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Manovra, Salvini all’Ue: “Tiriamo dritto”

Manovra, Salvini all’Ue: “Tiriamo dritto”

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“Lavoriamo a una manovra che garantisca più posti di lavoro, più diritto alla pensione e meno tasse, non per tutti ma per tanti. Se all’Europa va bene siam contenti, se all’Europa non va bene tiriamo dritto lo stesso“. Così Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, arrivando a Palazzo Chigi per il vertice – prima del Cdm – con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’altro vicepremier Luigi Di Maio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, sulla lettera da inviare a Bruxelles per rispondere ai rilievi della Commissione europea sulla manovra economica.

Presente al tavolo del confronto, a quanto si apprende, anche il ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro.

In Commissione al Senato la maggioranza battuta su condono Ischia

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La maggioranza va sotto sul condono per Ischia in Commissione al Senato. Battuta per 23 voti a 22 sul decreto emergenze. E’ stato approvato l’emendamento all’articolo 25 che disciplina le pratiche di condono edilizio a Ischia. Secondo quanto si apprende, sarebbe risultato decisivo il voto del senatore 5 Stelle Gregorio De Falco: “L’emendamento in questione – spiega all’AdnKronos l’ex capitano di fregata – è stato presentato da Papatheu di Forza Italia ed era analogo a quello che avevo presentato io”. Alla domanda se abbia votato con le opposizioni, De Falco si trincera dietro un no comment.

IRA 5S – Intanto l’ira dei vertici M5S si abbatte su di lui, sotto accusa per aver votato con le opposizioni l’emendamento al dl Genova che modifica le norme sul condono edilizio per Ischia su cui il governo aveva dato parere contrario. Mandando giù l’esecutivo. Trapela rabbia: “Il punto – dicono all’AdnKronos – è che sono uscite le rendicontazioni e De Falco non vuole restituire. Vuole farsi cacciare. Questo è il punto”, l’accusa che trapela dai vertici grillini.

NUGNES – Ma “quando uno vota con Forza Italia ha segnato il suo cammino. Prima, però, dovrà restituire i soldi agli alluvionati” è il diktat che lascia intendere che per De Falco l’espulsione sia ormai dietro l’angolo. Non solo. Nel mirino dei vertici finisce anche Paola Nugnes e gli altri ’ribelli’ accusati di “remare contro”. A quanto apprende l’AdnKronos, nel Movimento si sta addirittura verificando se il regolamento del Senato consenta di spostarli in Commissioni parlamentari meno decisive. Quanto al dl Genova, “si va avanti e domani in Aula si porta a casa”, dicono gli stessi vertici M5S.

FUORI – E così, a quanto riferiscono i vertici M5S all’AdnKronos, i senatori De Falco e Nugnes vanno subito fuori dal gruppo M5S al Senato: sarà il capogruppo Stefano Patuanelli a commutare la sanzione ai due ribelli. Per Nugnes si profila la sospensione, per De Falco l’espulsione dal Movimento. Ma entrambe le sanzioni comporterebbero l’immediata l’uscita dal gruppo al Senato, con probabile passaggio al misto. Solo in un secondo momento arriveranno le sanzioni decise dal collegio dei probiviri, che riguarderanno non solo Nugnes e De Falco ma anche, stavolta per il ’dossier dl Sicurezza’, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura.

“Il Governo è stato battuto sul condono edilizio. Voglio dire pubblicamente grazie ai senatori Cinque Stelle che hanno avuto il coraggio di votare contro questa schifezza” scrive intanto su Twitter l’ex premier Matteo Renzi, senatore del Partito democratico. E, ancora via tweet, il segretario del Psi Riccardo Nencini, al termine dei lavori, afferma: “Governo in minoranza” sul condono di Ischia. “Battaglia vinta dall’opposizione’’.

AAA cercasi candidata al Pd

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Nicola Zingaretti, Marco Minniti, Maurizio Martina. E poi Matteo Richetti, Francesco Boccia, Cesare Damiano, Dario Corallo. La ’griglia’ delle candidature al Congresso Pd si va delineando in modo ufficiale. Uno dei nodi di queste ore è legato all’assenza di una candidatura femminile. Al momento, infatti, il ’parterre’ è tutto al maschile. Ha detto ’no, grazie’ Elisabetta Gualmini, già nel totocandidati, annunciando il suo appoggio a Zingaretti. A rimediare potrebbe essere l’area dei Giovani Turchi che starebbe valutando l’appoggio a Martina ma, anche in attesa del via libera del diretto interessato, valuta anche la possibilità di schierare una propria candidata: Valeria Valente, Chiara Gribaudo, Giuditta Pini tra i nomi che circolano.

Sulle candidature al Congresso, insomma, non tutti i pezzi del puzzle sono ancora sul tavolo, ma ancora per poco. Minniti, per esempio, sarebbe ormai a un passo dall’annuncio del suo sì alle primarie. “Al massimo entro 48 ore si saprà”, fanno sapere i renziani, principali sponsor dell’ex ministro. Salvo novità, la decisione potrebbe essere pubblica già domani in un’intervista a un quotidiano. Minniti poi venerdì sarà a Firenze per presentare il suo libro con Matteo Renzi. Martina resta ancora in ’stand by’ ma ormai sarebbe sempre più convinto della sua candidatura. Però, il suo annuncio potrebbe arrivare dopo l’Assemblea di sabato prossimo, dove il segretario uscente dovrà parlare. Al primo punto dell’Odg si legge “dimissioni del segretario nazionale”. Zingaretti, da parte sua, è da tempo in campo e continua ad andare in giro con ’Piazza Grande’: Abruzzo e Modena le prossime tappe, mentre venerdì mattina incontrerà la stampa estera a Roma.

“Sono settimane che mi offrono di tutto” ha intanto fatto sapere Matteo Richetti smentendo con forza un ritiro della sua candidatura (“andiamo avanti fino in fondo, per cambiare questo partito e l’Italia”). Con l’approssimarsi dell’Assemblea, intanto, si stanno compattando i vari schieramenti. Paolo Gentiloni, in tv da Fabio Fazio, ha ’endorsato’ Zingaretti. Come ha fatto AreaDem che, in una riunione al Senato con Dario Franceschini e Piero Fassino, ha formalizzato l’appoggio al governatore del Lazio. “Attorno a lui riteniamo che si possa costruire una nuova fase non solo della vita del Pd”, ha spiegato la coordinatrice Marina Sereni.

Continua, però, a mancare la data in cui verranno convocate le primarie. Sabato l’Assemblea dovrebbe convocare ’in parallelo’ la Direzione, in modo da dare il via alla Commissione congresso e tagliare i tempi. Le date in ballo per i gazebo restano sempre quelle di fine febbraio, 17 e 24. Oppure il 3 marzo.

Ribaltone Tim: via l’ad Amos Genish

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Cambio ai vertici di Tim. Il consiglio di amministrazione della società, nel corso di un cda straordinario, “ha revocato con decisione assunta a maggioranza e con effetto immediato – si legge in una nota – tutte le deleghe conferite al consigliere Amos Genish e ha dato mandato al Presidente di finalizzare ulteriori adempimenti in relazione al rapporto di lavoro in essere con lo stesso”. La sfiducia che ha portato alla revoca delle deleghe all’ad, a quanto apprende l’Adnkronos, è giunta dai consiglieri espressione del fondo Elliott mentre quelli in quota Vivendi hanno confermato il sostegno al manager.

“È stata una mossa molto cinica e volutamente pianificata in segreto, per creare la massima destabilizzazione e influenzare i risultati di Tim”, dichiara un portavoce di Vivendi, azionista del gruppo telefonico al 24%, criticando la decisione presa in cda “mentre il ceo stava negoziando a nome di Tim e portando avanti i suoi doveri dall’altra parte del mondo”. “Denunciamo -aggiunge – la destabilizzazione di questa decisione e il metodo vergognoso“.

Fonti vicine a Elliott sottolineano: ’’Genish ha avuto l’opportunità di creare valore e Elliott lo ha supportato. Nella realtà non sono stati fatti reali progressi e, al contrario, ha dimostrato di rappresentare un impedimento per la creazione di valore”. Durante il mandato di Genish “il rendimento per gli azionisti – precisano – è stato pari a -33.5%. Per questa ragione il consiglio ha deciso di lasciarlo andare”. “Genish ha fatto parte dello screditato regime di Vivendi e sebbene non fossimo stati preventivamente informati di questa decisione del consiglio, sosteniamo la revoca. Il Consiglio di amministrazione – proseguono le stesse fonti – ha ora l’opportunità di fare la cosa giusta e di agire nel migliore interesse di tutti gli stakeholder, adottando le proposte del piano di Elliott per la creazione di valore”.

Le deleghe revocate “sono state provvisoriamente assegnate – spiega il gruppo – al presidente del consiglio di amministrazione” Fulvio Conti, “in conformità al piano di successione degli amministratori esecutivi adottato da Tim. “Il presidente del comitato nomine e remunerazione ha provveduto alla convocazione dello stesso comitato per gli adempimenti di sua competenza relativamente alla individuazione del nuovo amministratore delegato”, si legge nel comunicato.

Tim riferisce che “è stata convocata una nuova riunione del consiglio di amministrazione per il giorno 18 novembre 2018 al fine di provvedere alla nomina di un nuovo amministratore delegato“. “Il consiglio di amministrazione ringrazia Amos Genish per il lavoro svolto nell’interesse della società e di tutti i suoi stakeholders in questi quattordici mesi di intensa attività”, di legge nella nota.

Tim sottolinea poi che “la necessità di procedere” alle recenti svalutazioni “non è dovuta a una disorganizzazione della società o al fallimento della nuova governance, come insinuato da Vivendi, ma all’implementazione da parte di Amos Genish (designato dal socio Vivendi) di scelte industriali riconducibili allo stesso socio Vivendi“. “L’amministratore delegato Amos Genish ha svolto il suo lavoro – si evidenzia – in continuità rispetto al passato, perseguendo, senza raggiungerli, gli obiettivi indicati nel piano industriale da lui stesso predisposto in coordinamento con il socio Vivendi, con il conseguente obbligo per l’attuale Cda di procedere alle svalutazioni riportate nel resoconto intermedio di gestione al 30 settembre 2018”.

Inoltre, “quanto alla dichiarazione di Vivendi di ’deplorare’ la decisione di non convocare l’assemblea dei soci per procedere al rinnovo dei revisori, si precisa che trattasi di dichiarazione non veritiera (non avendo ancora il Cda assunto una decisione a tale riguardo) e fuorviante (attesa l’inesistenza di alcuna norma che imponga la nomina dei revisori in data anteriore all’assemblea che sarà convocata per l’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2018)”.

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13 Novembre 2018