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L’UTOPIA

Noi moderni saremmo portati a pensare che la parola Utopia sia stata coniata da Thomas More, dal momento che il vocabolario dei popoli antichi ne è sprovvisto; in realtà laquestione è più complessa: infatti, seppur il termine‘Utopia’ non sia presente in nessun testo dell’antichità classica, possiamo ritrovarne il concetto espressonei testi dei filosofi e dei drammaturghi greci.

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Uno dei tanti intellettuali ateniesi che concentrò la propria riflessione attorno a questo temafu Aristofane, il commediografo ateniese scrisse numerose opere utopiche, come ad esempio gli Acarnesi. Il protagonista, Diceopoli, festeggia in modo spropositatoper la tregua privata da lui sottoscritta con gli Spartani [nel corso della guerra del Peloponneso].

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A Diceopoli non importa del proprio popolo, caduto in miseria per via della guerra contro Sparta, non tenta di giungere ad una soluzione di pace comunitaria, che possa quindi giovare alla collettività, prendendo una decisione esclusivamente fondata su motivazioni private. Pensare che si possa aderire ad un trattato di pace non curandosi di quelle che sono le volontà del proprio popolo e delle conseguenze che questa scelta avrà sulla collettività costituisce un’utopia che, per quanto alimentata da buone intenzioni e convinta di agire nell’ interesse del bene pubblico rischia di trasformarsi nel suo contrario.

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Come afferma, infatti, Michele Napolitano nel suo libro “Utopia” “la soluzione escogitata da Diceopoli non consiste in un reale riequilibrio delle due sfere in gioco, ma nella sostituzione, tanto integrale quanto artificiosa, di una categoria di giustizia fondata in modo esclusivo sull’interesse individuale alla categoria di giustizia collettiva e pubblica della quale la commedia sembrava voler individuare i limiti e mettere in crisi i presupposti.”

La soluzione dei conflitti si dimostra quindi sempre una questione estremamente problematica e di non facile soluzione: atale proposito, si potrebbe fare un parallelismo tra gli Acarnesi e l’attualità facendo riferimento alconflitto tra Russia e Ucraina. Il presidente ucraino è costretto a proseguire il conflitto poiché dall’altra parte non vi è la volontà di intraprendere alcuna forma di negoziatoe trovare, come già affermato dall’autore del libro, una soluzione di pace condivisa. Per i popoli di entrambi i paesi non c’è alternativa alla guerra a prescindere dalle proprie convinzioni personali o dal proprio personale interesse; resta drammaticamente valida, quindi, l’affermazione dello scrittore Michele Napolitano secondo cui“L’individuo, d’altronde, ha i suoi diritti, che la città non tiene a sufficienza in conto, e anzi calpesta: vorrebbe la pace, è costretto alla guerra”.

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(*) Articolo selezionato dalla docente prof. L. Surace, del Liceo classico Leonardo Da Vinci di Terracina (LT), nell’ambito del progetto Heméras per la ’Giornata mondiale della lingua e della cultura ellenica’ sponsorizzato da InternationalWebPost

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Data:

18 Febbraio 2023