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LOUIS VUITTON VOLA DA ANTONI GAUDI’ PER LA CRUISE COLLECTION 2025 – Il nuovo beauty: tra democratizzazione del lusso e dipendenza minorile

Continua il viaggio glamour del fashion system che, grazie alle presentazioni delle cruise collection, può riscoprire città e location spettacolari. Questa volta è toccato alla maison Louis Vuitton, maison di punta del colosso del lusso LVHM, presentare la sua resort nella capitale catalana. Barcellona è una città in cui convivono modernismo ed avanguardia, una città fortemente dominata dall’architettura, dalla storia, dall’arte e dal folclore catalano. Non sono mancate le solite proteste di un centinaio di manifestanti che hanno srotolato striscioni su cui c’era scritto: “Barcellona non è un parco giochi!”, slogan che si potrebbero definire avanguardia pura di dissensio. La scelta di Barcellona è stata anche una strategia di marketing per la maison di accreditarsi come sponsor dell’America’s Cup che prenderà il via il prossimo ventinove agosto proprio dalla città catalana.

Il designer Nicolas Ghesquiere sceglie come location il Parc Guell di Barcellona, ideato dal padre del modernismo catalano l’architetto Antonio Gaudì, per presentare la sua collezione dedicata al viaggio. Nella collezione sono sapientemente mescolati l’attitude parigina di indossare i capi con l’ecclettismo catalano pronto a stupire lo spettatore. Questo connubio ha portato il designer a pensare ad una collezione, certamente mai banale, ma a tratti difficile da indossare, una collezione fatta di cinquantasei outfit dalle linee geometriche, dai volumi asimmetrici, dai tessuti che sembrano armature, capi che portano echi del passato catalano come i pantaloni da torero, i mantelli, le spalle strutturate, i sombreri dalla tesa extra larga, le frange, gli stivali e gli storici mosaici.

Una collezione con un moodboard volutamente opulento che sarebbe piaciuto ad Antoni Gaudì e Salvador Dalì che ridefinisce la silhouette attraverso le spalle over e linee sagomate, ma che acquisiscono una grazia civettuola attraverso gli accessori come gli onnipresenti stivaletti metal dall’effetto hologram, i bijoux scultorei, gli occhiali da sole dal mood futuristico, le lunghe frange che sembrano danzare accompagnando la silhouette, le maniche XL, i mini dress monospalla a palloncino, le gonne a palloncino (entrambi must have di stagione), le trasparenze, il pizzo e i top monospalla. Dal moodboard opulento sembrano prendere le distanze i pantaloni che si fanno slim con il vezzo dello spacco frontale (che vedremo moltissimo nel prossimo inverno) e una palette colori che gioca in campo neutro con sapienti accenti di blu cobalto.

Entrare in una profumeria sta diventando sempre più un’esperienza da far perdere la testa, anche alle più parche nell’acquisto di prodotti beauty. Sono passati solo pochi anni da quando entrare in profumeria significava trovare due o poco più brand del settore, oggi sono sempre più le maison che hanno lanciato una loro linea beauty quando, in passato, il massimo della diversificazione era avere una linea di accessori. Si stima che il beauty salverà molti conti in rosso, ma soprattutto che diventerà il ponte tra i clienti facoltosi che possono permettersi il lusso con prezzi schizzati alle stelle e il resto delle persone che, attraverso un prodotto beauty, possono illudersi di far ancora parte di quella comunità che acquista prodotti di lusso. Il beauty sta diventando una sorta di democratizzazione del lusso e una grande strategia di marketing per dare ossigeno ad un fashion system che sta assistendo ad una flessione del fatturato. In tutto questo fermento nel mondo del beauty, un campanello d’allarme davvero preoccupante arriva dalla Cina dove sempre più giovanissime (bambine tra i nove e i tredici anni) stanno sviluppando una vera e propria dipendenza dal beauty e da una routine di skincare da far invidia ad una donna adulta. Un fenomeno preoccupante che sta arrivando anche in Europa con bambine che sui social si riprendono intente a spalmarsi creme antiage francamente distoniche rispetto alla loro giovane età.

L’ultima mania che sta spopolando su Tik Tok, tra le celeb, le influencer, ma anche tra le sciure milanesi ci riporta dritti dritti agli anni duemila. Pensavamo di essercelo lasciato definitivamente alle spalle, ma evidentemente ci eravamo sbagliate. I bag charms hanno il sapore del cheap che sta diventando chic con la scusa, debole, di rendere personale e giocoso l’outfit. I ciondoli da appendere sulla borsa è un altro di quei trend di ritorno di cui non sentivamo la mancanza, ma loro sono ancora vivi e continuano a lottare per non finire nel dimenticatoio del fashion. I bag charms sono un altro indizio che il quiet luxury sta definitivamente lasciando il posto all’opulenza, all’eccesso, anche negli accessori. Ed è così che anche l’iconica Birkin bag di Hermes viene “abbellita” da una moltitudine di charms che ne deturpano la bellezza. Su Tik Tok il trend ha già un nome: Birkinfying, ma i charms contagiano tutte le borse del lusso come quelle di Balenciaga, di Bottega Veneta, di Miu Miu e di Chanel.

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25 Maggio 2024