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L’OCSE: “PIÙ GLI ANZIANI CHE I GIOVANI AL LAVORO”

Stando alle ultime indagini dell’Ocse, tra il 2000 e il 2016 il tasso di occupazione sarebbe cresciuto del 23% tra gli anziani dai 55 ai 64 anni e dell’1% tra gli adulti di età media (54-25 anni), mentre sarebbe crollato dell’11% tra i giovani (18-24 anni).

Il reddito degli anziani pare aumentare del 25%, più che tra i 30-34enni. Giovani, dunque, sempre più poveri, e anziani sempre più ricchi! In Italia, spiega l’Ocse (l’Organizzazione parigina per la cooperazione e lo sviluppo economico), “le diseguaglianze tendono ad aumentare durante la vita lavorativa, una più accentuata disparità tra i giovani di oggi comporterà probabilmente una maggiore diseguaglianza fra i futuri pensionati, tenendo conto del forte legame che esiste tra ciò che si è guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionistici”.

In Italia, di fatto, manca una forte rete di sicurezza sociale. Il nostro è già uno dei Paesi con più anziani “nell’area dell’Ocse ma diventerà, nel 2050, il terzo Paese con più anziani nel mondo dopo Giappone e Spagna”. Il ritardo dell’Italia in fatto di occupazione, secondo quanto attestato dall’Istat nel rapporto “Sessant’anni d’Europa”, si accentua invece negli anni di crisi, cioè quando “la quota dei redditi da capitale tende a diminuire di più rispetto a quella dei redditi da lavoro”.

cms_7532/2p.jpgMa veniamo ai giovani inoccupati, che crescono a dismisura soprattutto al Sud Italia. Giovani talentuosi spesso impegnati in attività non retribuite, che svolgono lavori umili e sottopagati, o che lavorano in nero, senza un vero contratto di lavoro. Una domanda nasce spontanea in virtù di queste percentuali: quale garanzia stiamo offrendo al futuro di tanti ragazzi, senza alcuna certezza in fatto di lavoro? La causa, come abbiamo potuto constatare dalle statistiche messe a punto dall’Ocse e dall’Istat, è rappresentata da una situazione economica che va sempre più peggiorando nell’intero Paese, non solo al Sud. Si calcola infatti che il numero dei disoccupati aumenterà di oltre 1,5 milioni di persone in età compresa fra i 15-66 anni. I giovani disoccupati non solo risultano esclusi dal mondo del lavoro, ma sono anche al di fuori di qualsiasi percorso formativo. Bisogna incoraggiare una politica a favore della crescita, che non impoverisca le risorse umane del Paese. La precarietà diviene in molti casi una realtà concreta con cui si convive quotidianamente. Tanti giovani sono considerati a tutti gli effetti popolazione inattiva laddove, nella maggior parte dei casi, diventano insofferenti per la prolungata permanenza in casa dei genitori.

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Il programma occupazionale deve essere, dunque, caratterizzato dalla osservazione della società e delle sue esigenze attraverso il monitoraggio della popolazione occupata per evitare clamorose discrepanze tra chi andrà in pensione e chi dovrà subentrare. Sarà necessaria non solo la formazione, ma anche l’orientamento nei giovani a stretto contatto col mondo del lavoro. Il lavoro, pur rimanendo un elemento centrale nella vita delle persone, cambia forma e si sostanziasempre più spesso in una moltitudine di esperienze che si affiancano o si susseguono nel corso degli anni. La forma e il contenuto che queste esperienze assumono nella vita degli individuivengono a far parte di un percorso più o meno frammentato, che si snoda lungo tutto l’arco della vita e a cui bisogna dare una direzione e un senso. Nel momento in cui il lavoro diventa un “percorso” e non “un posto”, è evidente che c’è bisogno di una strada parallela (o meglio, intrecciata) di formazione, diorientamento e di supporto in termini di servizi. E il motto sarà: “Trasformare, svecchiare la società per favorire la creatività, gli ideali, l’entusiasmo, l’energia e il talento”. Intanto, sabato 21 ottobre il ministro all’ Economia Pier Carlo Padoan ha rilasciato queste parole in un videomessaggio di Confindustria: “Ci saranno agevolazioni fiscali all’assunzione, che saranno molto utili nell’aggredire quello che è uno dei problemi seri dell’economia: l’elevata e persistente disoccupazione giovanile. La legge di bilancio allungherà l’orizzonte temporale della stabilità e della sostenibilità della crescita.”

Data:

22 Ottobre 2017