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Marchini al centro. Ma dove va il Movimento?

Che Roma avrebbe impresso un nuovo assetto allo scenario politico nazionale, lo si era detto da tempo. Nonostante i toni ancora troppo bassi della campagna elettorale, inizia a comporsi all’orizzonte una prospettiva sempre meno evanescente del prossimo futuro. Raggi è in testa, ma il suo consenso sembra essere messo a repentaglio dall’incredibile rimonta marchiniana. Sarà forse colpa di quelle strane dichiarazioni sulle rotazioni nella Pubblica Amministrazione, che non piacciono ai dipendenti sul cui appoggio ha sempre creduto di poter contare? O sulla proposta della funivia quale alternativa al trasporto sotterraneo?

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Eppure l’idea non è poi così balzana se si considera che in diverse capitali europee tale mezzo di trasporto viene utilizzato con successo da tempo. È forse però l’inesperienza ad aver tratto in fallo la grillina, essendo il progetto di quelli non annoverabili tra le proposte della prima ora. Se l’avesse tirato fuori tra qualche tempo, magari dopo aver messo in atto, da sindaco, qualche strategia di recupero crediti, non sarebbe stato così criticato.

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Ma la politica si sa è così e le campagne servono ai candidati per farsi conoscere, soprattutto se prima non erano poi così noti. E se Virginia ha dalla sua il fatto di essere il nuovo che avanza, Alfio rivendica l’esperienza. Giorgia Meloni conduce una guerra per dimostrare a Salvini che a Roma c’è chi la ama, mentre Bobogiac con la sua simpatica calma, preferisce non toccare argomenti scottanti per evitare l’effetto boomerang.

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Ma se Marchini è l’uomo di mezzo intercettato dal centro destra per provare a vincere, pescando anche a sinistra, il Movimento dove va…? Virginia Raggi non ha mai nascosto di aver sempre votato a sinistra. E non è un mistero che, qualora dovesse andare – com’è certo – al ballottaggio sarebbe appoggiata da Stefano Fassina.

Se i grillini conquistassero Roma, la strada verso il Governo sarebbe sicuramente in discesa. Lasciando da parte le idee “complottiste” della senatrice Taverna, il nuovo modello Roma riscuoterebbe, sulla scia dell’entusiasmo e delle prime azioni interventiste, un buon consenso prima delle elezioni politiche. Ciò a patto che il Movimento si mostri coeso fino al 2018. Preconizzando il prossimo futuro, lo scenario politico sarebbe diviso in tre aree: un centro, occupato da una spaziosa coalizione, una destra e una sinistra.

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E se il centro è al suo primo test di consensi, le altre forze si trovano a dover consolidare la propria posizione, facendo molta attenzione alle sfumature. Nulla di deciso ancora. Marchini è in bilico tra una futura possibile coalizione centrista e un leggero viraggio a destra. D’altronde, che se ne dica dica, è di fatto il candidato di Berlusconi. E se vincesse, l’ex Cavaliere riconquisterebbe buona parte della scena, potendo permettersi di scegliere con maggiore serenità una sua opportuna collocazione.

cms_3901/foto_6.jpgIl Movimento è un grosso contenitore che costringe alla convivenza animi diversi. Se in una prima fase l’impeto fa da collante, man mano che l’entità si cristallizza le divergenze vengono fuori. In un partito a modello verticale penserebbe il leader a sublimarle. In uno a modello orizzontale, a meno che non prevalga la maturità, il rischio di una spaccatura incombe. La verità è che di un capo, che sia ben individuabile e di riferimento, qualsiasi struttura ha bisogno.È la leadership a stabilire la mission e a delineare il percorso da seguire, soprattutto in fase di start up, nella quale la creatura grillina ancora si situa.Ciò a cui stiamo assistendo a Roma, non è che una prova tecnica, forse il più interessante esperimento politico degli ultimi tempi.

Se da un lato si testerà la forza di un nuovo paradigma, dall’altro si sperimenterà l’appeal di un’aggregazione a vocazione industriale con solidi valori religiosi.

Movimento Cinque Stelle contro costituendo Partito della Nazione.

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E se in un ipotetico, nemmeno tanto, ballottaggio tra i due, la Raggi dalla sua avrebbe solo Fassina in aggiunta ai già noti elettori, Marchini conterebbe sull’appoggio, oltre che di Salvini, di una buona parte del PD. Chi dei due vincerà guadagnerà terreno nella corsa al Governo. È per questo, senza nulla togliere agli altri aspiranti sindaci, che i riflettori sono puntati sin d’ora su questi due candidati. A sfidarsi in campo sono dunque il coraggio di voltare pagina, nella consapevolezza che ogni cambiamento per essere attuato deve necessariamente passare per una preventiva distruzione, contro la prudenza di restare ancorati a un modello che, per quanto criticato, garantisce continuità, al riparo di grossi stravolgimenti.

Ai Romani l’ultima parola

Data:

7 Maggio 2016