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LUKASHENKO IN VISITA DI STATO A PECHINO

Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia e ferreo alleato di Putin, ha incontrato in Cina il suo omologo Xi Jinping che, nei giorni scorsi, tramite il ministero degli Esteri, aveva presentato al mondo il proprio “piano di pace”. Non si tratta, in realtà, di un documento contenente soluzioni concrete, bensì un piano di de-escalation articolato in 12 punti. Probabilmente, per questa ragione è stato ben accolto da Mosca e, contrariamente, criticato da Kiev e dai membri della Nato. La proposta viene da un paese che non ha mai condannato l’invasione russa, per cui, osserva il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, la Cina non ha credibilità. In questo quadro di posizioni interviene il leader bielorusso, che si associa – chiaramente – alla visione di Putin, approvando la proposta di Pechino e “sostenendola pienamente”.

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Nel momento in cui nei 12 punti che racchiudono il messaggio di Xi Jinping si legge, genericamente, di “risolvere la crisi umanitaria”, “proteggere i civili e i prigionieri di guerra” oppure “mantenere al sicuro i siti nucleari”, è evidente che non si è fatto alcuno sforzo nella proposizione di argomenti utili alla risoluzione della crisi divenuta, di fatto, mondiale. Non solo: seppur “meritevole di attenzione”, al piano di pace cinese non verrà dato seguito con una “soluzione pacifica”, afferma il Cremlino. In altre parole l’operazione speciale andrà avanti, ed in effetti Vladimir Putin non ha mai mostrato voler indietreggiare, ribattendo invero a gran voce di voler portare a compimento il proprio piano, ad un anno ormai dall’inizio delle aperte ostilità. Il suo portavoce, Dmitri Peskov, ha affermato come la pace sia “un processo lungo”, sottolineando che “non ci sono le premesse necessarie perché questo tema possa risolversi in maniera pacifica”. Un monito per il mondo intero, di cui deve essere presa coscienza. D’altronde la pace, che di fatto è costituita da un compromesso, comporta delle cessioni dalla controparte. A questo appello Volodymyr Zelensky appare completamente sordo per cui, al momento, un accordo appare lontanissimo.

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La visita di Lukashenko, in una tre giorni di incontri con i massimi esponenti di Pechino, ha verosimilmente il fine di saldare un vero e proprio asse asiatico, che si sta contrapponendo all’Occidente. I temi all’ordine del giorno, scrive il suo ufficio stampa, vertono sui rapporti economici e commerciali tra i due paesi, su investimenti, progetti congiunti e, in ultimo, si incentreranno su una “risposta alle sfide più acute nel moderno contesto internazionale”. Nel quadro mondiale la posizione della Bielorussia è chiara. Non altrettanto, invece, lo è quella cinese che, per un verso, stringe accordi economici con Mosca sempre più fiorenti, mentre dall’altro continua ad astenersi nelle votazioni in seno all’Onu che hanno all’ordine del giorno la condanna dell’azione militare russa, negando apertamente un proprio possibile coinvolgimento attivo nella guerra. Con queste premesse, la mossa di Lukashenko ha probabilmente un preciso fine, ovvero sollecitare Pechino affinché prenda, apertamente, una posizione.

Data:

1 Marzo 2023