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L’OSCURO PROGETTO DEL GRAN CANALE

Il 22 dicembre 2014 sono ufficialmente iniziati i lavori per la costruzione di una delle più grandi opere ingegneristiche della storia: il Gran Canale di Nicaragua. Questa nuova rotta marittima, della lunghezza di 278 chilometri, collegherà l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico, surclassando in lunghezza, ampiezza e profondità il centenario canale di Panama.

cms_1845/Daniel_Ortega-_Nicaragua.jpgIl presidente Daniel Ortega ha dichiarato che quest’opera risolleverà il Paese – il secondo più povero della regione dopo Haiti – garantendo una crescita economica nazionale del 14 per cento l’anno e creando 50 mila posti di lavoro per la fase di costruzione e altri 200 mila una volta che il canale sarà operativo. Tuttavia, la mancanza di trasparenza nella condotta del governo e gli irreparabili danni ambientali e sociali che ne deriveranno hanno scatenato una serie di proteste che stanno scuotendo profondamente la nazione caraibica.

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L’idea di costruire un canale attraverso il Nicaragua non è nuova. Nel corso dei secoli, infatti, molti stranieri hanno tracciato rotte e stretto accordi, ma ogni piano è sempre evaporato. Nel giugno 2013, però, il governo Ortega, senza previa consultazione parlamentare, ha stipulato un contratto con il magnate cinese Wang Jing e la sua Hong Kong Nicaragua Canal Development Investment Company (HKND). Quest’accordo, secondo il presidente Ortega, permetterà di sradicare definitivamente la povertà in Nicaragua (dove un quarto della popolazione vive con meno di due dollari al giorno) e trasformerà il Paese nella nuova capitale mondiale del commercio marittimo. Eppure i vantaggi economici non sembrano così sicuri. Il contratto, infatti, prevede una concessione di cent’anni alla HKND per la gestione del canale, garantendole così la possibilità di incassare tutti i proventi diretti della nuova rotta marittima. La società cinese, inoltre, non è vincolata a valori di mercato nell’espropriazione delle terre a danno della popolazione locale, non è obbligata a usufruire di compagnie edilizie nicaraguensi per i lavori di costruzione, e non è assoggettata alla legge vigente in Nicaragua.

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L’investimento complessivo per la realizzazione di questo gigantesco progetto – che dovrebbe essere completato entro il 2020 e includerà anche due porti navali, un aeroporto internazionale, un’area di libero scambio e una zona turistica – si aggirerà fra i 40 e i 50 miliardi di dollari, ma il costo ambientale e sociale non è ancora del tutto quantificabile. La lista dei potenziali danni ambientali e sociali è lunga. L’opera di dragaggio, oltre a rischiare di disturbare l’attività vulcanica del sottosuolo, lacererà letteralmente in due il territorio nazionale, squarciando il lago Nicaragua (il più grande di tutto il Centro-America e la principale fonte d’acqua del Paese) e due riserve UNESCO della biosfera, habitat di molte specie in via d’estinzione. L’ong danese Forests of the World ha anche accusato il governo Ortega e la HKND di non aver per nulla preso in considerazione l’impatto devastante che il canale avrà sulle 300 comunità locali, che saranno costrette ad abbandonare le proprie terre; fra queste, anche popolazioni indigene protette, come i Rama e i Creoli, che abitano le foreste nicaraguensi da ben prima che i conquistadores spagnoli sbarcassero in America. Nonostante il governo abbia affermato che questi rischi sono già stati valutati da conclamate compagnie internazionali e che è stata scelta la rotta con il minor impatto sull’ambiente e sulla popolazione, a oggi, nessun rapporto tecnico, ambientale e finanziario è stato reso pubblico.

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Nel frattempo i dubbi continuano a crescere, soprattutto dopo che una recente investigazione da parte del quotidiano online Confidencial ha svelato una misteriosa rete di 15 compagnie collegate al progetto del canale. Gli oppositori al progetto accusano la HKND di essere solamente una copertura e temono che il finanziamento arrivi direttamente dal governo di Pechino. Se così fosse, il canale acquisirebbe un’eccezionale importanza in termini geopolitici ed economici rafforzando indiscutibilmente la presenza cinese in America Latina. Nel corso delle ultime settimane la tensione è cresciuta alle stelle e migliaia di persone si sono riversate nelle strade chiedendo la soppressione del progetto e le dimissioni di Ortega. Tanti di coloro che hanno partecipato alle proteste sono stati leali sostenitori dell’attuale presidente sin da quando militava nelle file rivoluzionarie del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), che rovesciò Somoza nel 1979; ora, però, molti si sentono profondamente traditi e si dicono pronti a imbracciare le armi pur di difendere i propri diritti e la propria terra.

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Data:

14 Febbraio 2015