Traduci

MARCO FERRADINI

Se scrivo la parola “Teorema”, alcune generazioni non pensano alla geometria ma alla canzone di Marco Ferradini.

Ci tiene sempre a ricordare che l’ha scritta con Herbert Pagani, ma al successo l’ha portata lui e in seguito è stata interpretata da molti altri cantanti famosi.

Ho trascorso due giorni con Marco e ho ricevuto varie lezioni: la pazienza, l’ironia, la semplicità….

Vi riferisco qualche briciola delle nostre conversazioni.

  • Un autore, o cantautore come nel tuo caso, scrive su tanti argomenti, su momenti vissuti, emozioni provate, fantasie…. Ma c’è un tema sul quale non hai scritto, magari perché hai trovato difficoltà a esprimerti e a trattarlo?

Si scrive su cose che ti vengono spontanee, che fluiscono istintivamente, magari c’è un incipit e da quello sgorgano parole… e ci sono cose sulle quali non riesci a scrivere, o si rischia di cadere nella banalità, per esempio sulla guerra.

Non ho saputo scrivere sulla guerra, su questo prodotto della barbarie e della stupidità umana.

Io mi attengo a scrivere sui sentimenti che provo direttamente.

  • C’è un testo, una canzone composti da altri e che tu avresti voluto scrivere?

Tanti, tanti. “Anna e Marco” di Lucio Dalla; “I migliori anni della nostra vita” che considero un capolavoro; “Aria di neve” di Sergio Endrigo…

I cantautori della mia epoca sono stati fantastici, hanno rotto un velo cominciando a parlare di se stessi, del minimalismo della propria vita… e questo fatto mi ha coinvolto subito, mi sono sentito in sintonia con questo tipo di scrittura.

Mi piace parlare delle piccole cose che ti succedono, della quotidianità, che poi sono le cose importanti realmente nella vita.

  • Che cosa ti ha deluso di questo mestiere rispetto a quello che pensavi che fosse?

Io sono un eterno ottimista e vedo sempre il bicchiere pieno; mi aspetto sempre delle cose migliori di quelle che poi in realtà sono. La verità è che, se non sei così, se non sei bambino, se non giochi, ti costringi ad una vita incolore.

Io non voglio farmi prendere da questo elemento negativo.

Quando perdi questa prospettiva, perdi anche la ragione di darti da fare, di vivere, di godere delle cose…

E poi bisogna sapere anche accontentarsi.

  • Cosa mi dici di quel momento magico in cui saltò fuori quel brano che ti ha identificato per l’intera vita?

Quando ho cominciato ad avere un significativo riconoscimento pubblico, era il periodo della contestazione e non si poteva scrivere di sentimenti perché eri bollato come qualunquista, provincialotto, sciocco.

Questa cosa non mi piaceva, la consideravo una limitazione in tutti i sensi, mi dava molto fastidio.  Io ho avuto il coraggio di rompere questo schema e quando ho scritto “Teorema” era più forte la voglia di comunicare ciò che volevo che la paura di essere giudicato.

Io e Herbert abbiamo parlato dei sentimenti di noi uomini, della nostra fragilità: una discontinuità rispetto all’abitudine di farci passare come conquistatori, vincitori.

Pubblicai un Qdisc con 4 brani, collegati uno all’altro, che trattavano questo argomento, seguendo un percorso.

Le parole hanno già un valore in sé, ma se ci metti sotto una musica, amplificano il loro effetto e quel brano fu un mix riuscito di questi due elementi.

  • Qual è la fase del tuo lavoro che ti piace di più?

La creazione e la prima incisione del brano. Quando senti che hai lavorato su una canzone e arriva il momento che dici “c’è!”.

Quando percepisci l’unicità di quel momento. Il più bello che ci sia.

Poi entri in sala di registrazione e lei prende corpo; ti senti come in un’acqua calda che ti avvolge e ti lascia esprimere tutto te stesso.

  • Hai avuto dei personaggi della musica italiana o straniera che sono stati dei riferimenti per te e ti hanno spinto a intraprendere questo percorso?

Tanti. Eagles, James Taylor, Jackson Browne, Bob Dylan…. Il concetto di cantautore arrivò dall’America… Personaggi che mi provocavano delle scintille e mi facevano capire che anche io potevo esprimermi in quel modo, trovare il mio modo per raccontarmi con la mia chitarra, la mia voce e le mie parole.

  • Tua figlia Marta Charlotte ha intrapreso la tua stessa strada, cosa diresti a lei e ai giovani che hanno lo stesso sogno nel mondo di oggi?

Innanzitutto bisogna vedere se io sono in grando di capire quel che sta succedendo oggi.  Posso solo dire la mia verità.

Una volta c’era uno spirito di competizione tra gli artisti verso il bello, perché pensavamo che ci fosse… una prospettiva solare, che la vita si muovesse verso il meglio.

Purtroppo non è stato così e la musica rispecchia sempre una condizione umana.

I giovani oggi non li capisco, non mi sembrano mossi dagli stessi stimoli.

Anzi vedo l’opposto della bellezza: disgregazione, nichilismo, il lasciarsi andare… una materialità che uccide, che ti fa morire dentro.

Osservo un demandare ad altre cose (telefonino, computer…) quello che è il rapporto con le persone e tutto questo svilisce la nostra umanità, la nostra personalità.

E di conseguenza cosa esprime la musica oggi?

Io so solo che decenni fa noi scrivevamo delle cose che continuano a vivere, ma della musica e delle parole di oggi cosa sopravviverà e per quanto tempo?

Data:

26 Maggio 2024
Tagged:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *