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MESSICO: TROVATO MORTO UN ALTRO GIORNALISTA, SI SEGUE LA PISTA DEI NARCOS

cms_31144/FireShot_Capture_544_-_Luis_Martín_Sánchez_Iñiguez,_-_Ricerca_Google_-_www.jpgIl giornalista messicano Luis Martín Sánchez Iñiguez, corrispondente del quotidiano “La Jornada”, la cui scomparsa era stata denunciata dalla moglie lo scorso venerdì, è stato ritrovato morto. “Un corpo trovato nella località di Huachines, nel comune di Tepic, è stato identificato come quello di Luis Martín Sánchez Iñiguez, 59 anni, corrispondente del quotidiano La Jornada, scomparso da mercoledì”, recita un articolo sul sito internet dello stesso giornale. Secondo la denuncia presentata dalla moglie agli inquirenti, sembra che ignoti si fossero introdotti nella propria casa a scopo di sequestro, portandolo via con violenza assieme al suo computer, al suo telefono cellulare a ad un hard disk. È evidente come dietro questo omicidio vi sia la firma dei narcos, in quanto sul corpo del giornalista sono stati persino rilevati “segni di violenza, con due segni scritti a mano”, secondo quanto indicato nel comunicato dei pubblici ministeri che stanno coordinando le indagini. Non è stato riferito cosa ci sia scritto, ma le modalità dell’azione identificano il modus operandi dei cartelli della droga, benché ufficialmente l’autorità giudiziaria si sia riservata sul movente del delitto.

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Luis Martín Sánchez Iñiguez si era recato recentemente nella città di Xalisco, luogo famoso per essere un centro fiorente di traffici di droga, in particolare dell’eroina. Sánchez Iñiguez è il secondo giornalista messicano ad essere stato ucciso quest’anno: prima di lui Jose Ramiro Araujo, fotografo accoltellato nello Stato di Baja California, al confine con il Messico settentrionale. E subito dopo Sánchez Iñiguez, è stato rapito un altro giornalista nella stessa sua zona, Jonathan Lora Ramirez, prelevato “da uomini armati e mascherati che sono arrivati a casa sua a Xalisco, hanno forzato la porta e l’hanno portato via”, secondo quanto riportato sempre dalle dichiarazioni dell’autorità giudiziaria inquirente. Fortunatamente però quest’ultimo è stato ritrovato sabato vivo e in buone condizioni.

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Le associazioni giornalistiche, quelle in difesa dei diritti umani hanno tutte unanimemente condannato l’omicidio. “Verità e giustizia” titola un editoriale del giornale presso il quale lavorava, che commenta il delitto come “uno di quei crimini che portano maggiormente rancore, rispetto alla privazione della vita.”. E prosegue: “la sua morte è un affronto alla società nel suo insieme poiché, secondo l’ufficio del procuratore generale di Nayarit, era presumibilmente legata al suo lavoro giornalistico. C’era il disegno di farlo tacere e, come si evince dal furto del suo computer e di un hard disk esterno, di impedire che si conoscessero le informazioni in possesso del nostro collega”. “Non solo una persona è stata uccisa, ma Nayarit e la società nazionale sono state private della conoscenza di questioni che i loro carnefici desiderano tenere nascoste. Si tratta, quindi, di un attacco mortale contro il giornalista, un attacco alla libertà di espressione e una grave violazione del diritto all’informazione”, si legge ancora nell’articolo. Secondo l’organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf) il Messico è considerato tra i Paesi più pericolosi al mondo ove esercitare la professione del giornalismo. Dal 2000 ad oggi si sono registrate oltre 150 morti legate al mondo dell’informazione, con il picco dell’anno scorso, nel quale si sono contate ben 15 morti legate al mondo dei media, l’anno più nero nella storia del Paese. E, la maggior parte di questi delitti, resta impunito.

Data:

10 Luglio 2023