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Martedì voto su Dpcm, non su stato emergenza (Altre News)

Fonti Chigi: “Martedì voto su Dpcm, non su stato emergenza”

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Martedì in Parlamento non si voterà la proroga dello stato d’emergenza, che scade il 31 luglio: il voto delle Aule verterà sulle comunicazioni del ministro della Salute Roberto Speranza sul nuovo dpcm, destinato a prorogare le norme anti-Covid in scadenza giustappunto martedì, 14 luglio. La proroga dello stato d’emergenza, che dovrebbe essere estesa al 31 dicembre, avverrà con una delibera in Cdm su cui sarà il premier Giuseppe Conte a riferire alle Camere prima della scadenza dell’attuale stato d’emergenza, dunque prima della fine del mese. Lo puntualizzano fonti di Palazzo Chigi.

Zingaretti: “Pd sostiene ogni iniziativa del governo anti-Covid”

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“Il @pdnetwork è pronto a sostenere qualsiasi scelta del Governo utile a contenere la pandemia. Chi nel mondo non lo ha fatto sta pagando un prezzo drammatico”. Lo scrive su Twitter il segretario del Pd Nicola Zingaretti riferendosi all’ipotesi di prolungare fino al 31 dicembre lo stato d’emergenza.

“Se il Governo vuole prorogare lo stato di emergenza venga prima in Parlamento a spiegarne le ragioni”, aveva dichiarato ieri Stefano Ceccanti, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali. “Non si può dubitare che l’esecutivo se ha questo orientamento abbia solide motivazioni. Per questo motivo ci attendiamo che venga ad esporre preventivamente le sue ragioni anche per raccogliere indirizzi delle Camere in particolare rispetto alla durata della proroga e alle concrete modalità”, aveva aggiunto.

“Gli italiani, in questi mesi, hanno avuto un comportamento eccezionale e dopo tutti i sacrifici fatti per arrivare fini qui il Governo ha il dovere di non vanificare con leggerezze imperdonabili il lavoro straordinario di un intero Paese. Abbiamo preso questa decisione sulla base di alcuni valori che sono stati incrociati dalla direzione generale della prevenzione sanitaria”, ha dichiarato dal canto suo il ministro della Salute Roberto Speranza in un’intervista a ’Il Foglio’.

“E il principio è chiaro: le persone che provengono da paesi con tassi di incidenza della malattia molto alti e con bassi tassi di resilienza del Servizio sanitario nazionale non possono entrare in Italia”, ha aggiunto il ministro.

Sgarbi: “Stato emergenza? Sola risposta dovrà essere insurrezione”

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“La sola emergenza è quella antidemocratica. La sola risposta dovrà essere un’insurrezione”. Lo afferma Vittorio Sgarbi, che sui suoi social commenta duramente la decisione del governo di prorogare lo stato di emergenza fino al prossimo 31 dicembre. “L’esecutivo -affonda Sgarbi- con a capo un signore che non ha votato nessuno, ha prorogato lo ’stato di emergenza’, pensando così di continuare a governare il paese diffondendo terrore”.

“Di fronte a questa emergenza anti democratica l’unica vera emergenza – occorre una insurrezione dei cittadini! Presenterò un esposto alla magistratura perché non vi sono i presupposti di fatto per una decisione così drastica”, scrive il parlamentare. “Le sole ragioni sono, ad evidenza, di tornaconto politico: controllare (e manipolare) attraverso paura e la restrizione delle libertà personali la popolazione, e gestire, in deroga a ogni regola di trasparenza, appalti milionari per una epidemia che non esiste più. È uno scandalo sul quale la magistratura deve indagare”, conclude Sgarbi.

Autostrade, M5S boccia la proposta: “Per noi resta no”

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“Per noi resta no”. Così fonti di primo piano del M5S ’bocciano’ all’Adnkronos la proposta avanzata da Autostrade per l’Italia per risolvere il nodo concessioni, recapitata nel tardo pomeriggio ai ministeri dei Trasporti e dell’Economia nonché a Palazzo Chigi. Il risarcimento di 3,4 miliardi per chiudere il procedimento, i 13,2 miliardi di investimenti e 7 di manutenzioni, nonché un taglio dei pedaggi, un incremento medio annuo massimo dell’1,75% sull’intero arco temporale della concessione non bastano a convincere i grillini.

E questo nonostante l’Aspi nella sua proposta abbia evitato anche di chiedere la modifica del dl Milleproroghe, ovvero della norma che riduceva l’indennizzo a 7 miliardi in caso di revoca, cifra di gran lunga più bassa dei 23 miliardi previsti dalla convenzione siglata nel 2008. Intanto i tecnici continuano a studiare il documento con le proposte avanzate dall’azienda, ma la posizione dei 5 Stelle appare già netta. Per i 5S la via maestra resta dunque quella della revoca o in alternativa l’uscita di scena dei Benetton da Aspi, senza ruoli di minoranza. Ma a questo punto la parola decisiva spetterà al Cdm, dove le posizioni delle forze di maggioranza restano distanti.

Autostrade, Boschi: “Revoca può danneggiare cittadini”

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“Noi non dobbiamo imporre una idea, noi stiamo cercando di portare un po’ di buon senso e di ragionevolezza nelle discussioni dentro il governo sulle concessioni autostradali come su mille altri argomenti. Noi crediamo che si debba guardare innanzitutto all’interesse dei cittadini. Chi ha sbagliato deve pagare e sono i tribunali a doverlo stabilire”. Lo ha detto l’ex ministro Maria Elena Boschi, esponente di Italia Viva, parlando con i giornalisti a Barletta a margine della presentazione del candidato presidente della Regione Puglia, il sottosegretario degli Esteri Ivan Scalfarotto, a proposito del nodo autostrade e dell’orientamento del governo sul tema.

“Noi però – ha aggiunto – dobbiamo garantire ai cittadini che i servizi siano di qualità, e quindi garantire che sulle reti autostradali ci siano manutenzioni e investimenti, e salvaguardare i posti di lavoro. Secondo noi la revoca rischia di ottenere l’effetto completamente opposto: mettere a rischio i posti di lavoro, bloccare le opere e soprattutto fare iniziare un contenzioso che durerà anni tra lo Stato e il concessionario. A pagare il conto saranno i cittadini, ecco perché ci sembra la strada più pericolosa quella della revoca”.

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12 Luglio 2020