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MARINAI DENTRO

Tutti, con diversa intensità, conduciamo dentro di noi un dialogo interiore.
Ci sono alcuni, in particolare se vivono da soli, che a questo dialogo danno persino voce, con soliloqui nei quali due personaggi discutono tra di loro.

I pensieri si dipanano in continua alternanza fra quello che vorremmo essere e fare e quello che in realtà facciamo e siamo, fra le mete che vorremmo conquistare e l’autocritica che ci prospetta i nostri limiti, a volte esasperandoli.

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I pensieri corrono come velieri nel mare della nostra mente, filano più veloci della nostra volontà. Sono propositi buoni e sentimenti cattivi, impulsi di generosità e spinte egoistiche. Sogni che ci proiettano nel futuro e nostalgie che ci ancorano al passato, privandoci del presente.

Questo lavorio dentro di noi prosegue anche di notte: la nostra mente non smette di elucubrare. E’ un laboratorio che non conosce orari di lavoro e che si ferma soltanto quando siamo intenti a un’attività che ci soddisfa completamente, per esempio quando diamo libero sfogo alla nostra creatività.
Raramente siamo in grado di convivere internamente pacificati, in quello stato di serena beata bonaccia di “sorriso interiore”, che permette non solo di riconoscere quanto la vita offre, ma di ritrovare anche quel filo sottile che accompagna e lega insieme tutto, ogni singolo istante, qualsiasi accadimento e provarne gioia. Una gioia sorniona che sa dare senso, piacere, stupore.
Come lottare con queste tempeste intime? E sono davvero negative? Forse, non dovremmo allarmarci quando la burrasca assume toni fragorosi. Si placherà.

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Poi, non lasciamoci trascinare lontano da quei velieri, verso isole di illusione o sconforto. Teniamo saldo il timone del nostro discernimento, evocandolo dalle profondità sapienti del cuore.
Sarebbe certo utile, nei passaggi più difficili fra le onde, un interlocutore a cui affidarsi, con cui confidarsi, ma poiché raramente è disponibile, possiamo ricorrere ad un espediente antichissimo, al nostro “diario di bordo”: affidare alla carta i pensieri più burrascosi.

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Sarà un diario personale dei silenzi e dei sensi ritrovati in quel giorno particolare, in un’ora piuttosto che in un’altra, in uno stato mentale o di grazia cercato. Si tratterà di sillabare sensazioni, qualche volta persino emozioni. Tutto acquista un significato esclusivo, quando ciò che accade nella vita può restare fissato anche su un foglio di carta. Una tale custodia può diventare occasione non solo per rileggere quanto accaduto, ma per dare destinazione, nuova e più precisa, al feriale sfilarsi di ore e di incontri, di circostanze e di accadimenti. Ci servirà per ridimensionare gli eccessi.
Alla fine, quello che dobbiamo fare è abituarci a convivere con il nostro conflitto interiore, accettandolo come una realtà ineludibile ed anche positiva. Fa parte della dinamica della vita e se sapremo governare le sue vele con distacco e un po’ di serenità diventerà una ricchezza.
Di più. Una persona senza i marosi dei conflitti è un individuo senza vitalità: adagiato sulla coffa della falsa sicurezza si sente già a posto così.

E’ tra quelli che stanno sempre dalla parte giusta, che non sbagliano mai, che hanno sempre l’ultima parola, che vincono sempre. Sono vincenti: ma non sono “invincibili”, perché non hanno conosciuto mai il sapore della sconfitta.

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Invincibile, invece è: il sole che torna ad avvolgere le cose dopo che la notte le aveva confuse nell’oscurità; il fiore che torna a regalare perdutamente profumo e colore senza curarsi di chi meriti o no il suo dono; l’anziano , sazio di giorni, che non smette di credere che il “fare” non è l’unico valore della vita; il giovane assetato di futuro, che compie il primo passo di un grande viaggio.
Talora, alla sera, può capitare che quasi nulla avanzi di noi stessi: solo stanchezza, desiderio, attesa. Tutto, in certi momenti, appare perduto, vuoto, inutile. Ma proprio lì, al contrario di ogni evidenza, accade, comincia, si solleva qualcosa di inedito: il vento.
Il vento della perseveranza gonfia nuovamente le vele, profuma le fronti sollevate a cercare colori e incontri che aggiungono sapore nuovo al quotidiano. Il cuore si rinnova in una danza che canta alla vita, nella gratitudine, nello stupore. Appare possibile tutto ciò che appariva spento, fermo, inamovibile.
Quel vento accende, tocca, avvolge colora e spezza solitudini e silenzi. Custodire quel vento non resta un’azione passiva e improduttiva, ma esigente e temeraria, adatta solo ad animi capaci di novità, di sfide sempre nuove, perfino impossibili.

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La cura di sé, del bello che sta dentro e attorno al vivere di ciascuno è il segnale, vedetta del cuore: urla,mostra, addita l’approdo, non solo della qualità della vita, ma dello stesso piacere di vivere; il gusto di contemplare, ricordare, raccontare ogni singolo istante di bellezza.

(Servizio fotografico realizzato dal fotografo professionista Francesco Orlando)

Data:

31 Dicembre 2020