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Mattarella: “Ue non è un comitato d’affari”

Mattarella: “Ue non è un comitato d’affari”

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“Non siamo una semplice unione doganale, non siamo una sorta di comitato d’affari. Siamo, anche considerando soltanto un approccio economico-commerciale, assai di più: un mercato unico, uno spazio economico con responsabilità da potenza globale, che si riverbera su molteplici aspetti, strettamente collegato alla libera circolazione delle persone. Dalla crescita sostenibile al modello sociale, alla redistribuzione internazionale delle risorse, alla garanzia di poter esercitare queste libertà in una cornice di sicurezza e stabilità”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riferendosi all’Unione europea, nel corso del suo intervento all’Università di Lund, nell’ultimo giorno della sua visita in Svezia.

Il capo dello Stato ha sottolineato che “assicurare alle generazioni future un orizzonte di pace e di crescente e diffusa prosperità, come quello che ha segnato la storia europea dal dopoguerra ad oggi, vuol dire essere consapevoli che, nella storia, i passi indietro sono possibili. Significa che è necessario non dimenticare mai le lezioni delle mostruosità di un certo passato“. “Impone – ha proseguito Mattarella – di tenere viva, al contrario, la memoria di straordinari e coraggiosi momenti fondanti”. “Accrescere il nostro essere ’insieme’ in futuro, vuol dire – a ogni generazione – far nostro il passato, avvertirlo nella memoria collettiva, poter sviluppare gli anticorpi necessari a non rivivere i conflitti che hanno attraversato il Continente per secoli” ha detto il presidente della Repubblica.

Dl Genova è legge, bagarre in Aula

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Tre mesi dopo il crollo del ponte Morandi, il Senato approva in via definitiva il decreto Genova, che incassa 167 voti a favore, 49 no e 53 astensioni. In Aula il clima si è subito acceso durante le dichiarazioni di voto con le opposizioni che hanno accusato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, di non prestare attenzione ai vari interventi, tanto da chiedere l’intervento della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. “La pregherei di ascoltare perché dicono che sta sempre al telefono”, ha affermato la seconda carica dello Stato rivolgendosi all’esponente dell’esecutivo.

Le contestazioni sono poi proseguite durante la dichiarazione del senatore M5S Agostino Santillo, tanto che Casellati è stata costretta a sospendere per alcuni minuti la seduta. “Mi dicono che abbia gesticolato in maniera non troppo commendevole per un ministro – ha osservato ancora Casellati, rivolgendosi a Toninelli -. Devo riprendere alcuni atteggiamenti che non sono commendevoli, che non possono essere riprodotti in quest’Aula, per il rispetto delle Istituzioni e la dignità di quest’Aula”. “Avrei immaginato un’Aula diversa al di là delle posizioni che possono essere differenti – ha infine rimarcato la presidente del Senato, che al termine della seduta ha accolto la richiesta el capogruppo dem Marcucci, invitando l’Aula a osservare un minuto di silenzio -. I 43 morti pesano su tutte le coscienze nostre”.

Anche la capogruppo di Fi, Anna Maria Bernini ha contestato l’esponente del governo per “aver sollevato il pugno durante la votazione, parlato al telefonino e masticato la gomma americana durante le dichiarazioni di voto. E di “atti offensivi del ministro Toninelli e della ministra Lezzi”, ha parlato anche il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci, chiedendo a Casellati “di chiudere con dignità questa seduta con un minuto di silenzio per i morti di Genova”

Dal canto suo, Toninelli si è difeso, parlando di “gioia ed esultanza perché la meravigliosa città di Genova non solo si rialzerà ed è stata in ginocchio per un evento che doveva e poteva essere evitato”. “Magari – ha affermato il ministro – c’è qualche responsabile in quest’Aula che ha permesso a società autostradali di ingrassare enormemente le proprie finanze. Non replicherò a coloro che mi hanno attaccato personalmente, perché uno è stato già mandato a casa dagli italiani e l’altro in Liguria ha lasciato semplicemente un rinvio a giudizio per spese pazze e peculato”.

E mentre il premier Giuseppe Conte ha espresso la propria soddisfazione su Twitter: “Avevo promesso che non avrei mai abbandonato la città in ginocchio. Il governo è al vostro fianco, Genova si rialza”, 10 senatori M5S non hanno partecipato alla votazione. Si tratta di Vittoria Bogo Deledda, Alfonso Ciampolillo, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Luigi Di Marzio, Elena Fattori, Mario Michele Giarrusso, Cinzia Leone, Paola Nugnes e Mario Turco. Tra questi, stando ai tabulati del Senato, risultano in congedo Bogo Deledda, Fattori (la senatrice ha spiegato di essere malata ma che non avrebbe in ogni caso partecipato al voto in dissenso dal gruppo) e Giarrusso (anche lui malato). L’assenza di Turco è dovuta invece “a motivi di salute”: “Un dolore lancinante alla schiena – ha spiegato all’Adnkronos – mi ha impedito di essere presente in Aula. Altrimenti avrei votato a favore del decreto. Fino a quando ho potuto ho votato. Il dolore non mi ha permesso di completare la seduta”. Risulta in congedo anche Di Marzio. “Altrimenti – dice il senatore, contattato telefonicamente dall’Adnkronos – avrei votato il decreto”.

Divisi dai rifiuti

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Governo del cambiamento diviso dai rifiuti. Condito da un linguaggio non esattamente istituzionale, va in scena oggi il battibecco al vetriolo e a distanza fra i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Oggetto della discordia, la Campania e la possibilità ventilata dal leader leghista di un termovalorizzatore in ogni provincia. Proposta irricevibile per il capo politico dei Cinquestelle, che lo ha attaccato duramente – senza però mai nominarlo – su Facebook.
Ospite della Procura di Napoli, dove stamani ha presieduto un Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, Salvini nel corso del suo intervento ha affrontato, tra le altre cose, la questione della Terra dei fuochi: “Tra qualche mese in Campania si rischia un’emergenza sanitaria e sociale a livello mondiale – ha avvertito -. Non so cosa abbiano fatto gli amministratori locali e regionali negli ultimi decenni ma dal 2008 la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata. Non c’è programmazione, c’è incapacità e dico incapacità perché voglio essere ottimista. Se si volesse pensar male si potrebbe supporre che non si è fatto niente come termovalorizzatori e sistema di smaltimento perché qualcuno ha interesse che non si faccia niente”.
Salvini ha così rimarcato come “in Campania serve un termovalorizzatore per ogni provincia” ricordando che “a metà gennaio va in manutenzione l’unico termovalorizzatore di tutta la regione, che andrà a un terzo del regime”. Quindi ha aggiunto: “Se trovano la localizzazione” per i rifiuti “bene, altrimenti ci pensiamo noi”.

DI MAIO: “INCENERITORI UNA CEPPA” – Parole che non sono piaciute al suo partner di governo Luigi Di Maio, il quale, pur non citando direttamente Salvini, ha tuonato contro le affermazioni del ministro dell’Interno. “Gli inceneritori non c’entrano una beneamata ceppa e tra l’altro non sono nel contratto di Governo – ha scritto Di Maio in un post su Facebook -. Quando si viene in Campania e si parla di Terra dei fuochi si dovrebbero tener presenti la storia e le difficoltà di questo popolo. La Terra dei fuochi è un disastro legato ai rifiuti industriali (provenienti da tutta Italia) non a quelli domestici”.
SALVINI CONTROREPLICA, DI MAIO TIENE IL PUNTO – A stretto giro la replica, piccata, di Salvini, che ha voluto sottolineare come “con i ’no’ non si va da nessuna parte, questo vale soprattutto per gli enti locali: vale per i sindaci e la Regione che hanno detto no, no e no, e i rifiuti cosa facciamo? Li facciamo gestire dalla camorra? Non penso”.
“Non vorrei che tra due mesi Napoli e la Campania avessero un’emergenza sanitaria – ha spiegato ancora Salvini -, nel Contratto di Governo si parla di soluzione al problema dei rifiuti. I rifiuti o spariscono, o evaporano, o li mangiamo, o li valorizziamo, o li inceneriamo o li mettiamo in discarica. Il termovalorizzatore di Acerra si fermerà per manutenzione a gennaio io voglio una soluzione per i napoletani e per i campani. In Lombardia ci sono 13 termovalorizzatori e in Campania uno, e il rischio sanitario è in Campania”. Il Contratto di Governo, ha poi ribadito Salvini, “l’ho letto e riletto e l’ho scritto. Qua c’è da dare risposte alle mamme, ai papà e ai bambini che non meritano di pagare tasse sui rifiuti e di morire tra i roghi tossici”.
Lite finita? Nemmeno per sogno. E così Di Maio tiene il punto in un nuovo post pubblicato a stretto giro su Facebook: “La camorra – scrive – ha investito sul business degli inceneritori. Questo è il passato che non vogliamo più. Il futuro che vogliamo in tutta Europa è senza inceneritori e senza camorra”.

INTERVIENE LA LEGA – “Vogliamo risolvere i problemi, non creare polemiche”. Così Pina Castiello e Vannia Gava, rispettivamente Sottosegretaria al ministero per il Sud e Sottosegretaria al ministero dell’Ambiente, intervengono sul botta e risposta fra i due vicepremier. “Nel 2016 – segnalano – la Campania ha esportato 300 mila tonnellate di immondizia, 100 mila portate all’estero, spendendo milioni di euro, 200 mila tonnellate portate in discariche e inceneritori ed era oltre 20 punti sotto la raccolta differenziata del Veneto”.

“Quindi, mentre per il resto del mondo i rifiuti danno energia, in Campania i rifiuti provocano disastri ambientali ed economici” scandiscono le due esponenti leghiste.

Una ’sugar tax’ per coprire l’Irap

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Torna alla ribalta la ’sugar tax’. Ma, stavolta, non si tratta di guerra agli zuccheri aggiuntivi contro l’obesità infantile. Obiettivo dichiarato è ora quello di tassare le bevande dolci per reperire risorse necessarie a modificare l’Irap. Questo l’emendamento al ddl bilancio presentato infattiin commissione Finanze della Camera, a prima firma del presidente Carla Ruocco e di alcuni esponenti della Lega.

Quella sugli zuccheri è stata una delle tante battaglie del M5S, che solo due mesi fa – il 13 settembre scorso – aveva presentato attraverso i suoi eletti in commissione Affari sociali della Camera una risoluzione per “impegnare il governo a combattere l’obesità infantile con delle misure che affrontano il problema sotto tutti i punti di vista”. Misure che comprendevano anche, appunto, una tassa sulle bevande zuccherate. Ora, invece, la palla è passata alla commissione Finanza con una finalità diversa.

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16 Novembre 2018