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Malato di Sla scrive al Papa: “A volte andarsene è l’unica scelta”

Malato di Sla scrive al Papa: “A volte andarsene è l’unica scelta”

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“Scrivo a Papa Francesco delle conseguenze della sofferenza perché la conosco molto da vicino, nella mia esperienza personale e in quella dei tanti disabili gravissimi che ho assistito negli anni”. Malato di Sla da quando aveva 14 anni, Gianfranco Bastianello, 63 anni, cattolico praticante, da sempre in prima linea nella difesa delle fasce più fragili della società, da circa 10 anni è in carrozzina ma non ha mai perso la sua determinazione e carica emotiva lavorando nel turismo per 42 anni.

“Conosco il decorso delle malattie irreversibili, ho esperienza diretta delle loro conseguenze e della sofferenza che provocano – spiega oggi a ’La Nuova Venezia’ – non si tratta di depressione o di decisioni prese alla leggera. Alcune volte andarsene è l’unica scelta sensata, per non protrarre una sofferenza che grava da troppo tempo sulle persone che ti circondano. Solo chi ha provato l’impotenza assoluta protratta per anni di certe condizioni di vita può capire quanto mettono alla prova la persona che è affetta da queste malattie. C’è un motivo perché Dio, di cui siamo immagine e somiglianza, ci ha dato due doni: la vita e il libero arbitrio. Riconoscere la sacralità della prima è anche non disconoscere il diritto di esercitare il secondo in piena coscienza finché è possibile”, conclude.

Sbarco Ocean Viking, fermati due scafisti

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Due presunti scafisti egiziani sono stati fermati a Messina dopo lo sbarco della nave Ocean Viking. I due sono stati incastrati dai video di alcuni telefoni cellulari. La nave Ocean Viking è arrivata a Messina martedì con a bordo 182 migranti. L’imbarcazione, intercettata dai soccorritori in acque internazionali, era sovraffollata e carente di dotazioni di sicurezza, tanto da rendere necessario un intervento immediato a tutela della vita dei migranti, che non erano assolutamente nelle condizioni di poter continuare il viaggio.

Ad attenderli, sulla banchina del molo Norimberga, c’erano, tra gli altri, anche gli investigatori della Squadra Mobile della Questura e del G.I.C.O. della Guardia di Finanza che, congiuntamente, hanno avuto immediate indagini volte all’individuazione di presunti scafisti. In particolare, gli investigatori hanno fin da subito colto gli elementi “degni di approfondimento, grazie anche alle informazioni fornite da alcuni migranti – dicono gli inquirenti – Le versioni di coloro che sono stati ascoltati come testimoni sono risultate convergenti ed attendibili e hanno consentito, fin da subito, di ricostruire quanto avvenuto prima della partenza”.

Difatti, dopo aver pagato una somma di denaro nel paese di origine, i migranti sono stati dapprima trasportati in una località libica all’interno di un capannone dove hanno trascorso alcuni giorni in attesa di intraprendere il viaggio verso l’Italia e, successivamente, sono stati portati in spiaggia dove alcuni uomini armati e travisati li hanno fatti salire su un’imbarcazione in legno. Sempre dalle testimonianze raccolte, supportate da immagini video estrapolate da alcuni cellulari in possesso dei migranti, gli operatori di polizia hanno individuato i due uomini che, alternandosi alla guida, al fine di trarne profitto, avevano condotto il natante.

Questo quadro, ricostruito anche grazie al coordinamento delle indagini operato dalla Procura della Repubblica di Messina, ha permesso di procedere al fermo di indiziato di delitto nei confronti di due egiziani, di 42 e 24 anni. Entrambi sarebbero saliti a bordo dell’imbarcazione senza alcuna costrizione o minaccia e senza aver fatto parte del gruppo di migranti precedentemente detenuti nel luogo di prigionia libico e, pertanto, considerati gravemente indiziati di aver commesso atti diretti a procurare illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato dei cittadini extracomunitari dietro corresponsione di somme di denaro dall’importo variabile, con le aggravanti di aver commesso i fatti in relazione a più di cinque persone, esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità fisica, sottoponendole a trattamento inumano e degradante. Il Sostituto Procuratore della Repubblica competente, immediatamente informato, ha disposto il trasferimento dei due presso la Casa Circondariale di Gazzi, in attesa della convalida. Nel corso della mattinata, il gip ha convalidato per entrambi il fermo e l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere.

Si sente male a scuola, salvato da prof con un massaggio cardiaco

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Si è sentito male a scuola, durante la lezione di educazione fisica, ed è stato soccorso dal professore che gli ha praticato un massaggio cardiaco fino all’arrivo del 118. E’ stato salvato così un ragazzo di 17 anni nell’istituto Pacinotti di Taranto.

“Ha iniziato a correre, dopo 20-30 metri il ragazzo si è accasciato al suolo”, ha raccontato a ’Radio Capital’ Mauro Alessano, professore di Scienze motorie che ha soccorso oggi il ragazzo. “Era incosciente, non aveva battito, ho chiamato il 118 e ho iniziato a massaggiarlo – ha continuato – Quando ti trovi in quelle situazioni, se hai un minimo di competenza, non puoi che dare una mano. Ho sperato che arrivasse qualcuno con più competenze e quando è arrivato il 118 mi sentivo che ce l’avrebbe fatta”.

Mafia “in giacca e cravatta”, decine di arresti a Brescia

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Una maxi operazione, con trentacinque arresti e sequestri per 35 milioni di euro, è in corso da alcune ore in più province d’Italia. La Procura della Repubblica di Brescia, Direzione Distrettuale Antimafia – nell’ambito di una lunga e complessa indagine convenzionalmente denominata ’Leonessa’, condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato, ha accertato l’operatività di una cosca mafiosa di matrice stiddara, con quartier generale a Brescia, che ha pesantemente inquinato diversi settori economici attraverso la commercializzazione di crediti d’imposta fittizi per decine di milioni di euro.

La Stidda, nella sua versione settentrionale “in giacca e cravatta”, pur mantenendo le “antiche” modalità mafiose nell’agire quotidiano si è dimostrata capace di una vera e propria “metamorfosi evolutiva”, sostituendo ai reati tradizionali nuovi business, utilizzando quale anello di congiunzione tra i mafiosi e gli imprenditori i ’colletti bianchi’, i quali individuavano tra i loro clienti (disseminati principalmente tra Piemonte, Lombardia, Toscana, ma anche nel Lazio, Calabria, Sicilia) quelli disponibili al ’risparmio’ facile. L’indagine, che per il suo spessore ha visto il supporto del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dello Scico della Guardia di Finanza e, ha parallelamente disvelato anche numerosi reati tributari e fenomeni corruttivi.

Spedizioni punitive per chi osava contrapporsi al loro potere criminale. I boss della Stidda, finiti in carcere, ricorrevano infatti alla violenza. Raid con l’uso di armi e danneggiamenti seguiti da incendi nei confronti di chi non si sottometteva ai loro ordini. Questo uno dei retroscena del blitz che ha disarticolato la cosca dei Di Giacomo. In carcere sono finiti capi, gregari e sodali che hanno gestito un fiorente traffico di sostanze stupefacenti, hanno infiltrato l’economia legale attraverso imprese di comodo, facendo estorsioni a tappeto, specie con il metodo dell’imposizione dei prodotti delle loro aziende. “La Stidda negli ultimi anni ha imperversato nella cittadina siciliana – spiegano gli investigatori – appropriandosi di parte del territorio con la tipica forza e violenza mafiosa, che da sempre l’ha caratterizzata”.

E non è tutto. Nelle intercettazioni dicevano di avere ’500 leoni’, uomini armati che avrebbero potuto scatenare l’ennesima guerra di mafia. Le indagini hanno quindi consentito di fotografare l’ala violenta del clan, ricostruendo “plurime condotte estorsive” ai danni di commercianti e imprenditori poco propensi a sottomettersi al volere degli stiddari, che hanno trovato il coraggio di denunciare le estorsioni.

DALLA RISTORAZIONE AL SETTORE IMMOBILIARE, COSÌ I BOSS IMPONEVANO IL MONOPOLIO – Una volta scarcerati avevano ripreso in mano le redini del comando. Una fitta rete di contatti con affiliati vecchi e nuovi che aveva consentito ai fratelli Bruno e Giovanni Di Giacomo di conquistare il monopolio dei prodotti per la ristorazione e non solo. Questo uno dei retroscena del blitz antimafia ’Stella Cadente. Le indagini sono scattate nel 2014, proprio dopo il ritorno in libertà dei fratelli Di Giacomo dopo un lungo periodo di detenzione, in cui “sono stati mantenuti in carcere dallo zio Rocco Di Giacomo”, spiegano gli investigatori.

Scarcerati i due fratelli si erano rimessi al lavoro costruendo la doppia anima del clan, militare e imprenditoriale. Un controllo del territorio esclusivo che aveva permesso loro di “penetrare stabilmente nel tessuto economico legale” grazie a imprese mafiose, intestate a prestanome, attive nel settore della distribuzione dei prodotti per la ristorazione e di prodotti alimentari, in quello delle serate in discoteca e nel settore immobiliare. I commercianti gelesi erano così costretti ad acquistare beni, talvolta a prezzi maggiorati e in altre occasioni in quantità maggiori rispetto al loro volere, per il solo fatto che erano commercializzati dal capomafia. Altro settore economico d’interesse degli stiddari era quello della costruzione, ristrutturazione e compravendita immobiliare. Un comparto in cui la Stidda si era inserita attraverso società di comodo, intestate a Alessandro Emanuele Pennata e costituite per ripulire il denaro sporco provento delle attività illecite.

“In 15 anni su Alpi temperature su di 1-2 gradi”

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“Le stazioni meteorologiche posizionate nell’ultimo quindicennio alle quote sommitali del sistema alpino indicano aumenti tra 1 e 2 gradi e la quota dello zero termico medio annuo si è innalzata di circa 30 metri l’anno”. E’ il quadro delineato dal climatologo Massimiliano Fazzini dell’Università di Camerino

Oramai lo zero termico è sopra i 4000 metri e lo è anche nel mese in corso” spiega Fazzini sottolineando che “in un hot spot come quello del bacino mediterraneo- caratterizzato da incremento recente delle temperature di alcuni decimi di grado superiore a quello globale- il sistema microclimatico glaciale e periglaciale risente in maniera amplificata di tale segnale termico”. Fazzini evidenzia che “le stazioni meteorologiche, posizionate nell’ultimo quindicennio alle quote sommitali del sistema alpino, indicano aumenti tra 1 e 2 gradi in questo ristretto lasso di tempo e la quota dello zero termico medio annuo si è mediamente innalzata di circa 30 metri l’anno sino a posizionarsi intorno ai 3400 metri di quota”.

Il climatologo segnala quindi le “ovvie ripercussioni” di questo scenario “sulla evoluzione degli apparati glaciali, in particolare di quelli esposti a solatio o posizionati a quote inferiori ai 3000 metri che stanno rapidamente scomparendo, nonostante un certo generale incremento delle nevicate alle quote corrispondenti”. “Anche gli apparati glaciali più estesi e complessi come quelli presenti nel massiccio del Bianco purtroppo -afferma il climatologo- risentono fortemente di queste condizioni termiche, con altezze dello zero termico che si pongono sovente sopra i 4000 metri anche nel mese in corso”.

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27 Settembre 2019