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Manovra, sabato voto di fiducia alla Camera

Manovra, sabato voto di fiducia alla Camera

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Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, ha postoa nome del governo la questione di fiducia alla Camerasulla manovra. Dichiarazioni di voto dalle 17 e votazioni nominale a partire dalle 18 e 30 di sabato. E’ quanto ha stabilito la capigruppo della Camera sul voto di fiducia sulla manovra. Dopo la fiducia, l’aula di Montecitorio continuerà le votazioni fino alle 24 per esaminare i 244 ordini del giorno presentati sul testo. La seduta riprenderà dalle 9 di domenica 30 dicembre, quando ci sarà anche il voto finale sul provvedimento.

Insulti, pugni e sputi: quando il Parlamento diventa un ring

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Le sedute invernali in Parlamento sono facili a surriscaldarsi. Quella di oggi, con la tensione culminata con il lancio di un testo della manovra contro un sottosegretario da parte dell’altrimenti pacato Emanuele Fiano (Pd), è solo l’ultimo episodio. La legge di bilancio, atto politico per eccellenza, è da sempre nel mirino delle opposizioni.

Nel dicembre 2014, per esempio, diversi neo deputati M5S furono espulsi dalla presidente Boldrini per aver occupato i banchi del governo, dopo il contingentamento dei tempi di discussione. A inaugurare quell’anno particolarmente ’fisico’ era stato il centrodestra, in particolare Fdi, che con Fabio Rampelli occupò i banchi del governo inalberando lo striscione “Corrotti”, a favore di telecamere in diretta per il dibattito sul decreto Imu-Bankitalia.

Nemmeno palazzo Madama è immune dalle tensioni, come ben sa Laura Bianconi (Ncd) che dovette girare per un po’ con un tutore al braccio a seguito di un parapiglia in aula dell’agosto 2014, del quale fece le spese durante l’esame del ddl riforme che portava il nome di Maria Elena Boschi. Memorabile la tensione del 28 aprile 2015, per la fiducia posta dall’esecutivo Renzi sull’Italicum, tra urla convergenti anti-governative all’insegna di “fascisti” e “vergogna”, da M5S e destra.

Ben peggio era andata a Nuccio Cusumano (Udeur) qualche anno prima, nel gennaio 2008: avendo cambiando idea rispetto alla linea del partito, decise di votare dire sì alla fiducia a Romano Prodi. Ne nacque uno scontro con vari compagni di partito, e gli arrivò persino uno sputo da Tommaso Barbato. Dovette lascare l’aula in barella. La madre di tutte le bagarre, però, in tempi relativamente recenti, si ha all’epoca di Mani pulite: era il 16 marzo 1993 quando il leghista Luca Leoni Orsenigo in un dibattito sulla questione morale agitò il famoso cappio in aula.

Solo uno sbarramento fisico imponente di diversi commessi riuscì a impedire che alcuni deputati avversari si avventassero contro l’esponente del Carroccio. Le cronache registrano anche un episodio meno in linea con la qualifica di ’ministro dell’Armonia’ che Giuseppe Tatarella si sarebbe guadagnato solo in seguito: nel 1991 il deputato missino perse la sua bonomia e strappo’ i fogli dalle mani del deputato Svp Benedikter durante la discussione del pacchetto per l’Alto Adige.

Del 20 ottobre 1994, però, è il primo scontro in aula della seconda Repubblica: Tatarella era ormai vice premier del primo governo Berlusconi, ma i deputati An-Msi erano, ancora, più missini che aennini (Fiuggi ci sarebbe stata nel gennaio successivo) e Francesco Storace passò alle vie di fatto contro il verde Mauro Paissan, che aveva accusato il Polo delle libertà e del buon governo di essere popolato da “tangentisti del diritto dell’informazione”. Storace avrebbe poi accusato l’altro di averlo “graffiato con le sue unghie laccate”.

Andando indietro agli albori della Prima Repubblica, poi, resta storico l’episodio del 18 marzo 1949: a Montecitorio è appena passata l’adesione dell’Italia alla Nato e Giancarlo Pajetta, del Pci, si lancia contro un avversario, dando vita alla prima rissa repubblicana, con tanto di lancio di cassetti.

Il primo aprile del 1952, poi, gli annali segnalano che il deputato Dc Albino Stella, coltivatore diretto, si getta contro il monarchico popolare Ettore Viola, agricoltore, colpendolo con un pugno. Ma a fine marzo marzo 1953 è la “legge truffa” a scatenare gli istinti bellicosi collettivi, stavolta a palazzo Madama. Dopo il voto, esplode la rissa con il ministro Randolfo Pacciardi che resta ferito.

Anche i non-violenti radicali hanno la loro eccezione che conferma la regola: nel dicembre 1981, nel corso del dibattito sullo scioglimento delle associazioni segrete a seguito dello scandalo P2, si registra prima un attacco solo verbale di Tessari contro un questore del Pci.Poi, nella bagarre che ne segue, Roberto Cicciomessere si lancia all’assalto dei banchi del governo e, cadendo, avrebbe rischiato guai peggiori se i commessi non fossero riusciti a fare muro e a respingere i deputati del Pci pronti a avventarsi su di lui.

Salvini: “Siamo all’avvio di un percorso di 5 anni”
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“Sono solo sei mesi, siamo all’inizio di un percorso su cinque anni…”. E’ quanto ha detto il vicepremier Matteo Salvini in una festa della Lega ad Albino nel bergamasco. Il ministro dell’Interno ha rivendicato che nella manovra ci sono 400 milioni che sono stati spostati per l’assunzione di vigili del fuoco, poliziotti nel 2019: “Così, invece di centomila immigrati avremo 8000 poliziotti. E’ un bel passo in avanti”. Tocca, poi, il tema delle regionali. “Tra gennaio e febbraio si vota per Abruzzo e Sardegna: in entrambe le regioni governa la sinistra. Ebbene, faccio un pronostico: sia in Abruzzo, sia in Sardegna andremo al governo noi…”. “Sono orgoglioso di aver scelto il governo”, aggiunge, “quando i sondaggi egoisticamente mi avrebbero consigliato di andare a votare”. “In Di Maio, che non conoscevo, ho trovato una persona seria. Certo, bisogna ancora trovare un accorso sulla gestione dei rifiuti e sulle grandi opere, che per noi vanno fatte. Ma tra persone di buon senso l’accordo si trova” conclude, aggiungendo una battuta. “Se l’unico problema è pane e Nutella, abbiamo vita lunga. E a Renzi e Gentiloni ne mando un quintale così si fanno la vita più dolce”.

Reddito e quota 100, decreto a inizio 2019
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Mentre la manovra è alla Camera per il via libera definitivo, si attendono per l’inizio del 2019 i decreti per l’attuazione delle misure che stanno più a cuore al governo giallo-verde. Il decreto legge per il reddito di cittadinanza arriverà all’inizio del nuovo anno. Anche per ’quota 100’ il provvedimento è atteso nello stesso periodo. A confermarlo è stato ieri il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in audizione nella commissione Bilancio della Camera.

REDDITO DI CITTADINANZA – Il reddito di cittadinanza partirà ’’il primo aprile, o a fine marzo’’. ’’Restano inalterati la platea dei potenziali beneficiari e la quantità massima del sostegno erogato’’, ha spiegato il ministro. Lo stanziamento ’’è stato rivisto a 7,1 miliardi’’, rispetto a quanto prospettato all’atto della presentazione della manovra, ’’ma senza modificare minimamente la portata’’, ha assicurato.

QUOTA 100 – Per quanto riguarda le pensioni, Tria ha dichiarato che ’’si confermano l’impianto e l’impatto della riforma’’ che introduce ’quota 100’. ’’I dettagli ordinamentali verranno stabiliti con un apposito collegato alla manovra’’ che sarà ’’emanato all’inizio del nuovo anno’’, ha aggiunto. ’’Si potrà andare in pensione con 62 anni e 38 di contributi, senza alcuna riduzione assegno pensionistico’’, ha detto Tria. Il valore della pensione, che dipende dai contributi versati, resta infatti invariato. ’’Il riconoscimento di un assegno inferiore’’ è legato, invece, al sistema retributivo. Inoltre ’’se è vero che uscendo prima dal lavoro si incassa un assegno più basso, non si può non considerare che sarà incassato per un tempo più lungo’’. Quanto alla dotazione, che è stata rivista a 3,9 miliardi, il ministro ha assicurato che la riduzione ’’non incide sulla portata della misura’’.

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29 Dicembre 2018