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Lo storico del Bari confessa: “Quella biancorossa è una tifoseria speciale. Ho ancora un desiderio…”

Appassionato e tifosissimo del Bari, ha raccontato le gesta della sua squadra del cuore e recuperato ritratti, foto ed immagini dei protagonisti che hanno indossato la casacca biancorossa. Autore e scrittore di tanti libri sul Bari, memoria storica del calcio barese, è oggi alle prese con un altro sforzo letterario. Amato dai tifosi biancorossi, Gianni Antonucci, il professore di storia del Bari, ha oggi un grande sogno: raccontare le tante storie vissute con la società, a tutti i tifosi perché non si perda la memoria della centenaria storia del Bari.

Da quanti anni segue il Bari?

Da tanto. Da giornalista dal 1950, mentre da tifoso, dal 1937. Sono 78 anni… E’ tanta roba, come dite voi giovani. Ciò mi ha permesso, tuttavia, di vivere, in prima persona, le tante storie legate al Bari.

Ne può raccontare una?

Ne potrei raccontare tante, ma ricordo di quando eravamo in Divisione Nazionale. Era il 15 gennaio 1928. Si giocò al “Campo degli Sport” la partita tra Bari e Fiorentina, una squadra che, in realtà, doveva appartenere al girone centrale ed invece fu inclusa in quello meridionale.

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Quindi, cosa accadde?

Il Bari contese fino all’ultimo giorno il primo posto alla squadra viola e, nella partita spareggio, l’ultima di ritorno (il Bari all’ultima di andata, a Firenze, fu sconfitto per 1-0 con un rigore discutibile, al 91º), i biancorossi vinsero, dopo una grande partita, con il risultato di 5-3.

Ci fu una grande festa?

In realtà, oltre alla festa, ci furono battibecchi che avevano animato la vigilia del match, tra i giornali delle rispettive città e fra le tifoserie. In particolare, ricordo che, quando la Fiorentina si affacciò alla stazione per partire, i tifosi del Bari buttarono limoni e finocchi all’indirizzo dei calciatori viola, mentre, i carabinieri con i mantelli, foderati, all’interno, di rosso, facevano da cordone per evitare contatti tra le due tifoserie. Altri tempi.

Ma i tifosi a Bari sono sempre stati così caldi?

In passato lo erano di più. Oggi non succede quasi più nulla, da questo punto di vista. Mentre, prima se le cose non andavano bene…

Continui…

Era il 1974. Il Bari perse in casa, con l’Atalanta, per 1-0. Ci fu, tra l’altro, un arbitraggio pessimo e, quando terminò la partita, i tifosi uscirono dal campo, presero la Mercedes del professor De Palo e la rovesciarono. Quindi fummo costretti a ritornare nello stadio.

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Ha fatto un conto di quanti calciatori, allenatori e dirigenti ha conosciuto?

Circa 730… la maggior parte sono, ovviamente, calciatori.

Parliamo di calciomercato. Può raccontarci un aneddoto legato a qualche trattativa del Bari?

C’è’ un episodio che ho vissuto, in prima persona, a fianco di Toneatto e del professor De Palo. Nel campionato del ‘70 ’71, andammo in ritiro a Piancastagnaio (in provincia di Siena) e Toneatto voleva un mediano che potesse sostituire Colautti, non facilmente gestibile da un punto di vista caratteriale. Scelse De Petrini, un mediano del Torino, ma costava tanto. Così, ricordo che, il Presidente, pur di accontentare Toneatto e i tifosi, fu costretto a prendere il suo libretto personale dal Banco di Roma e fare il versamento per poterlo portare a Bari.

Ama seguire le fasi del calciomercato?

No. Premetto che non sono appassionato di acquisti e vendite. C’è soltanto un gran parlare, che, resta tale, fino a quando non c’è nero su bianco. Mi rendo conto che il calciomercato appassiona i tifosi, ma, personalmente, tornerei agli anni 40, quando, la società, prima dell’inizio del campionato, emetteva un semplice comunicato in cui elencava i calciatori disponibili per la stagione calcistica in corso. Per il resto si fanno solo chiacchiere.

Allora parliamo di fatti concreti. Le piace Sansone?

Un buon giocatore che, senza dubbio, in B potrebbe fare la differenza. Un calciatore che rinforza il reparto avanzato e offre a Nicola la possibilità di variare gli schemi offensivi. Ma, va verificato sul campo, perchè possiamo prendere i giocatori migliori che poi non rendono quanto dovrebbero. L’anno scorso ne è un esempio.

Allora è inutile fare anche progetti…

Non dico questo, ma il calcio è, come ripeto spesso, la miniera dell’imprevedibilità. Quando cominciammo il campionato in serie B, con la primavera del bravo Catuzzi, la gente ci prendeva per “matti”. Invece, per poco non andammo in serie A, ma questa è un’altra storia che è meglio non ricordare né a me, né ai tifosi.

A proposito di tifosi, lei sta regalando un’altra perla ai tanti sostenitori del Bari. Di che si tratta?

E’ un libro in cui sono elencati i più di 1000 calciatori che sono stati tesserati dal Bari, dal 1908 ad oggi. E’ un altro obiettivo che avevo sin da piccolo: quello di informare la città circa i protagonisti della storia del Bari.

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Lei è presidente onorario de “La Bari siamo noi”. Una bella iniziativa…

Sicuramente. E’ un bellissimo centro per il coordinamento dei club. La Bari siamo noi è una bella esperienza che il Presidente Franco Spagnuolo e i vicepresidenti Giuseppe D’Ambrosio e Claudio Petruzzelli stanno portando avanti con grande passione ed amore verso la squadra, la società e i tifosi.

Come hanno risposto i tifosi a questo evento?

Benissimo, come sempre. La presenza massiccia dei sostenitori del Bari di tutte le età è una dimostrazione del loro affetto verso i colori biancorossi ed anche verso questa iniziativa. Uno dei meriti di questa tifoseria è quella di essere veramente attaccata alla squadra e di vivere per essa… anche se qualche volta si mostra impaziente.

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Ha un altro desiderio che vorrebbe si realizzasse?

Il mio desiderio è quello di poter raccontare ai tifosi, giovani e piccoli, attraverso degli incontri, anche quindicinali, quello che è stato il Bari per noi e provare a risvegliare i ricordi, attraverso i racconti… Sarebbe bello poterli organizzare proprio nella bellissima sede de “La Bari siamo noi”.

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Data:

22 Luglio 2015