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Migranti, arriva la task force tra Italia e Libia-Ciad-Mali-Niger

cms_7064/migranti_aRoma_afp.jpgUna task force “ad alto livello delle forze di sicurezza”, per “accrescere la cooperazione” dell’Italia con Libia, Ciad, Mali e Niger in tema di migranti, si riunirà nei prossimi giorni a Roma. E’ quanto ha concordato il ministro dell’Interno Marco Minniti con i colleghi dei quattro Paesi africani che compongono con l’Italia la ’cabina di regia’, riunita oggi al Viminale.

I CONFINI – Il primo punto dell’accordo raggiunto dal ministro è quello di “rafforzare la capacità di controllo dei confini marittimi e terrestri, attraverso l’attivazione di meccanismi a supporto della formazione e della operatività delle guardie di frontiera”.

“Implementare con il sostegno finanziario e tecnico della Ue le politiche di rimpatrio volontario assistito, con azioni concrete tese a convincere i Paesi di origine a collaborare a questo sforzo”: è la necessità sulla quale hanno convenuto Minniti e i colleghi.

UNHCR – I cinque ministri hanno anche chiesto un “maggiore coinvolgimento di Oim e Unhcr con l’obiettivo di realizzare in Niger e Ciad e di migliorare in Libia i centri di accoglienza per migranti irregolari, coerentemente con il proprio impianto legislativo, con l’obiettivo di uniformarli agli standard umanitari internazionali”.

La ’cabina di regia’ sui migranti ha poi sottolineato che “per l’azione di contrasto al terrorismo e ai trafficanti sia indispensabile rafforzare le istituzioni statuali di ogni singolo Paese”, constatando a questo riguardo “i progressi realizzati in particolare dalle autorità libiche, segnatamente dalla guardia costiera, nel salvataggio di vite umane a mare e nel contrasto ai trafficanti di esseri umani”.

ACCORDO DI PACE – I cinque ministri hanno ribadito “il sostegno all’accordo di pace tra le tribù del sud della Libia” e riaffermato “l’importanza di sostenere la Libia nella creazione di una guardia di frontiera”. Inoltre, hanno confermato la necessità di “effettuare ogni sforzo utile a sostenere ogni iniziativa in favore dello sviluppo di una economia locale che sia alternativa a quella collegata ai traffici illeciti”.

A questo riguardo, hanno ricordato gli esiti della riunione che si è svolta a Roma sabato scorso – sempre al Viminale – tra i ministri dell’Interno italiano Minniti e libico Aref Khoja con i sindaci delle municipalità libiche, per “individuare progetti di sviluppo e possibili canali di finanziamento, attraverso un vero e proprio organico piano di investimento che possa avvalersi anche dei fondi del Trust Fund dell’Unione europea per l’Africa”.

Orrore in Germania, infermiere-killer sospettato di 84 morti

cms_7064/germania_infermiere_2_afp.jpgOrrore in Germania: un infermiere tedesco, Nils Hoegel, già condannato per la morte di due pazienti, è sospettato adesso di aver provocato il decesso di altre 84 persone tra il 2000 e il 2005. Lo hanno riferito gli investigatori, secondo cui “la commissione d’inchiesta speciale ha certificato 84 decessi”.

Due anni fa, Hoegel era stato incriminato per l’uccisione di due pazienti e il tentato omicidio di altri due in una clinica nella città nordoccidentale di Delmenhorst.

IL FARMACO – Nei corpi dei pazienti esumati sulla base dell’ordine di un tribunale sono state trovate tracce di un farmaco che provoca l’arresto del sistema cardiovascolare. Secondo le accuse, l’infermiere 40enne – che due anni fa è già stato condannato all’ergastolo con l’accusa di duplice omicidio, tentato omicidio e lesioni gravi – iniettava il farmaco per poi tentare di rianimare i pazienti e, in cerca di approvazione, presentarsi come un eroe.

LE INDAGINI – I magistrati ritengono che le vittime possano essere anche ben più di 84 ma sarà difficile provarlo, dal momento che alcuni corpi sono stati cremati. Ad attirare l’attenzione su Hogel – che durante il processo la scorsa estate aveva ammesso di aver provocato la morte di 30 pazienti, motivo per cui la polizia aveva istituito una commissione speciale per indagare – l’elevato numero di decessi durante i suoi turni di lavoro all’ospedale di Delmenhorst e prima in quello di Oldengurg, circostanza che aveva indotto i responsabili delle due strutture a parlarsi, dando avvio all’inchiesta.

GLI ACCUSATI – Nel mirino dei magistrati sono finiti anche due ex primari e il direttore di terapia intensiva di Delmenhorst, accusati di omissioni, mentre sono ancora in corso le indagini sui responsabili dell’ospedale di Oldenburg. “Avrebbero potuto evitare altre morti”, se questi avessero agito rapidamente, ha denunciato il capo della polizia di Oldenburg, Johann Kuhme, secondo cui l’ospedale della città “era a conoscenza delle irregolarità”.

Londra, bimba cristiana affidata a famiglia musulmani: è bufera

cms_7064/bimba_spalle_ftg.jpgE’ polemica in Gran Bretagna per la vicenda di una bimba cristiana di cinque anni data in affido a due famiglie musulmane osservanti, dove le donne girano col volto coperto e nessuno parla inglese. La vicenda è riportata dal ’Times’, secondo cui alla piccola è stato tolto il crocifisso che portava al collo.

La bambina, racconta il giornale, ha già trascorso quattro mesi in una famiglia affidataria dove la madre indossava il niqab, abito musulmano che lascia scoperti solo gli occhi. Da due mesi vive in un’altra casa, dove la madre indossa il burqa, con il volto interamente coperto, per portare la piccola a passeggio. Gli affidi sono stati decisi, contro il volere della famiglia originaria, dal consiglio locale di Tower Hamlet a Londra est.

I rapporti delle autorità locali riferiscono che la bambina singhiozzava chiedendo di non essere rispedita nella prima famiglia, dove “non parlano inglese”, le è stata levata la crocetta che portava al collo ed è stata incoraggiata ad “imparare l’arabo”.

Il giornale racconta anche come la vera madre della piccola le abbia dato una porzione di pasta alla carbonara, il suo cibo preferito, durante una visita nella casa di origine. Ma la bambina non ha potuto mangiarla nella famiglia affidataria, perché conteneva carne di maiale. E nelle famiglie musulmane le è stato detto che “Natale e Pasqua sono stupidi” e che le “donne europee sono stupide alcoliste”.

“E’ una bambina bianca di cinque anni – ha detto al ’Times’ un amico di famiglia – è nata in questo paese, parla inglese come prima lingua, ama il calcio, possiede un passaporto britannico ed è stata battezzata in una chiesa. Ha già sofferto il trauma di essere separata a forza dalla famiglia. ha bisogno di un ambiente dove si sente sicura. Invece è intrappolata di un mondo dove tutto le sembra straniero e poco familiare. Questo è veramente pauroso per una bambina piccola”. La madre della bambina viene descritta come “inorridita” dalle famiglie affidatarie.

Nel trovare le famiglie affidatarie, rimarca il ’Times’, le autorità locali devono tener conto della religione, le origini etniche e il background culturale e linguistico dei bambini. E l’incredibile vicenda è accaduta in un municipio di Londra dove già ad aprile una ispezione aveva segnalato “gravi e diffuse deficienze nei servizi forniti ai bambini bisognosi di aiuto e protezione”. Un portavoce del municipio locale ha risposto di “non poter commentare casi individuali”. Già nel 2014, un rapporto del governo, rivelato alla stampa, denunciava che il capo del municipio, Luftur Rahman, era legato a gruppi estremisti islamici.

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28 Agosto 2017