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MARIA TERESA BOLIS: LA FORMA DELLA LIBERTÀ

Pittrice per vocazione, prima di darsi totalmente all’arte Maria Teresa Bolis ha vissuto come tutti noi:lavoro, famiglia, vicissitudini varie. Non sempre la vita ci conduce là dove vorremmo, quanto meno non subito. Ma se la “chiamata” è autentica, trova comunque il modo di farsi strada.

L’arte è la manifestazione di ciò che ogni essere umano vive: per Maria Teresa è una ricerca interiore, la ricerca di un “segno” che si traduce essenzialmente in arte figurativa astratta.

“Ho iniziato il mio percorso da bambina, come autodidatta – racconta. Fu mia madre a regalarmi i primi colori e da quel momento non smisi più di disegnare. Non vivevo insieme ai miei genitori, che vedevo solo una volta all’anno, e abitavo in un Paese – la Svizzera tedesca – di cui non capivo la lingua. Così avevo difficoltà ad esprimermi e questo mi rendeva terribilmente timida e insicura. Il disegno e il colore divennero il mio mezzo per comunicare: lì mi sentivo sicura, sentivo di essere nel mio.”

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Maria teresa Bolis – photo by Virginio Speziali

Inizia così il racconto di Maria Teresa, una storia che parla di introspezione, di guarigione e di ricerca di sé.

La ricerca del segno – tratto distintivo delle opere della Bolis – è un lavoro di introspezione.

Il linguaggio umano nasce dal tratto. I primi approcci di comunicazione da parte dell’uomo le troviamo nelle incisioni rupestri e questo “modus operandi” si è protratto nei secoli. Quando l’umanità era per la maggior parte analfabeta, la trasmissione dell’informazione avveniva attraverso il disegno, attraverso l’iconografia. L’arte è nata come forma di comunicazione.

Maria Teresa fa suo il linguaggio ancestrale dell’arte per raccontare il proprio percorso di vita, non tanto a livello materiale ed esistenziale, quanto a livello spirituale.

Benché autodidatta, ha sfruttato ogni ritaglio di tempo per frequentare corsi che le permettessero approfondire determinate tecniche, nonché di sperimentarle.

SPERIMENTARE è un termine a lei molto caro perché vi riconosce l’atto creativo, quello che accomuna l’uomo a Dio.

“Sperimentando sento di creare veramente, di inventarmi e di trovare la novità in me stessa. Sfruttando il materiale che raccolgo, inizio ad elaborare un’idea oppure a lavoro direttamente sulla tela, senza nessuna preparazione. Lo faccio perché sento il bisogno di comunicare quella che è la mia verità, quella che sono io veramente e non ciò che viene stabilito dai ruoli che posso avere in altri contesti. Questa è la mia forma di libertà: per me l’arte dovrebbe rappresentare un gesto libero, un pensiero libero. L’arte dovrebbe essere libera. Anzi, l’arte è l’unico canale dove posso ancora pensare di essere libera.”

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“Desiderio d’infinito”, tecnica mista by Maria Teresa Bolis

L’arte come forma di libertà e l’arte che libera, sono le due gambe con le quali Maria Teresa ha camminato e continua ancora a muoversi sulle strade della vita. Un percorso che si fa via via più interessante in quanto si arricchisce di esperienze.

Questo cercarsi non è limitato nel tempo – ad esempio agli anni della giovinezza – ma prosegue in età adulta, fino alla fine dei nostri giorni.

“Anche dopo una certa età le persone continuano il loro percorso – spiega. La nostra vita non è determinata dalle scelte che abbiamo fatto negli anni precedenti ma c’è ancora molto da dare, molto da realizzare. Anzi, forse ancora di più perché il nostro vissuto è una enorme ricchezza.”

Inoltre anche il nostro modo di dipingere cambia, si trasforma ed è interessante osservare come, nel tempo, le opere prodotte ci mostrino il cammino percorso.

Per Maria Teresa l’arte è stata madre e maestra. Dipingendo ha imparato ad esprimersi e a manifestare il proprio mondo interiore, tanto le zone di luce quanto in quelle d’ombra. Grazie all’arte ha imparato a conoscere se stessa e a guarire le sue ferite interiori. La sua arte va oltre la sofferenza personale e sociale: è un modo di affrontarla e di cercare una soluzione.

Oggi Maria Teresa è proiettata verso il futuro, verso la novità.

Ricorda ancora con emozione le sue visite giovanili alle gallerie d’arte: lì faceva proprie non tanto le opere quanto l’idea, la visione che aveva contribuito alla realizzazione del dipinto o della scultura. E poi, una volta a casa, si cimentava nella sperimentazione.

Vent’anni fa, come ulteriore tappa, rimase affascinata dall’action painting. Pollock – uno dei suoi maggiori esponenti – le fece scoprire come qualsiasi strumento fosse utile ad esprimersi, e che il pennello non era indispensabile né l’unico mezzo. Così, abbandonato il cavalletto, iniziò a lavorare con le tele poggiate a terra.

Questo nuovo modo di dipingere – che lei definisce “il viaggio” – la trasporta in una consapevolezza superiore.

“Appoggio la tela sul pavimento e inizio a lavorarlo con il colore. Comincio con un gesto, poi un altro ancora e ci giro intorno: viaggio nel quadro finché non arriva il gesto definitivo. All’inizio, infatti, ci sono delle azioni ma poi c’è il gesto, quello che che ti fa dire: l’opera è finita, è qui che dovevo arrivare.”

È questa l’esperienza dell’arte, ovvero questa sovrapposizione, questa stratificazione che è un proiettare all’esterno ciò che abbiamo dentro di noi.

Scavando dentro noi stessi, facciamo riaffiorare tutti gli strati, tutte le esperienze vissute fino ad arrivare a questo gesto finale – che è l’essenza – che dà un senso all’opera.

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“Ferite nel deserto”, tecnica mista by Maria Teresa Bolis

Nella scultura vale lo stesso principio

“La forma la scopri con mazzetta e lo scappello, scavando. La figura è già presente in potenza, va solo liberata. Lavorandoci intorno, ad un certo punto emerge questa forma che è la tua, perché ce l’hai dentro di te.”

Maria Teresa rivive questo stesso principio gettando il colore sulla tela, girandole intorno, danzando quasi.

Il risultato è una mescolanza non solo di colore, ma di gesti: una liberazione dell’anima.

Possiamo dirlo senza timore: è un’arteterapia. Non tanto nell’accezione curativa del termine, quanto in quella di liberazione del Sé.

Praticamente, quando lei inizia un’opera non ha ancora idea di ciò che ne uscirà, perché il fine ultimo non è l’immagine in se stessa ma il moto interiore di realizzare qualcosa. “In realtà quest’opera non la fai ma la ricevi da te stessa”, sostiene. “All’inizio partivo con un disegno, con un’idea ma alla fine mi ritrovavo sulla tela tutt’altro di ciò che avevo immaginato. Lo stesso con la pietra: facevo uno schizzo iniziale ma strada facendo cambiavo direzione perché seguivo non più un’idea ma percorso interiore. C’era qualcosa dentro di me che mi accompagnava fino ad arrivare a quello che poteva essere l’opera per me finita.”

Un tratto particolare di Maria Teresa Bolis che mi ha molto colpitaè lasua insistenza nel definirsi ASTRATTISTA.

Mi ha addirittura confessato che se, per sbaglio, durante un lavoro di pittura appare una figura, lei la ricopre.

“Pur essendo partita dal disegno figurativo, l’ho abbandonato perché non è questo che cerco – spiega. La figura non mi rappresenta, è come una fotografia di qualche cosa.

Chiaramente questo vale per lei, per il suo particolarissimo percorso. Secondo Maria Teresa la figura fissa un’immagine e vincola anche il fruitore.

Il suo desiderio è che lo spettatore che si trova dinanzi ad un quadro – il suo o quello di qualcun altro – sperimenti quel senso di curiosità che lo porta alla scoperta. Il fruitore non deve, secondo la sua visione, essere vincolato all’immagine ma deve scoprire qualcosa che solletichi la sua curiosità, che lo emozioni.

“Mi è successo più volte che delle persone, guardando le mie opere, mi rimandassero sensazioni che mi lasciavano a bocca aperta. Era come se scoprissero qualcosa di me che io stessa non avevo ancora capito bene.”

Questo è ciò che le interessa. Secondo Maria Teresa, la figura limita un po’ questo percorso, tenendoci sempre legati a qualcosa. Il suo desiderio è che il quadro sia una libera interpretazione. Non è importante che lo spettatore senta ciò che prova l’autore, né che capisca il motivo per cui l’ha fatto.

Ciò che conta è che provi un’emozione, che che scopra qualcosa di sé.

“Se poi ci si trova in sintonia, allora è meraviglioso!”

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“Incanto di un cielo verde” e “Una luce… speranza” by Maria Teresa Bolis

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L’intervista che segue è stata realizzata da “Tavoli HeArt” per la Social TV della storica Libreria Bocca di Milano, all’interno della splendida cornice di Galleria Vittorio Emanuele II.

La Libreria Bocca dal 1775 è locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

L’articolo è pubblicato su “International Web Post” che, nella persona del suo fondatore e direttore Attilio Miani, si fa portavoce della partnership tra un magazine di informazione internazionale e una libreria storica unica nel suo genere.

#socialtvlbocca

Dove trovare Maria Teresa Bolis:

https://www.facebook.com/mariateresa.bolis

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Data:

22 Febbraio 2022