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Mattarella: “Mio dovere firmare le leggi”

cms_7564/Mattarella_bimbi_Quir.jpg“La scelta delle leggi spetta al Parlamento e la scelta dei decreti che guidano l’amministrazione dello Stato spetta al governo. E se non firmassi andrei contro la Costituzione. C’è un caso in cui posso -anzi devo- non firmare: quando arrivano leggi o atti amministrativi che contrastano palesemente, in maniera chiara, con la Costituzione”. Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rispondendo alle domande di un gruppo di studenti delle scuole secondarie di primo grado incontrati al Quirinale, che gli chiedevano come si comporta quando deve firmare provvedimenti che non condivide.

Una spiegazione generale, non riferita a un testo in particolare né rivolta a partiti o a singoli esponenti politici, ma che riprende un tema sul quale il capo dello Stato si è soffermato più a volte, visto che periodicamente viene sollecitato a non promulgare alcune leggi, come accade in queste ore per quella elettorale.

“Quando mi arriva qualche provvedimento, una legge del Parlamento o un decreto del governo io, anche se non lo condivido appieno, ho il dovere di firmarlo, anche se la penso diversamente. Devo accantonare le mie convinzioni personali -ha spiegato Mattarella- perché devo rispettare quello che dice la Costituzione”, ha spiegato Mattarella sottolineando che, a parte quei casi in cui “arrivano leggi o atti amministrativi che contrastano palesemente con la Costituzione”, “non contano le mie idee, perché non è a me che la Costituzione affida il compito di fare le regole con le leggi o di guidare la macchina dello Stato, ma li affida ad altri: al Parlamento e al governo. E io ho l’obbligo di firmare, perché guai se ognuno pensasse che le proprie idee personali prevalgono sulle regole dettate dalla Costituzione. La Repubblica non funzionerebbe più”.

Pietro Grasso lascia il PD

cms_7564/senato_grasso_pietro_fg.jpgIl presidente Pietro Grasso ha rassegnato le dimissioni dal Gruppo del Partito democratico e, ai sensi del regolamento, sarà iscritto d’ufficio al Gruppo Misto del Senato. Si legge in una nota dell’ufficio stampa del Senato.

La decisione di Pietro Grasso di lasciare il gruppo Pd al quale è iscritto dall’inizio della legislatura e che aveva confermato anche dopo l’elezione alla presidenza del Senato arriva poco dopo l’approvazione della legge elettorale che ieri aveva già lasciato intravedere, durante il dibattito sulle fiducie al ’Rosatellum’, il disagio dell’inquilino numero uno di palazzo Madama. Messo alle strette dal senatore M5S Vito Crimi, che lo aveva esortato a dimettersi “per non rendersi complice” e potersi così appuntare una medaglia al petto, anche rispetto alla ’sua’ Sicilia, Grasso aveva replicato con toni e parole più ’veementi’ del solito.

Non ho bisogno di medaglie ma ho il senso delle istituzioni. Come tutti sanno -aveva detto Grasso- il motivo per cui non ho accettato la candidatura in Sicilia è stato per potere continuare, con senso delle istituzioni, a espletare la mia funzione in quest’assemblea”. E ancora, quasi a prefigurare le somme che si apprestava a tirare da questo passaggio cruciale della legislatura: “Ritengo che questo sia il mio compito in questo momento. Le mie decisioni personali sono altra cosa. In questo momento io faccio il presidente del Senato e vado avanti con il mio compito. Quali che siano le mie decisioni personali e le mie intime motivazioni -aveva sottolineato Grasso- posso dire che può anche essere più duro resistere e continuare, piuttosto che abbandonare con una fuga vigliacca. Si può esprimere il malessere, ma non è detto che, quando si ha il senso delle istituzioni, si debba obbedire ai propri sentimenti. È chiaro?”. Oggi, forse lo è di più.

“Grasso ha lasciato il Pd? Forse poteva farlo prima. Forse poteva fare qualche gesto un po’ più importante, come abbiamo più volte detto. Oggi è tardivo. Troppo tardivo“, ha detto ai cronisti il senatore M5S, Vito Crimi. “Il Presidente del #Senato @PietroGrasso lascia il gruppo del #Pd. Un fatto politico importante e positivo”. Lo scrive su twitter Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana.

“La motivazione della scelta del presidente Grasso di lasciare il gruppo parlamentare del Pd la capiremo nei prossimi giorni, certo è una scelta che amareggia, non c’è nessun dubbio. Se il tema fosse quello della legge elettorale, sono convinto che avremmo buoni argomenti per spiegare il perché delle nostre scelte”, ha detto il ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina, vicesegretario del Pd.

“Chi serve lo Stato si trova spesso dinanzi a scelte difficili ed è proprio per questo che apprezzo il senso delle istituzioni sempre dimostrato dal presidente del Senato“. Lo dichiara Roberto Speranza di Mdp.

Bankitalia, Gentiloni sceglie Visco

cms_7564/bankitalia_ftg.jpgIgnazio Visco resterà al suo posto per un secondo mandato. La decisione è stata di fatto ufficializzata con l’indicazione del suo nome al Consiglio superiore di Banca d’Italia da parte del premier Paolo Gentiloni. A questo punto, mancano passaggi che sembrano solo formali per la nomina del Governatore: il parere non vincolante del ’board’ di via Nazionale, la discussione in Cdm, che potrebbe anche essere accesa ma che non dovrebbe riservare sorprese sostanziali, e la firma del capo dello Stato Sergio Mattarella sul decreto.

Alla fine, come già emerso peraltro negli ultimi giorni, la decisione concordata da tempo da Gentiloni e Mattarella ha resistito alla sfida lanciata dal leader del Pd Matteo Renzi, con la mozione parlamentare che chiedeva discontinuità, e al clamore che ne è seguito. Secondo diversi osservatori, peraltro, proprio la ’forzatura’ in extremis potrebbe aver rafforzato la convinzione di Quirinale e Palazzo Chigi dell’esigenza di preservare l’autonomia e l’indipendenza della banca centrale con una scelta all’insegna della continuità. A maggior ragione, con la legislatura alle battute finali e la delicata fase di transizione che si apre per l’Area Euro con la progressiva riduzione del piano di acquisto di titoli della Bce, annunciata oggi dal presidente Mario Draghi.

Del resto, le parole pronunciate dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan mercoledì alla Camera spiegavano la ratio della scelta: “La decisione del presidente del Consiglio, come ha fatto sapere la stessa presidenza nei giorni scorsi, saranno basate sulle prerogative a lui attribuite dalla legge ed ispirate alla salvaguardia dell’autonomia dell’istituto”. E, andando oltre il senso letterale delle parole, l’autonomia sembra preservata con la conferma di Visco anche rispetto alle pressioni della politica.

In Banca d’Italia, i dieci giorni di passione seguiti alla mozione del Pd sono stati vissuti all’insegna della ferma difesa delle prerogative della banca centrale. Nel metodo, facendo riferimento al rispetto rigoroso della procedura di nomina e smentendo a più riprese l’ipotesi di un passo indietro di Visco. E, nel merito, guardando alla Commissione di inchiesta parlamentare come il luogo deputato a giudicare l’operato della Vigilanza nella gestione delle crisi bancarie. Anche l’opzione di assicurare continuità passando per un avvicendamento tra l’attuale Governatore e un membro del Direttorio, hanno avuto chances sia il direttore generale Salvatore Rossi sia il vice direttore generale Fabio Panetta, è stata considerata inappropriata in Via Nazionale.

Con una argomentazione chiara: la natura collegiale dell’assetto di vertice della Banca centrale, con il Direttorio pienamente responsabile delle decisioni che hanno rilevanza esterna, deve suggerire di non personalizzare la discussione sulle responsabilità di Via Nazionale circoscrivendola al solo Governatore. Restano sul tavolo, però, tutte le perplessità ribadite anche in queste ultime ore da Renzi. Il Governatore “avrà tutto il nostro rispetto istituzionale ma in questi anni Bankitalia è stata un punto di debolezza del sistema, non si può far finta di non vedere su Mps e a Vicenza”.

Ancora, Bankitalia “non ha funzionato e il principio è chi sbaglia paga. Il governatore è in scadenza, se si ritiene di confermarlo mi auguro che i prossimi 6 anni siano migliori degli ultimi sei”. Parole altrettanto nette che, con i lavori della Commissione di inchiesta appena avviati, prospettano un confronto serrato sull’operato della Vigilanza. Anche perché Bankitalia è convinta di poter far valere fino in fondo le proprie ragioni, carte alla mano.

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26 Ottobre 2017