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Lo Zar di Russia in Italia

Il nodo delle sanzioni è stato il tema centrale degli incontri istituzionali del presidente russo in visita in Italia. Durante la conferenza stampa congiunta con il premier Renzi, Putin ha ricordato i legami storici che legano la Russia all’Italia sia in campo economico che culturale e ha affermato che le sanzioni risultano dannose non solo per le industrie russe ma anche per quelle italiane. Nonostante la pressione del mondo imprenditoriale per ridimensionare queste misure restrittive, il premier italiano ha sottolineato che ciò non è possibile fino a quando non ci sarà un’adesione vera e totale da parte russa agli Accordi di Minsk2 per riportare la stabilità in Ucraina.

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Dopo la visita di Expo, Putin ha incontrato a Roma il presidente Mattarella, Papa Francesco e l’ex premier Silvio Berlusconi.

La visita istituzionale in Italia

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Quella in Italia è stata la quarta visita bilaterale dall’introduzione delle sanzioni (marzo 2014). Precedentemente Putin si era recato in Austria nel giugno del 2014, in Serbia nell’ottobre del 2014 e in Ungheria nel febbraio del 2015. Questa visita è però particolarmente significativa perché giunge all’indomani del vertice dei paesi del G7 che si è concluso con un monito di Obama verso Putin: “Qui al G7 ci siamo accordati per fare in modo che, pur continuando a cercare una soluzione diplomatica, le sanzioni restino in atto fino a quando la Russia continuerà a violare i suoi obblighi nei confronti dell’accordo di Minsk. Questo significa poter estendere le sanzioni anche oltre Luglio, ed il G7 ha detto chiaramente che se sarà necessario, inaspriremo le sanzioni”. Sono invece stati più soft i toni di Renzi che, secondo indiscrezioni di stampa, è stato l’unico leader a rimanere in silenzio riguardo all’aggressione in Ucraina e Crimea, durante la riunione in Baviera e riguardo alle sanzioni ha dichiarato “ne parleremo al Consiglio Ue del 25, credo che abbia anche questo punto all’ordine del giorno. Ma chiedete a Tusk”. Nella crisi attuale tra Russia e Occidente l’atteggiamento prudente dell’Italia appare in linea con la storia delle relazioni tra i due paesi. Il governo italiano ha sempre ribadito la posizione contraria ad un nuovo round di sanzioni e sempre tenuto aperta la possibilità di un dialogo con Mosca (fermo restando l’allineamento con Bruxelles e Washington sulle sanzioni già in atto). Quello odierno è il secondo incontro tra Putin e Renzi e l’obiettivo italiano, a detta dello stesso Presidente del Consiglio, è “ riportare la Russia al tavolo internazionale per tante partite in cui la Russia può giocare un ruolo fondamentale”. Renzi certamente allude alla situazione in Nord Africa e Medio Oriente (Libia, Siria/Iraq, Iran), proponendo implicitamente a Putin una convergenza su posizioni comuni in cambio del tentativo italiano di farsi promotore in sede europea di una politica meno dura nei confronti di Mosca: ad esempio una disponibilità russa al via libera ad una risoluzione ONU che consenta di applicare le misure anti-immigrazione nei confronti della Libia sulla quale la Russia si è sinora espressa negativamente.

L’incontro con Papa Francesco

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I temi di maggior rilevanza nei rapporti con la Santa Sede possono essere suddivisi in due macro aree: La prima area può essere definita politica-diplomatica e coinvolge direttamente il presidente russo e il pontefice in qualità di capo di stato (Russia e Vaticano hanno stretto rapporti diplomatici fin dal 2009) e riguardano sicuramente la questione ucraina e più ampiamente il conflitto in Medio Oriente e la condizione dei cristiani orientali. Sul primo aspetto (Ucraina), Putin ha mostrato apprezzamento per la linea geopolitica autonoma di Bergoglio di rifiuto alla guerra, specie “fratricida” e all’unilateralismo. Una posizione ben raffigurata dall’esortazione papale in riferimento a una “terza guerra mondiale a pezzi”. Anche lo stesso Patriarca Kirill ha elogiato le parole di Papa Francesco, apprezzando in particolare la sua posizione in riferimento alla questione ucraina che per la chiesa e per la cristianità rappresenta un punto critico con la polarizzazione tra le autorità ecclesiastiche ortodosse e quelle della chiesa cattolica ucraina. Sul secondo (Medio Oriente e condizione dei cristiani orientali) si ricordino le esortazioni e la giornata della preghiera per scongiurare l’intervento in Siria, apprezzato da Putin e colta come sponda per la proposta poi avanzata su disarmo del materiale chimico di Assad. Di fronte all’Occidente l’ambizione russa di ergersi a protettrice dei cristiani può offrire una sponda al Vaticano, pur sempre nel rispetto della sua linea di piena autonomia e di dialogo con tutti. La seconda area è più propriamente ecclesiastica ed ecumenica, riguardando il pontefice e il patriarcato ortodosso di Mosca. In questo senso è difficile che questa seconda visita culmini con un invito ufficiale al Papa da parte di Putin (l’invito di Putin è necessario per la natura statuale, ma è naturalmente legato alla possibilità che il patriarca di Mosca inviti il Papa, come avvenuto con la visita del Papa in Turchia). Già in occasione della prima visita, nonostante il clima di distensione, l’invito non fu fatto e il patriarca Kirill accoglieva Scola, ma non estendeva invito ufficiale al Papa facendo dire al suo corpo diplomatico di non sapere quando ciò sarebbe potuto avvenire pur nella “volontà a lavorare perché l’incontro si potesse tenere in futuro”. Il dialogo tra cattolicesimo e ortodossia è tra gli aspetti centrali per il Vaticano e il Papa, ma questo sta avvenendo più grazie al rapporto con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. In Russia permangono diffidenze nei confronti del cattolicesimo, “ammorbidite” dalla linea di Putin e da una predisposizione alla distensione di alcune alte autorità ecclesiastiche. L’ecumenismo non ha solo valore ecclesiastico e non è solo una questione che interroga la chiesa fin dagli scismi, ma è una questione politica sia nella prospettiva di un Medio Oriente sempre più frammentato (con le sue comunità cristiane in pericolo) sia in quella dell’Europa orientale con le tensioni tra Russia, Stati Uniti e Europa.

Data:

11 Giugno 2015