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Migranti, altre 2 Ong sospendono i soccorsi

cms_6951/migranti_barcone.jpgA poche ore dalla decisione di Medici senza frontiere altre 2 Ong hanno sospeso i salvataggi nel Mediterraneo. “Cari amici, oggi abbiamo deciso a malincuore di sospendere temporaneamente le nostre missioni di salvataggio nel Mediterraneo” scrive su Twitter il direttore di Sea-Eye, Michael Busch Heuer.

Analoghe le ragioni. “Il motivo è la mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo occidentale, dopo che il governo libico ha annunciato un’estensione a tempo indeterminato e unilaterale delle acque territoriali, in relazione a una minaccia esplicita contro le Ong private”, afferma il direttore della Ong tedesca, spiegando che queste condizioni rendono impossibile portare avanti il lavoro di salvataggio. “Sarebbe irresponsabile nei confronti dei nostri equipaggi”, sottolinea Busch Heuer, ricordando come negli ultimi giorni anche altre Ong, compresa Msf, abbiano annunciato il loro ritiro temporaneo dalla zona di ricerca e salvataggio fuori dalla costa libica.

“Nei prossimi giorni e settimane – conclude – analizzeremo attentamente la mutata situazione di sicurezza sulle coste libiche e discuteremo la nostra azione futura”.

La Ong denuncia poi di essere stata oggetto nelle ultime ore “di messaggi ingiuriosi e violenti, non ne tollereremo altri. Chiediamo rispetto per i nostri volontari”.

Una comunicazione è arrivata anche da Save the Children che sta “valutando l’evolversi dell’intero scenario dopo la dichiarazione della Marina libica di voler estendere il controllo e il divieto alle navi delle Ong nelle acque internazionali che fanno parte della Sar zone e la nave ’Vos Hestia’ resta ferma a Malta in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni”. L’organizzazione umanitaria si rammarica di “dover essere costretta a mettere in pausa le proprie operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo a causa delle decisioni dalla Marina libica di controllare le acque internazionali in cui normalmente opera la nave di Save the Children con l’obiettivo di salvare vite umane”.

Per l’Ong si tratta di “una situazione molto preoccupante per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della ’Vos Hestia’ di mettere in atto la propria missione di soccorso. Il nostro team di esperti a bordo della nave è preoccupato che in questa nuova situazione le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona Sar libica”.

Infatti, “le autorità libiche avrebbero spostato la loro zona di competenza Sar dalle 12 miglia nautiche alle 70 miglia dalla costa libica e le imbarcazioni su cui viaggiano i migranti sono di gomma molto leggera, imbarcano facilmente acqua e non possono portare abbastanza carburante. In questo momento non è chiaro se entrando in quella zona, l’operazione di ricerca e salvataggio potrebbe essere a rischio, ma ciò che è chiaro è che molte vite potrebbero essere messe in pericolo, con la diminuzione della capacità di soccorso e salvataggio in quel tratto di mare”.

Save the Children “è pronta a riprendere le proprie operazioni nella zona di salvataggio, ma abbiamo il dovere di garantire la sicurezza del team e l’efficacia delle operazioni – afferma Rob MacGillivray, direttore delle operazioni di Save the Children – Prima di poter riprendere la missione dobbiamo avere rassicurazioni in particolare sulla sicurezza del nostro personale. Se non le avremo saremo costretti a considerare la sospensione delle operazioni, anche se speriamo di non doverlo fare”.

Intanto la marina libica difende la sua decisione di vietare l’ingresso alle navi straniere nella sua zona appena istituita di ricerca e salvataggio. “Tutti i Paesi hanno le proprie zone di ricerca. La decisione è stata presa in base alle leggi e i regolamenti internazionali – ha detto all’agenzia Dpa il portavoce della marina libica, Ayoub Qasim – ciò fa parte del lavoro della marina libica. Lo abbiamo notificato alle agenzie delle Nazioni Unite”.

Italiani formichine, niente spese e soldi in banca

cms_6951/soldi_calcolatrice.jpgLa crisi spaventa gli italiani, il denaro non circola. Le aziende non investono e le famiglie non spendono, preferendo accumulare: in banca aumentano le riserve, cresciute in un anno di oltre 50 miliardi di euro. In aumento di 26 miliardi i salvadanai delle famiglie, su di oltre 21 miliardi i fondi delle imprese. Questi i dati principali che emergono dalle ricerca del Centro studi di Unimpresa sull’andamento delle riserve delle famiglie e delle imprese italiane, secondo la quale, in totale, negli ultimi 12 mesi nei conti correnti sono stati accumulati 78 miliardi in più rispetto all’anno precedente.

Da maggio 2016 a maggio 2017 il totale dei depositi di cittadini, aziende, assicurazioni e onlus è aumentato di oltre il 4% passando da 1.248 miliardi a 1.299 miliardi. Le famiglie non spendono e hanno lasciato in banca 26 miliardi in un anno (+3%), le aziende non investono e i loro fondi sono cresciuti di oltre 21 miliardi (+9%), le imprese familiari hanno visto crescere i loro fondi di 4 miliardi (+7%). Le riserve delle assicurazioni sono calate di 1 miliardo (-4%). In aumento i fondi delle onlus di quasi 1 miliardo (+3%).

Si registra anche il boom dei conti correnti, cresciuti di oltre 78 miliardi negli ultimi dodici mesi, passando da 915 miliardi a 993 miliardi. “A frenare consumi, investimenti e credito sono rispettivamente la paura di nuove tasse, l’assenza di certezze sul futuro” commenta la vicepresidente di Unimpresa, Maria Concetta Cammarata, secondo la quale “i nostri dati sono in linea con quelli diffusi dall’Istat relativi al commercio al dettaglio, in calo nell’ultimo anno”.

Chiamate moleste, arriva il prefisso per riconoscerle

cms_6951/donna_cellulare_ftg.jpgStop alle chiamate indesiderate. Il disegno di legge contro il telemarketing selvaggio, approvato dalla commissione lavori pubblici del Senato nei giorni scorsi, prevede infatti una serie di tutele tra cui l’istituzione di un prefisso unico nazionale per tutti i call center che renderebbe così immediatamente riconoscibile il mittente, evitando così di dover rispondere se non si desidera farlo.

Il provvedimento ha però sollevato critiche da parte delle associazioni di settore.

“L’approvazione al Senato del disegno di legge che promette l’istituzione del prefisso unico per tutti i call center impegnati nel lavoro di telemarketing rischia di compromettere l’intero settore mettendo a rischio più di 20mila posti di lavoro”. A sostenerlo in una nota è Assocontact, l’associazione che rappresenta le società che gestiscono servizi di Contact Center, sottolineando che “il prefisso unico non risolverà di certo il problema del telemarketing selvaggio”.

Anzi, rileva Assocontact, “le chiamate con le proposte commerciali si mischieranno a quelle moleste con un grave danno per il consumatore e l’operatore telefonico che non sarà messo nelle condizioni di poter svolgere serenamente il proprio lavoro. Un disegno di legge che, se passerà anche alla Camera, di fatto non permetterà alle aziende di contattare direttamente i propri clienti e che, anzi, continuerà a gettare discredito all’intero settore. Il risultato che si persegue attraverso questa norma è solo la fine delle attività di telemarketing. A queste condizioni le aziende saranno costrette ad investire su altri canali e forme di vendita”.

Abbattuta in Trentino l’orsa KJ2

cms_6951/Orso_bruno_Fi_Adn.jpgGli agenti del Corpo forestale della Provincia autonoma di Trento ieri sera hanno proceduto all’abbattimento dell’orsa KJ2 in attuazione dell’ordinanza emessa dal presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi per garantire la sicurezza delle persone.

“Ciò è stato possibile – si legge nella nota della Provincia – grazie alle precedenti attività di identificazione genetica e successiva cattura e radiocollarizzazione ai fini della riconoscibilità dell’animale. Il documentato indice di pericolosità dell’esemplare, culminato nel ferimento di due persone, ha richiesto l’attuazione dell’ordinanza nel più breve tempo possibile. Sempre in funzione della prioritaria sicurezza delle persone continueranno in maniera intensiva tutte le attività condotte per ridurre il rischio di incidenti”.

“L’abbattimento – ha specificato il presidente Rossi – è avvenuto nell’area del Bondone”.

INSORGONO GLI ANIMALISTI – “Non è bastato nel 2014 il caso dell’orsa Daniza uccisa dall’anestesia mentre tentavano di catturarla – commenta Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento animalista – nonostante gli appelli, gli avvertimenti, gli ammonimenti, i ricorsi, l’amministrazione provinciale di Trento ancora una volta ha dato prova di prepotenza e crudeltà, dichiarando e portando fino in fondo una guerra all’orsa KJ2 terminata, come purtroppo avevamo previsto, con la morte dell’animale”.

“Va da sé – prosegue – che invocheremo chiarezza in tutte le sedi, politiche e giudiziarie e non cesseremo di farlo finché non sapremo tutto quello che c’è da sapere, finché non saranno individuati i responsabili, finché i responsabili non pagheranno. Nulla, però, potrà restituire la vita a KJ2, rea di essere se stessa un animale selvatico che reagisce alle offese dell’uomo con le unghie e con i denti. La responsabilità di questa morte ricade interamente su chi l’ha voluta e preordinata, ben sapendo che non era necessaria”.

“Eravamo preoccupati per la vita dell’orsa KJ2 e purtroppo puntualmente quello che avevamo pensato si è avverato: gli assassini hanno colpito ancora – afferma in una nota l’Aidaa, associazione italiana in difesa di animali e ambiente – e ieri sera hanno ucciso KJ2 l’orsa che rappresentava a loro dire un pericolo per la comunità umana”.

L’associazione “da subito sospende tutte le attività associative in segno di lutto per quanto accaduto e invita tutti gli italiani a boicottare da subito i prodotti trentini e a disdire le vacanze o i soggiorni programmati nella Provincia autonoma di Trento”.

“Legalmente parlando, l’uccisione di KJ2 non resterà impunita – dice il presidente di Aidaa, Lorenzo Croce – Diamo subito via al boicottaggio e poi a tutte le pratiche utili per fermare legalmente e isolare la mano assassina degli animali di Ugo Rossi, per il quale chiederemo anche la condanna del Parlamento Europeo”.

E Luana Zanella, esponente dell’esecutivo dei Verdi, annuncia: “Denunceremo il presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, per l’uccisione dell’Orsa KJ2, visto che si è constatato che l’animale era ricercato solo per aver risposto all’aggressione di un uomo con il suo cane il 22 luglio”.

PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI TRENTO– Ma per il presidente della Provincia di Trento “le condizioni di tempo, spazio e luogo, e l’indice di pericolosità di questo esemplare hanno imposto questo tipo di scelta ma anche perché la cattività degli animali è un fatto che può sembrare risolutivo ma in realtà non lo è. Noi vogliamo andare avanti con il progetto Life Ursus”.

“Bisogna usare la scienza, la coscienza e il buonsenso per gestire gli esemplare pericolosi, esattamente come si fa in tutto il mondo dove quando questo pericolo sale oltre una certa soglia ed è documentato, come in questo caso, si procede all’abbattimento – sottolinea Rossi – per garantire la sicurezza delle persone che viene prima di ogni cosa”.

“In un periodo come quello di Ferragosto in un’area frequentata da turisti e da residenti, con un’esemplare che oltre ai due ferimenti delle persone si è reso protagonista anche di altri episodi importanti, tutte le regole scientifiche ma anche giuridiche indicano che questa era un’assoluta necessità. Siamo convinti – dice – di aver operato la scelta migliore”.

“Oggi siamo qui a commentare un abbattimento ma se questo orso avesse avuto un altro incontro in questi giorni, magari con un bambino o con una famiglia con bambini e ci fosse stato un altro ferimento staremmo qui a fare altri commenti. Ecco perché abbiamo attuato questa ordinanza in questo modo”, conclude il presidente della Provincia.

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14 Agosto 2017