite suonavano e si accendevano, chi giocava al lotto, chi al superenalotto, sembrava Las Vegas dei poveri. Incuriosita chiedo al titolare della tabaccheria:” ma è così tutti i giorni”, lui di rimando “tutti i giorni !! oggi è una giornata tranquilla, gli altri giorni è peggio”. Pago e usciamo insieme. “Ma perché giocano?” gli chiedo e lui “vedi quel signore li in fondo con il bastone, lui dipende dal gioco, la moglie dall’alcool e il figlio dalla droga”, ” ah mi vuoi dire che c’è una predisposizione biologica” gli dico. Mi fa notare una signora vestita in modo stravagante “vedi quella, ha iniziato a giocare dopo la morte del marito è sola non ha nessuno, si gioca tutta la pensione”. Poi mi mostra un signore distinto, “vedi quello li in giacca e cravatta è una persona per bene istruito, funzionario dello Stato, i parenti non sanno che gioca”, ed io esterefatta ” ma come è possibile” e lui “la dipendenza dal gioco non ti lascia segni nè sul volto, nè sul corpo come l’alcool o la droga, quindi puoi fingere e raccontare bugie più a lungo”.

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Insisto, “Scusami, ma gli hai mai chiesto perché giocano?” incrocia le braccia sul petto, mentre fa un lungo respiro tossisce, sgrana gli occhi e mi fa “Signò, ognuno ha i suoi motivi, alcuni per solitudine, oppure a causa della crisi cercano altre strade per raggiungere una sicurezza economica, altri dopo la pensione si sentono inutili e cercano qualcosa per impegnare il tempo, altri ancora come hai detto tu per predisposizione. All’inizio giochi per vincere, poi giochi per recuperare e alla fine giochi per giocare, perché non puoi fare più a meno è una malattia. Vedi lì all’angolo si è aperta una finanziaria, sai cosa fanno, escono dal mio locale e vanno nella finanziaria a mettersi i copponi. Se vado io lì a chiedere un prestito non me li danno i soldi, ma a quelli gli stendono il tappeto rosso. Questa è l’Italia”.

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Ci congediamo con una stretta di mano. Il tabaccaio, ha fatto un analisi semplicistica ma veritiera dei giocatori. Il gioco d’azzardo prolifera perché la gente è sola e ha difficoltà a relazionarsi, perchè c’è incertezza economica e precarietà lavorativa, perché non si ha più fiducia nello stato. Sale scommesse, slot machine, casinò online tutto questo non solo è permesso ma è incoraggiato. Lo Stato ha fatto di tutto perché il giocatore già portato di suo a isolarsi, diventi invisibile, inguardabile, fino a spingerlo alla rovina.

Data:

7 Ottobre 2015