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Manovra, ok Camera a fiducia

Manovra, ok Camera a fiducia

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Il governo ha ottenuto con 330 voti a favore, 219 contrari e un astenuto la fiducia sull’articolo 1 della manovra. Il presidente di turno Maria Edera Spadoni ha sospeso la seduta fino alle 21 per consentire al Comitato dei nove di esprimere i pareri sugli emendamenti (una quarantina) sugli articoli dal 2 al 19 che costituiscono il testo del provvedimento.

LE NOVITA’ – Nel primo passaggio parlamentare del ddl bilancio sono state apportate piccole modifiche, intorno alle quali si è aperto un dibattito quasi esclusivamente politico. Ultima tra tutte è l’introduzione dell’ecotassa sulle auto inquinanti, che la Lega dice di voler togliere ma che piace tanto al Movimento 5 stelle. Poi c’è stato il caso di Radio radicale, con un emendamento che la commissione Bilancio ha ’dimenticato’ di votare e che è stato inserito quanto il testo era già arrivato in aula.

Proteste hanno accompagnato anche la norma che esclude dalla carta famiglia gli extracomunitari; sulla misura è intervenuto anche il Servizio studi della Camera che ha sollevato dubbi sulla costituzionalità della norma. Delle misure principali, il reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni, si parlerà al Senato.

La maggioranza è ancora al lavoro per trovare un accordo con Bruxelles sulla spesa in deficit, necessaria per finanziare i cavalli di battaglia delle due componenti del governo. Nel frattempo alla Camera è stato possibile inserire solo la misura che prevede l’assunzione di 4.000 unità per i centri per l’impiego (strumento di supporto al reddito di cittadinanza).

INCONTRO CONTE-JUNCKER – Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte “hanno parlato al telefono martedì e hanno concordato di rimanere in contatto. Il dialogo continua e probabilmente ci sarà un incontro” tra i due “la settimana prossima” per parlare della manovra, “ma in questa fase nulla è confermato. Per questo non è nell’agenda del presidente, ma vi informeremo se cambierà qualcosa”. Lo dice Mina Andreeva, vice portavoce capo della Commissione, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

Allo stato, posto che si tenga, non è ancora chiaro quando sarà l’incontro, se martedì o mercoledì, né dove: nel primo caso sarebbe a Strasburgo, come anticipato dal premier in un’intervista all’Adnkronos; nel secondo a Bruxelles, dove giovedì e venerdì si terrà il Consiglio Europeo, il vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue.

Tria resta

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Niente addio, Tria resta. Dopo le voci di dimissioni circolate in seguito all’assenza del titolare di via XX settembre al vertice di giovedì sulla manovra, fonti di Palazzo Chigi riferiscono che “il ministro Tria sta svolgendo il suo lavoro con serietà ed impegno, in piena sintonia con l’azione dell’esecutivo. Tutto il resto – sottolineano – sono fantasiose ricostruzioni destituite di ogni fondamento”. Le stesse fonti assicurano che “in questa delicata fase di dialogo con l’Europa sulla manovra economica, il governo va avanti compatto”. Lo stesso Tria sottolinea che quella delle dimissioni è una “ipotesi che non esiste”. Il ministro dell’Economia nega anche le ricostruzioni di stampa in base alle quali avrebbe inviato un messaggio a Renato Brunetta dicendogli: “Non ne posso più”.

I due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini fanno quadrato attorno al ministro. “Tria deve restare, squadra che vince non si cambia”, dice Di Maio, a Radio 24, smentendo le voci “che attribuiscono ai Cinque Stelle la volontà di far dimettere il ministro dell’Economia”. “La trattativa con la Ue la fanno Conte con Juncker e Tria con i suoi omologhi”, sottolinea poi il vicepremier ribadendo di avere “piena fiducia in tutti e due”. Salvini, parlando con i cronisti di fronte a Montecitorio, a chi gli chiede se con il ministro dell’Economia ci fossero problemi, risponde: “Stiamo lavorando tutti insieme, con Tria non c’è nessun problema, nessuno – precisa – ha mai chiesto le sue dimissioni”.

Berlusconi: “Mattarella consentirebbe governo di centrodestra”. Colle smentisce

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“Sono stato qualche giorno fa dal presidente Mattarella e lui mi ha detto chiaramente che consentirebbe al centrodestra di trovare una maggioranza” alternativa in caso di crisi del governo gialloverde. Ad affermarlo è stato il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi nel suo intervento all’hotel Ergife di Roma a una iniziativa azzurra contro la manovra. La ricostruzione fatta dall’ex premier del recente incontro con il Capo dello Stato è stata però smentita dal Colle. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nei suoi colloqui, a quanto si apprende da fonti del Quirinale, non ha mai espresso – si puntualizza – la sua opinione su scenari politici eventuali.

ATTACCO AI 5S – Dal palco dell’hotel Ergife Berlusconi è tornato a ironizzare sulle capacità governative dei Cinquestelle: “Avevo detto che potevano andare a pulire i cessi. Oggi, vedendoli, ho dubbi che possano saperlo fare…“. Poi ha aggiunto: “Bisogna mandare a casa questo governo di incapaci e dilettanti che non hanno quel minimo di cultura per poter prendere decisioni sulla cosa pubblica”.

MANOVRA – Il presidente di Forza Italia boccia la manovra economica del governo gialloverde. “Sono molto pessimista. Non credo che questa manovra sarà cambiata – ha sottolineato -. Non ho mai visto una legge di Bilancio così, va riempita di contenuti che non ci sono. Noi non voteremo mai la fiducia a questa manovra. Si tratterebbe – ha aggiunto – di un voto sul nulla” . “Così non si può andare avanti – ha continuato -, non ho mai visto una manovra senza contenuti come questa. Siccome non verrà modificata, il 19 dicembre la Commissione Ue deciderà la procedura di infrazione dell’Italia”.

SCOUTING TRA I 5S – Berlusconi ha poi osservato che, in caso di voto anticipato, “la metà dei parlamentari M5S non potrebbe più essere ricandidato per la regola dei due mandati, e la maggior parte sono persone senza arte né parte e andrebbero a casa. Credo che molti di questi parlamentari – ha dichiarato – sarebbero spinti ad entrare in un nuovo gruppo a sostegno di un governo di centrodestra. Vedremo…”.

Renzi spiazza tutti: in corsa alle primarie?

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Matteo Renzi candidato al Congresso del Pd. Un clamoroso tris, dopo le ultime due primarie vinte con percentuali da record e dopo il “non mi occupo del Congresso” assicurato dallo stesso senatore del Pd appena 24 ore fa. Eppure la voce è iniziata a circolare con insistenza tra i parlamentari dem e, tra l’altro, con il passare delle ore non è andata incontro a smentite tra le persone più vicine all’ex premier.

A puntellare il rumors, un sondaggio on line per testare la forza di tre candidati al Congresso: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e…Matteo Renzi. “Gliel’hanno chiesto e non ha detto no“, è la versione che offrono alcuni renziani. Altri assicurano di aver raccolto la confidenza ’choc’ del senatore di Firenze: “E se mi ricandidassi?”. Comunque sia, la notizia è piombata come un macigno tra i renziani impegnati a trovare una soluzione per le primarie dopo l’addio di Marco Minniti.

Anche oggi sono andati avanti i contatti di Luca Lotti, Lorenzo Guerini, Ettore Rosato per trovare un candidato capace di tenere unita l’area. Al momento, le resistenze del presidente del Copasir sarebbero insuperabili. A questo punto, la soluzione potrebbe anche slittare a dopo il week end.

Il sexy-gate infiamma la Camera

Come Montecitorio, anche il suo bagno resiste. Anche libertino oltre che liberty: l’uso ’audace’ che ne sarebbe stato fatto da un deputato leghista e un’onorevole pentastellata, resta infatti argomento al top nei conciliaboli delle pause di lavoro, rimbalzando un po’ ovunque grazie anche ai social. E chi oggi fa il suo ingresso nelle toilette non può fare a meno di pensare ai sospiri che pare abbiano avuto luogo nei suoi vani tra esponenti della maggioranza nel pieno dei lavori sulla manovra di bilancio. Un po’ mistero, un po’ giallo: e anche Montecitorio ha il suo ’water’-gate.

La vita, d’altronde, induce ad una certa indulgenza e ironia, se persino un vice presidente della Camera come Ettore Rosato (Pd), l’altro giorno l’ha presa con filosofia via Twitter: un buon modo per la maggioranza di utilizzare il tempo qui, “ce ne fossero tanti così, farebbero meno guai”. Le discussioni sulla vicenda si propagano inevitabilmente ovunque e a fatica proteggono la privacy degli interessati (qualcuno è stato costretto ad una smentita). Un po’ per la morbosità che sollecita ’a prescindere’, un po’ perché rafforza i pregiudizi anti-casta che persistono attorno alle Camere.

La legislatura del cambiamento magari non inciampa sui soldi ma il sesso resta un punto debole: decrescita sia ma non del tutto infelice. D’altronde, i precedenti militano a favore della concezione della toilette come zona franca, rispetto alla quale fare o dire cose fuori dall’ortodossia istituzionale. Basti pensare al ’caso’ Vladimir Luxuria o alla svastica disegnata su una porta. Risale al 2006 la prima vicenda che fa salire la temperatura nei bagni di Montecitorio: non per una vampata di lussuria ma per un attacco a Luxuria, intesa come Vladimir, deputata Prc e transessuale, da parte di Elisabetta Gardini all’epoca portavoce di Fi.

Vladimir si era recata nella toilette delle donne, e alla deputata forzista la scelta non andò giù: “Questo è il bagno delle donne e tu non ci puoi stare”. Luxuria all’inizio pensò ad uno scherzo e invece era tutto reale. Ne scaturirono persino dibattiti sull’opportunità di installare anche i servizi ’transex’ e il socialista Lucio Barani presentò persino un’interrogazione.

Nel marzo 2017, invece, al centro della scena finirono le tracce di cocaina ritrovate nei bagni di Montecitorio, secondo le rivelazioni del ’Fatto quotidiano’, che riuscì a fare delle rilevazioni sulle mensole, in una giornata di votazioni. In questo, per la verità, i Palazzi non sembrano variare a seconda delle latitudini, se è vero che anche alla Camera dei Comuni e al Bundestag si sono registrati casi analoghi. E’ del 2006 l’inchiesta delle ’Iene’ che riuscì a fare i rilevamenti sugli onorevoli, usando le tracce lasciate sui tamponi del trucco per le interviste in trasmissione. Ne nacque una scia di polemiche che portò anche agli ’onorevoli’ test sui capelli dei parlamentari, a volte esibiti come trofeo nei loro risultati negativi.

La battuta rimasta storica fu quella di Daniele Capezzone: “Se un cane antidroga si presenta a Montecitorio gli va in tilt il naso”. E dire che il suo ex leader, Marco Pannella, fu condannato per aver distribuito hashish alla Camera… Ma i tempi cambiano, o tornano, a seconda delle aspirazioni (qui però la droga non c’entra): sempre nel bagno della Camera, appena otto mesi fa, ha destato scalpore la svastica disegnata su una porta. Prontamente rimossa, ma che on line non conosce diritto d’oblio.

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8 Dicembre 2018