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L’uomo che verrà

Si chiama “L’uomo che verrà il lungometraggio di Giorgio Diritti del 2009, interamente girato in dialetto bolognese con i sottotitoli in italiano. Narra la storia di Martina, una bambina di appena otto anni che, negli anni ‘40 del novecento, vive con i genitori e con la sua numerosa famiglia contadina.

cms_7723/2p.jpgDalla morte del fratellino più piccolo Martina ha smesso di parlare e questo la rende oggetto di scherno da parte dei coetanei. Tuttavia, il suo sguardo sul mondo che la circonda è molto profondo.

La II Guerra Mondiale arriva anche sulle sue colline ricoperte di neve, con la presenza sempre più invadente di soldati tedeschi e squadre di partigiani. Lena, la madre della bambina, resta nuovamente incinta e Martina segue con attenzione i nove mesi della gestazione, mentre le complesse vicende della guerra si intersecano con la quotidianità della vita contadina.

Il fratellino di Martina nasce in casa a fine settembre del 1944 .

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Allo spuntare del giorno, le SS arrivano sulle colline bolognesi mettendo in atto un feroce rastrellamento, che verrà ricordato come “ La strage di Marzabotto: vecchi, donne e bambini vengono trucidati. Martina, che era riuscita a fuggire, viene scoperta e rinchiusa nella piccola chiesa di Cerpiano insieme a decine di altre persone. Dopo aver chiuso le porte, attraverso le finestre, i soldati lanciano all’interno delle granate che fanno strage. La bambina resta miracolosamente illesa e torna a casa, trovando solo stanze vuote e silenzio: prende la cesta con il fratellino occupandosene e riacquistando l’uso della parola. E’ lui l’uomo che verrà, metafora della speranza e del futuro.

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Per chi si stesse chiedendo l’attinenza di questa storia con gli eventi attuali, durante una partita di seconda categoria del girone I tra la quadra del Marzabotto e il Futa 65, un giocatore ospite, dopo la realizzazione del secondo gol, che gli ha regalato la vittoria, correndo verso la tribuna ed eseguendo più volte il saluto romano, si è sfilato la divisa e ha esibito platealmente e provocatoriamente una maglietta con un ben noto simbolo fascista .

Immediatamente sono giunte le scuse del giocatore. «A seguito degli avvenimenti di cui mi sono reso protagonista durante la partita di calcio Marzabotto-Futa 65, sono qui ad esporre il mio più totale e sincero pentimento – si legge sulla pagina Facebook del Futa 65 – Sono consapevole di aver recato offesa non solo alle associazioni partigiane e antifasciste, ma a tutta la comunità di Marzabotto. Ho agito con leggerezza senza pensare alle conseguenze che questo mio gesto avrebbe scaturito tanto a livello personale quanto comunitario».

«Ho lasciato passare un terribile messaggio di cui, ribadisco, sono totalmente pentito e dispiaciuto – prosegue il calciatore – So che nessuna mia parola potrà cancellare né il mio sconsiderato gesto né il dolore che esso ha causato. Ma era mio dovere morale scusarmi. Dichiaro inoltre – conclude – che la società Futa 65 e i miei compagni di squadra sono stati da me tenuti all’oscuro della maglia incriminata che portavo sotto quella da gioco e delle mie intenzioni di mostrarla..fino a fatto compiuto!».

cms_7723/5p.jpg«Si è trattato di un atto intollerabile per questa comunità, che tanto ha sofferto a causa del nazifascismo – ha affermato il sindaco di Marzabotto, Romano Franchi – un atto premeditato che non può essere giustificato per alcuna ragione. Lo sport, soprattutto a livello locale, deve essere strumento di crescita umana ed educazione civica, non deve copiare i peggiori esempi che accadono negli stadi a livello nazionale. E’ una questione di rispetto per la memoria di chi ha dato la propria vita per la libertà e la democrazia».

L’uomo che verrà voleva rappresentare la speranza e il rinnovamento: alla luce di quanto continua ad accadere, non soltanto negli stadi, la strada da percorrere risulta essere ancora in salita. L’uomo che verrà, fino a che resterà isolato, sarà solo una piccola goccia nell’immensità dell’oceano.

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15 Novembre 2017