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Mes, online la bozza del modulo per la richiesta di fondi(Altre News)

Mes, online la bozza del modulo per la richiesta di fondi

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Tre paginette, l’ultima delle quali con una tabellina, in cui lo Stato richiedente elenca le spese sanitarie, dirette ed indirette, legate alla pandemia di Covid-19, che prevede di dover sostenere per il 2020 e per il 2021, in cifra assoluta e in percentuale sul Pil del 2019. E’ pubblicata sul sito del Mes la bozza del Template, il modulo che gli Stati che lo vorranno dovranno compilare per accedere al Pandemic Crisis Support, le linee di credito che il Meccanismo Europeo di Stabilità metterà a disposizione dei Paesi membri per aiutarli a combattere la pandemia provocata dal coronavirus Sars-Cov-2.

Il modulo, che è standardizzato e che di fatto costituirà il Memorandum of Understanding tra il Mes e lo Stato membro, mette subito in chiaro che “il solo requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell’area euro che richiedono sostegno si impegnino ad usare la linea di credito per sostenere il finanziamento all’interno dei confini nazionali dei costi, diretti e indiretti, sanitari, di cura e di prevenzione connessi alla crisi della Covid-19”.

“Verranno seguite le disposizioni del trattato del Mes”, specifica il Template. Il trattato del Mes, strumento intergovernativo nato per altri scopi e che è stato ’piegato’ e adattato alle necessità in tempi di pandemia (all’articolo 3 del Trattato c’è sempre la ’strict conditionality’ legata all’uso dei suoi fondi), prevede, tra l’altro, che la Commissione Europea vigili sull’andamento economico del Paese in questione, cosa che l’esecutivo si è impegnato per iscritto a fare nell’ambito del semestre europeo, il normale ciclo Ue di sorveglianza dei bilanci pubblici, e limitatamente all’uso dei fondi delle linee di credito a fini sanitari.

La linea di credito consentirà di accedere ad una somma pari al “2% del Pil del rispettivo Stato membro a fine 2019, come parametro”. Il Pandemic Crisis Support (nome dato a queste linee di credito, che sono modellate sulle Eccl, Enhanced Conditions Credit Lines), “sarà utilizzato per sostenere il finanziamento” delle spese sanitarie, che possono riguardare i costi “sanitari, di cura e di prevenzione che mirano ad aiutare il settore salute a rispondere all’impatto della pandemia di Covid-19”. Queste “possono includere la parte della spesa sanitaria complessiva che si stima sia attribuibile, direttamente o indirettamente, ad affrontare l’impatto della pandemia sul sistema sanitario, nel 2020 e nel 2021”.

I fondi potranno essere anche utilizzati per coprire “altri costi indiretti connessi alla sanità, alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi della Covid-19. In linea con l’accordo raggiunto nell’Eurogruppo, ci si attende che gli Stati membri dell’area euro colpiti dalla crisi della Covid-19 debbano essere in grado di identificare spese che ammontino al 2% del Pil” del 2019. In una nota a piè di pagina, sotto la tabellina, viene specificato che cosa si intende per spese sanitarie dirette e indirette: “Tra l’altro -si legge – queste possono includere la spesa per gli ospedali, le cure di assistenza e riabilitative, le cure ambulatoriali e di riabilitazione, la diagnostica, le spese farmaceutiche, le cure preventive, l’amministrazione sanitaria e l’assistenza di lungo periodo connessa a problemi di salute”. Il board dei governatori del Mes, che poi sono i ministri delle Finanze dei Paesi della zona euro, dovrebbe riunirsi venerdì prossimo, prima dell’Eurogruppo, per finalizzare il lavoro sulle linee di credito.

Russia contagi in aumento, ma si torna al lavoro

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Vladimir Putin conferma che da domani la Russia torna al lavoro anche se il numero di contagi continua a crescere a ritmi superiori ai 10mila al giorno. “Il periodo di astensione dal lavoro pagato in tutti i settori dell’economia è terminato”, ha dichiarato il Presidente russo in un discorso alla nazione. L’allentamento del confinamento tuttavia avverrà in modo graduale e non sarà veloce.

“Il contrasto dell’epidemia non finisce. Il pericolo persiste”, ha aggiunto Putin, precisando che saranno i governatori delle diverse regioni a decidere quali misure adottare.

Johnson: “Vaccino non è garantito”

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Ci sono stati altri 210 decessi riferibili a Covid-19 nel Regno Unito. A dichiararlo, intervenendo questa sera è stato il premier britannico Boris Johnson, spiegando che il totale dei morti attribuiti a coronavirus nel Paese è di 32.065. “In tutto il periodo del lockdown siamo stati a un livello di allerta coronavirus 4. Ora siamo nelle condizioni di scendere al livello 3 a tappe” ha detto il premier britannico, illustrando il nuovo sistema di allerta per il Covid-19 basato su 5 livelli, ad ognuno dei quali corrispondono determinate misure di sicurezza. “Spero, spero, spero che arriveremo a sviluppare un vaccino” ha concluso il premier britannico. Ma questo “non è in alcun modo garantito”, ricordando che non si è sviluppato alcun vaccino per la Sars in 18 anni.

Usa superati gli 80mila morti

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Gli Stati Uniti superano gli 80.000 decessi per coronavirus. Secondo il conteggio dei casi della Johns Hopkins University, almeno 80.087 persone sono morte di covid-19 negli Usa, la prima il 6 febbraio, 95 giorni fa.

Germania risale indice di contagio

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I 357 nuovi casi confermati di coronavirus in Germania nelle ultime 24 ore portano a 169.575 il totale delle infezioni dall’inizio dell’emergenza. Lo ha comunicato l’Istituto Robert Koch (Rki), l’agenzia governativa tedesca per il controllo e la prevenzione delle malattie. Rispetto a ieri, sempre secondo l’Rki, si contano 22 decessi di persone che avevano contratto il virus. I morti complessivi sono 7.417.

Gli ultimi dati dimostrano un’inversione di tendenza rispetto ai giorni scorsi quando era stata registrata una ripresa delle infezioni con l’indice di contagio R0 salito a 1.10, il che significa che ogni persona può contagiarne in media più di un’altra. I dati odierni, secondo la stampa internazionale, potrebbero essere dovuti a ritardi nelle comunicazioni: già nelle scorse settimane dopo il weekend c’era stato un calo del numero dei morti e dei contagi. Sarà necessario in ogni caso aspettare i prossimi giorni per avere la conferma della tendenza.

Francia esce da lockdown

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Inizia oggi in Francia un ’’processo davvero molto graduale’’ di allentamento delle misure di lockdown, imposte otto settimane fa per contenere la diffusione del coronavirus, che nel Paese ha causato oltre 26mila vittime. Ci tiene a sottolinearlo il governo di Parigi, mentre viene concessa una maggiore libertà di movimento ai cittadini, riaprono alcune attività commerciali e le scuole dell’infanzia e primarie, ma su base volontaria e a discrezione delle autorità locali. Per il 18 maggio è prevista anche la riapertura delle scuole medie, ma solo nelle zone dove il tasso di contagio è più basso, quelle definite ’verdi’. Il 12 maggio è invece previsto il ritorno a scuola per l’85 per cento degli alunni della scuola primaria, circa un milione di bambini.

Per quanto riguarda gli spostamenti, saranno concessi fino a cento chilometri dalla propria abitazione senza necessità di fornire una giustificazione. I viaggi più lunghi saranno invece possibili solo per lavoro o con ’’validi motivi familiari’’, come ha precisato il ministro degli Interni Christophe Castaner. Ammesse le riunioni di gruppi fino a 10 persone, mentre le attività all’aperto, compresa la corsa, non saranno più limitate al massimo di un’ora.

La Francia resta comunque divisa in due zone, rossa e verde, in base agli indicatori sanitari, come ha spiegato il primo ministro Edouard Philippe. La più colpita dal coronavirus è infatti il nord-est della Francia, compresa Parigi e la sua periferia, dove alcune restrizioni resteranno in atto. Qui, a differenza delle zone verdi, non riapriranno ad esempio parchi e giardini. A inizio giugno nelle zone verdi riapriranno anche le scuole superiori, i bar e i ristoranti, ma non in quelle rosse. Restano chiusi bar, ristoranti e musei, mentre riapriranno le biblioteche.

Riguardo ai trasporti, circa un terzo dei treni ad alta velocità torna da oggi alla normalità, mentre le linee regionali operano al 50 per cento della loro capacità abituale. La metropolitana di Parigi, le linee di autobus e la ferrovia suburbana torneranno al 75 percento del servizio regolare. Sessanta delle 302 stazioni della metropolitana rimarranno chiuse. Per rispettare il distanziamento sociale potrà viaggiare solo il 15 per cento dei passeggeri abituali. Nelle aree di punta, i passeggeri dovranno esibire un certificato del datore di lavoro. Multa di 135 euro per chi non indossa una mascherina sui mezzi pubblici. Resta consigliato, dove possibile, il lavoro da remoto. E per gli spostamenti viene incentivano l’uso della bicicletta.

I negozi più grandi, inclusi grandi magazzini e centri commerciali, stanno negoziando con i sindacati per stabilire protocolli specifici per la riapertura. Per il momento, nessun grande centro commerciale riaprirà nella regione di Parigi.

Le frontiere della Francia restano chiuse, almeno fino al 15 giugno, per i cittadini non appartenenti all’Unione Europea. Tutti i viaggiatori che entrano in Francia dall’esterno dell’area Schengen, siano essi francesi o stranieri, dovranno affrontare una quarantena obbligatoria di due settimane. Chi entrerà dai paesi dell’Ue o dal Regno Unito sarà esonerato, anche se il ministro della Sanità Olivier Veran ha detto che la Francia si riserva il diritto di imporre restrizioni specifiche “se la situazione epidemica dovesse sfuggire al controllo in uno dei paesi Schengen”.

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12 Maggio 2020