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Mattarella: “Pandemia aumenta disagio psichico”(Altre News)

Mattarella: “Pandemia ha aumentato disagio psichico”

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“La Giornata mondiale della salute mentale costituisce l’occasione per riflettere sui bisogni delle persone più fragili e sulla vulnerabilità psichica connessa alle condizioni di isolamento sociale e di emarginazione. Quest’anno, le vicende della pandemia hanno acuito la sofferenza delle persone affette da patologia psichica, spesso costrette a vivere lontano dalle proprie famiglie per ragioni terapeutiche, e che si sono trovate in alcuni casi ad affrontare in solitudine gli effetti della chiusura. A ciò si aggiunga che la pandemia ha prodotto, tra le sue tragiche conseguenze, un incremento delle condizioni di disagio psichico, acutizzando situazioni di emergenza psicologica e sociale”. Lo sottolinea il capo dello Stato Sergio Mattarella in occasione della Giornata mondiale della salute mentale.

“Con le difficoltà incontrate dai servizi sanitari – spiega Mattarella – i Paesi stanno trovando modi innovativi per fornire assistenza e sono nate iniziative per rafforzare il sostegno psicosociale. Un ruolo fondamentale per il supporto alle persone con malattia psichica continua ad essere svolto dalle famiglie, di frequente gravate di una gestione difficile dal punto di vista economico e relazionale. Diventa quindi importante il ruolo delle Istituzioni, affinché nessuno venga lasciato solo e sia permesso a tutti di accedere all’assistenza più adeguata su tutto il territorio nazionale”.

“Un’attenzione particolare – avverte – deve essere destinata alla scuola e agli altri spazi educativi e relazionali, che vanno incoraggiati e sostenuti per creare reti e forme di integrazione tra le persone. La salute mentale è un diritto che deve essere garantito a tutti, tutelando e sostenendo coloro che non possono auto rappresentarsi”.

Nuovo Dpcm, ecco le ipotesi anti-contagio

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Oltre tre ore di vertice a palazzo Chigi sulle norme per contrastare il coronavirus. Il premier Giuseppe Conte ha riunito i capi delegazione per fare il punto sul Dpcm anti-Covid, in scadenza giovedì prossimo. Presenti anche il ministro Francesco Boccia e il sottosegretario Riccardo Fraccaro.

Sul tavolo del vertice, l’ipotesi di una stretta alle misure anti contagio, sulla scia dell’obbligo di mascherina all’aperto introdotto con l’ultimo Dl a causa del trend stabilmente in ascesa dei positivi. L’intenzione, trapela dall’incontro di oggi, sarebbe quella di valutare con attenzione le nuove misure, senza imprimere accelerazioni sul nuovo Dpcm, seguendo l’andamento dei contagi e proseguendo il confronto con le Regioni.

Tra le ipotesi circolate nelle ultime ore, norme anti-movida come il divieto per gli assembramenti davanti a bar e ristoranti, così come in piazze e parchi. Inoltre, regole più stringenti per feste private e eventi (matrimoni) con un numero di ospiti proporzionato alla capienza delle sale. Lo smart working dovrebbe essere implementato.

Speranza: “Non siamo fuori dalla fase più difficile”

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“Non siamo ancora fuori dalla fase più difficile. Bisogna mantenere con forza tutte le misure di sicurezza con determinazione, per poter continuare ad avere ancora numeri meno alti di quelli che si registrano in altri paesi europei”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, in un intervento video ai lavori conclusivi dell’incontro su ’La sanità post Covid-19’ al teatro Bellini di Catania. “Chi sostiene che le misure di prevenzione siano soltanto lacci e lacciuoli – continua il ministro – dice una enorme sciocchezza. Soltanto un Paese sicuro può correre più veloce e ripartire con più energia e determinazione”.

“Siamo soltanto all’inizio – ha aggiunto – e dobbiamo usare tutti gli strumenti che abbiamo per mettere benzina nel sistema sanitario nazionale”.

“A me non piace la retorica degli eroi. Io credo che noi dobbiamo fare l’opposto, coltivare virtù antieroiche. Non seguire chi pensa di avere la bacchetta magica, e se ne vedono in politica, ma le persone serie perbene e rigorose che hanno dalla mattina alla sera il proprio dovere, come gli uomini e le donne del Ssn”, ha poi detto il ministro nel suo intervento alla manifestazione ’Sanità: pubblica e per tutti!’ promossa da Cgil e Funzione Pubblica Cgil in piazza del Popolo a Roma.

“Le norme vigenti – ha spiegato ancora – per 15 anni hanno detto che le risorse che si potevano investire sulle risorse umane del Ssn erano bloccate ai soldi investiti nel 2004 meno 1,4%. Da un parte parliamo di eroi e dall’altra avevamo una regola che diceva che non si poteva mettere sulle donne e gli uomini del Ssn un euro in più rispetto a quello stabilito dalla quella regola. E’ una follia, non trovo una altra parola. Dobbiamo rompere il modello di programmazione di spesa, con silos e tetti di spesa, e liberare il Ssn da vincoli economici”.

“Dobbiamo, insieme, provare a trarre lezioni da questi mesi così difficili e costruire un orizzonte forte di cambiamento rispetto alla sanità italiana – ha aggiunto Speranza – Il Ssn ha retto nei mesi più difficili, ma siamo ancora di fronte ad una prova non facile che richiederà l’impegno di tutti noi. Dobbiamo cambiare marcia rispetto ad una stagione dove la sanità è stata un bancomat da dove prendere risorse invece che metterle. Io penso che il nodo è che dobbiamo finirla di considerare i soldi che si mettono sulla salute come una semplice spesa pubblica – sottolinea – ma considerarli il più grande investimento sulla vita delle persone”.

“La lezione del Coronavirus – ha detto ancora Speranza nel video – ci dice che il sistema sanitario nazionale è la cosa più importante è che abbiamo. Dobbiamo ricominciare ad investire. Per troppi anni la spesa sanitaria è stata penalizzata. Oggi il virus ci consente di cambiare marcia”.

’Cambiamo’ avverte il centrodestra: “Come Gambardella possiamo far fallire le feste”

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“Non possono far finta che non esistiamo, perché in moltissime Regioni e città siamo determinanti e lo abbiamo dimostrato. Vogliamo portare il nostro contributo, ma non possono escluderci a priori, andare separati sarebbe folle nei confronti di tutti gli elettori di centrodestra…’’. Giorgio Silli, deputato totiano della prima ora ed esponente di ’Cambiamo’, era uno dei 15 parlamentari alla cena organizzata da Giovanni Toti e Mara Carfagna per provare a gettare le basi di un nuovo soggetto politico moderato di centrodestra, che vada oltre Forza Italia, in vista di una federazione con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che si candida a governare in futuro il Paese.

Forte del risultato di ’Cambiamo’ alle ultime regionali, Silli chiede agli alleati Lega e Fdi pari dignità politica in vista delle prossime elezioni, a cominciare dalla scelta dei candidati sindaco delle città capoluogo dove si andrà a votare nel 2021. ’’C’è una gara in giro – dice all’Adnkronos Silli, imprenditore del settore tessile di Prato ed ex azzurro – a dire che tutti i partiti sono determinanti per la vittoria di una tornata elettorale. Vero, tutte le formazioni politiche all’interno della coalizione sono importanti perché la coalizione vinca. Abbiamo dato prova che il nostro partito esiste ed è ben radicato anche fuori dalla Liguria, eleggendo consiglieri regionali e molti consiglieri comunali in tutta Italia e raggiungendo in alcuni casi percentuali ben superiori a partiti storici del centrodestra”.

Il deputato totiano cita la ’Grande Bellezza’ di Paolo Sorrentino e paragona ’Cambiamo’ al protagonista del film: ’’Probabilmente da soli non riusciamo – ancora – a vincere delle tornate elettorali comunali, ma di sicuro – avverte – senza di noi la coalizione le perde. Questa cosa mi ricorda un po’ il film ’La Grande Bellezza’ dove Jep Gambardella soleva dire sorridendo che aveva il potere di far fallire le feste…’’.

Le “prossime amministrative di primavera – dice Silli – saranno un banco di prova importante e sono sicuro che con un centrodestra unito possiamo portare a casa i Comuni di Roma, Milano, Torino e Napoli. Sarebbe folle pensare di andare separati”.

Giachetti: “Calenda miglior candidato centrosinistra”

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“Calenda l’ho sentito, ma non per parlare della candidatura su Roma. Carlo lo sento normalmente perché siamo amici. Detto ciò ovviamente gli ho chiesto di questa sua discesa in campo, uscita sui giornali in questi giorni… e lui ci sta seriamente pensando”. Lo dice all’Adnkronos l’esponente di Italia Viva, Roberto Giachetti, in merito alla possibile candidatura del leader di Azione come sindaco di Roma.

Eppure sembra esserci freddezza nel centrosinistra, che sfocia anche a volte in toni accesi sui social: “Sì -replica- ma il problema non è lui che fa una polemica con il Pd, è che il Pd prima ancora di un’ufficializzazione di una eventuale candidatura di Calenda, l’ha voluto ’stoppare’. Mi sembra una cosa alquanto singolare. Le considerazioni si facciano quando formalmente si ha una candidatura, non quando ci sono ipotesi giornalistiche, anche se poi queste ipotesi posso diventare concrete e reali”.

Giachetti ribadisce che sarebbe favorevole a ’Calenda candidato sindaco’: “Da mesi ormai lo sostengo pubblicamente, e anche con lui: non solo quella di Calenda sarebbe la migliore candidatura per il centrosinistra ma è l’unica che ha possibilità reali di vincere. In più sono convinto che sarebbe davvero un ottimo sindaco. Se lui sciogliesse la riserva in senso positivo io non solo sarei molto contento ma lo sosterrò con grande convinzione”.

“Trovo singolare – aggiunge Giachetti- che, solo considerando gli appuntamenti elettorali più recenti, in 10 su 14 capoluoghi di Provincia, le primarie non sono state fatte. Su 4 Regioni in cui il centrosinistra doveva scegliere il candidato presidente le primarie non sono state fatte. Mi riferisco a città come Venezia e a Regioni come Veneto, Marche, Toscana, Liguria e voglio sottolineare una cosa: quando mi candidai per la guida del Partito Democratico, Zingaretti sosteneva, insieme ad una parte della maggioranza che ha vinto, che le primarie dovevano essere ’superate’. Adesso -prosegue- , quando troviamo un candidato forte, credibile e vincente, improvvisamente le primarie diventano un elemento discriminante per accettare una candidatura”.

“Io non so cosa voglia fare Calenda, cioè se parteciperebbe o no alle primarie, ma io se fossi nel Pd proverei un certo imbarazzo a chiedergli di partecipare alle primarie, e lo dico con tutto il rispetto per Cirinnà e per gli altri che si stanno proponendo. Quello che spero, quindi, è che il Partito Democratico ci ripensi, perché è davvero imbarazzante questa situazione”.

Quanto ai giornali secondo cui è ancora in ballo il nome di Sassoli, proprio allo scopo di evitare le primarie: “Infatti: il Pd uscisse allo scoperto e dicesse esplicitamente che è contrario ad una candidatura di Calenda perché, evidentemente, non vuole vincere le elezioni. Almeno così sarebbe tutto più lineare”, conclude l’esponente di Italia Viva.

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Data:

11 Ottobre 2020