Traduci

“Materiality and Metamorphosis”: Joan Miró exhibition in Padua

cms_9400/1.jpg

Joan Miró: Materiality and Metamorphosis collects eighty-five paintings, drawings, sculptures, collages and tapestries from the extraordinary collection of works by the Catalan master owned by the Portuguese State. The focus of the exhibition, which spans six decades of activity, is the physical naturalness of the supports used by the artist, as well as the elaboration of materials as the foundation of artistic practice.

cms_9400/2.jpg
In his exploration of materiality, in which he was perhaps equaled only by Paul Klee, Miró decisively expanded the boundaries of twentieth-century artistic production techniques. In addition to this exploration of materials, he developed an innovative sign language that changed the course of modern art.

cms_9400/4.jpg
In a process of morphological transformation, in the art of Miró the objects rise to the status of visual signs: in the tapestries the skeins of thread can replace splashes of color; the wire of the first collages often represents the drawn line; sometimes the paper reformulates the physical characteristics of the canvas as a support.

cms_9400/5.jpg

In a very broad sense, morphology is the operative principle of Miró’s work: everything is in a state of permanent flow and change, as the artist explores the possible equivalences between the means. But although morphology is defined as a variation of physical form, substance and structure, it is not in science or biology that the interpretative key of Miró’s art is sought, but in the transformation and internal logic of its methods of work.

cms_9400/6.jpg
In the dual role of author and transgressor of the form of twentieth century modernism – painter and antipittor at the same time – Miró challenged the very concept of specificity of the medium.

cms_9400/italfahne.jpg“Materialità e Metamorfosi”: Joan Miró in mostra a Padova

Da sabato 10 marzo a domenica 22 luglio 2018

Joan Miró: Materialità e Metamorfosi raccoglie ottantacinque tra quadri, disegni, sculture, collages e arazzi provenienti dalla straordinaria collezione di opere del maestro catalano di proprietà dello Stato portoghese. Fulcro della mostra, che spazia lungo sei decenni di attività, è la naturalezza fisica dei supporti impiegati dall’artista, nonché l’elaborazione dei materiali come fondamento della pratica artistica.

Nella sua esplorazione della materialità, in cui fu eguagliato forse solo da Paul Klee, Miró allargò in maniera decisiva i confini delle tecniche di produzione artistica del Ventesimo secolo. Oltre a questa esplorazione dei materiali, egli sviluppò un linguaggio dei segni innovativo, che modificò il corso dell’arte moderna.

In un processo di trasformazione morfologica, nell’arte di Miró gli oggetti assurgono allo status di segni visivi: negli arazzi le matasse di filo possono sostituire schizzi di colore; il fil di ferro dei primi collages rappresenta spesso la linea disegnata; talvolta la carta riformula le caratteristiche fisiche della tela in quanto supporto. In senso molto lato, la morfologia è il principio operativo del lavoro di Miró: tutto è in uno stato di flusso e cambiamento permanenti, man mano che l’artista esplora le possibili equivalenze tra i mezzi. Ma sebbene la morfologia si definisca come una variazione della forma, della sostanza e della struttura fisiche, non è tuttavia nella scienza o nella biologia che vada cercata la chiave interpretativa dell’arte di Miró, bensì nella trasformazione e nella logica interna dei suoi metodi di lavoro.

Nel duplice ruolo di artefice e trasgressore della forma del modernismo del Ventesimo secolo – pittore e antipittore al tempo stesso – Miró sfidò il concetto stesso di specificità del mezzo.

Data:

8 Giugno 2018