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Migranti, Conte: “L’Italia non ha dato disponibilità ai centri”

Migranti, Conte: “L’Italia non ha dato disponibilità ai centri”

cms_9571/conte50_afp.jpgPer l’ubicazione dei centri sorvegliati per i migranti “vedremo: qualche Paese informalmente ha già dato la disponibilità, non l’Italia. Vedremo, ovviamente è un po’ difficile pensare ai Paesi scandinavi, ma non è escluso nessun Paese, neanche la Francia”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Bruxelles al termine del Consiglio Europeo.

“E’ inesatto – ha continuato Conte – dire che l’accordo si basa su basi volontarie: è un accordo integrato, come avevamo richiesto, su un nuovo approccio per affrontare il problema. Se vi riferite all’articolo 6, che fa riferimento ai centri di accoglienza che sono installati su base volontaria sul territorio degli Stati membri, ovviamente non si può imporre a nessuno di creare un centro di accoglienza ed è normale che fosse su base volontaria: o forse volevate un centro di accoglienza coatto”, ha aggiunto con una punta polemica.

“L’articolo 6” delle conclusioni del Consiglio sulle migrazioni “parla di centri di accoglienza. E’ qualcosa che si va ad aggiungere alla regolamentazione attuale dei flussi migratori, quindi è un’ulteriore opportunità che viene offerta, ovviamente su base volontaria, e non poteva essere diversamente, per i Paesi che si offriranno. Il che significa un modo un po’ rivoluzionario di gestire, perché vuol dire che con risorse europee, con personale europeo si gestiranno questi centri di accoglienza”.

MACRON ERA STANCO, LO SMENTISCO – Il presidente francese Emmanuel Macron, quando ha affermato che i centri sorvegliati per i migranti menzionati nelle conclusioni del Consiglio Europeo dovranno essere ubicati nei Paesi di primo arrivo, “era stanco, lo smentisco – dice il premier Conte -. Ieri abbiamo finito tutti tardi, alle cinque. In realtà quello che mi dite non è scritto né nell’articolo 6 né nell’articolo 12”. “Nell’articolo 6 non si fa riferimento ad un Paese di primo o secondo transito. E non è scritto nell’articolo 12, dove si parla della riforma del regolamento di Dublino, su cui tutti siamo d’accordo, e che abbiamo sottoscritto”.

SIAMO STATI UN PO’ ’PREPOTENTI’ – L’Italia è stata, ammette sorridendo il premier Conte, “un pochino” prepotente, ha ’bullizzato’ l’Unione Europea questa notte per raggiungere un accordo sulle conclusioni del Consiglio Europeo in materia di migranti. La risposta in conferenza stampa alla domanda di una giornalista britannica, che gli ha chiesto se l’Italia sia stata “prepotente”, se abbia insomma “bullied” l’Ue: “Sì, un pochino”, ha risposto Conte. “Se mi verrà chiesto – ha continuato Conte, rispondendo in merito alla prossima visita nella capitale Usa – racconterò a Donald Trump che cosa abbiamo fatto. Gli racconterò il nuovo approccio che abbiamo portato in Europa, gli racconterò che abbiamo un poco, lo dico con falsa modestia, rivoluzionato il tavolo. Abbiamo convinto 28 Paesi, che non avrebbero mai condiviso la logica di questo approccio, che è globale. Contempla la dimensione esterna e quella interna: c’è tutto questo. Bisogna avere la pazienza di leggerlo con attenzione”.

AFFERMATA RESPONSABILITA’ CONDIVISA PER GLI SBARCHI – Le conclusioni del Consiglio Europeo sulle migrazioni contengono “principi significativi: vi invito a considerare, oltre all’approccio complessivo, un fatto completamente nuovo, che era completamente inaccettabile per molti Paesi ieri sera ed era una delle ragioni che ci hanno costretti a rubare il sonno: azioni condivise, ’shared’, anche nei salvataggi nell’attività di search and rescue, nei salvataggi in mare”. “E’un principio – ha aggiunto – che non è mai stato affermato prima: lo abbiamo affermato nei fatti, con l’Aquarius, e con qualche atteggiamento risoluto, con la Lifeline, ma adesso è scritto, ’shared actions’”. All’articolo 5 è scritto che è necessario “un nuovo approccio basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri per gli sbarchi di coloro che vengono salvati nelle operazioni di ricerca e soccorso”. Quanto ai centri ’sorvegliati’ per i migranti, “attenzione, voi vi chiedete come li gestiamo, ma stiamo parlando di conclusioni. Vi invito a rileggere la proposta bulgara, che era completamente inaccettabile. Erano poche dichiarazioni: non è che abbiamo discusso il nuovo regolamento di Dublino. Anzi, questa proposta è fin troppo articolata”.

“Vi devo fare una confessione: se avessi potuto scrivere da solo le conclusioni”, ha concluso il premier Conte, “qualche passaggio lo avrei scritto diversamente“, ma, “considerato che si è trattato di una lunga e complessa negoziazione tra 28 Stati, non posso che ritenermi soddisfatto”.

Cosa prevede l’intesa Ue sui migranti

cms_9571/migranti_barcone_afp-kjXF--1280x960@Web.jpgUn compromesso articolato in ben 12 punti, lungo più di tre pagine. Le conclusioni del Consiglio Europeo sulle migrazioni, diffuse dopo l’accordo raggiunto a notte fonda al termine di nove ore di contrattazioni, consentono a tutti i 28 capi di Stato e di governo dell’Ue di portare a casa qualcosa, come è normale per gli indirizzi generali di una politica che deve essere condivisa tra 28 Paesi. Se il presidente del Consiglio Giuseppe Conte può dire che “l’Italia non è più sola“, il premier spagnolo Pedro Sanchez può a buon diritto sottolineare il riconoscimento dell’aumento dei flussi nel Mediterraneo Occidentale. E persino il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha affermato, soddisfatto, che “dopo due anni di difficili discussioni, controversie e pressioni, l’intera Ue ha adottato all’unanimità le posizioni dei Quattro di Visegrad e della Polonia: no ai ricollocamenti obbligatori e unanimità sulla riforma di Dublino”, ha twittato la Rappresentanza della Polonia presso l’Ue.

Il Consiglio europeo, si legge nelle conclusioni, “ribadisce che il buon funzionamento della politica dell’Ue presuppone un approccio globale alla migrazione che combini un controllo più efficace delle frontiere esterne dell’Ue, il rafforzamento dell’azione esterna e la dimensione interna, in linea con i nostri principi e valori. E` una sfida, non solo per il singolo Stato membro, ma per l’Europa tutta”. “Dal 2015 è stata posta in essere una serie di misure ai fini del controllo efficace delle frontiere esterne dell’Ue. Si è ottenuto in tal modo un calo del 95% del numero di attraversamenti illegali delle frontiere verso l’Ue rilevati rispetto al picco registrato nell’ottobre 2015, anche se i flussi hanno ripreso a crescere di recente sulle rotte del Mediterraneo orientale e occidentale”.

Il Consiglio europeo “è determinato a proseguire e rafforzare questa politica per evitare un ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e contenere ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti. Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, dovrebbero essere maggiormente intensificati gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri paesi”. L’Ue, continuano i 28, “resterà al fianco dell’Italia e degli altri Stati membri in prima linea a tale riguardo. Accrescerà il suo sostegno a favore della regione del Sahel, della guardia costiera libica, delle comunita costiere e meridionali, di condizioni di accoglienza umane, di rimpatri umanitari volontari, della cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché di reinsediamenti volontari. Tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica”. Riguardo alla rotta del Mediterraneo orientale, “sono necessari ulteriori sforzi per attuare pienamente la dichiarazione Ue-Turchia, impedire nuovi attraversamenti dalla Turchia e fermare i flussi. L’accordo di riammissione Ue-Turchia e gli accordi bilaterali di riammissione dovrebbero essere pienamente attuati in modo non discriminatorio nei confronti di tutti gli Stati membri”.

E’ necessario, continua il Consiglio, “compiere con urgenza maggiori sforzi per assicurare rapidi rimpatri e prevenire lo sviluppo di nuove rotte marittime o terrestri. La cooperazione con i partner della regione dei Balcani occidentali e il sostegno agli stessi rimangono essenziali per scambiare informazioni sui flussi migratori, prevenire la migrazione illegale, aumentare le capacita di protezione delle frontiere e migliorare le procedure di rimpatrio e riammissione”. C’è un passaggio dedicato alla Spagna: “In considerazione del recente aumento dei flussi nel Mediterraneo occidentale, l’Ue sosterrà, finanziariamente e in altro modo, tutti gli sforzi compiuti dagli Stati membri, in special modo la Spagna, e dai paesi di origine e di transito, in particolare il Marocco, per prevenire la migrazione illegale”.

Per eliminare “ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi, occorre a tal fine un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri. Al riguardo, il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a esaminare rapidamente il concetto di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati e con l’Unhcr e l’Oim. Tali piattaforme dovrebbero agire operando distinzioni tra i singoli casi, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza che si venga a creare un fattore di attrazione”.

“Nel territorio dell’Ue – prosegue il Consiglio Europeo – coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria; qui un trattamento rapido e sicuro consentirebbe, con il pieno sostegno dell’Ue, di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino”.

Il Consiglio “conviene l’erogazione della seconda quota dello strumento per i rifugiati in Turchia e al tempo stesso il trasferimento al Fondo fiduciario dell’Ue per l’Africa di 500 milioni di euro a titolo della riserva dell’undicesimo Fes. Gli Stati membri sono inoltre invitati a contribuire ulteriormente al Fondo fiduciario dell’Ue per l’Africa al fine di rialimentarlo”. “Per affrontare alla radice il problema della migrazione – si legge ancora – è necessario un partenariato con l’Africa volto a una trasformazione socioeconomica sostanziale del continente africano sulla base dei principi e degli obiettivi definiti dai paesi africani nella loro Agenda 2063. L’Unione europea e i suoi Stati membri devono essere all’altezza di questa sfida. Dobbiamo elevare a un nuovo livello la cooperazione con l’Africa in termini di portata e qualità”.

Per questo “non occorreranno solo maggiori finanziamenti allo sviluppo ma anche misure intese a creare un nuovo quadro che consenta di accrescere sostanzialmente gli investimenti privati degli africani e degli europei. Particolare attenzione dovrebbe essere prestata all’istruzione, alla salute, alle infrastrutture, all’innovazione, al buon governo e all’emancipazione femminile. L’Africa è un nostro vicino: lo dobbiamo affermare intensificando gli scambi e i contatti tra i popoli di entrambi i continenti a tutti i livelli della società civile. La cooperazione tra l’Unione europea e l’Unione africana è un elemento importante delle nostre relazioni. Il Consiglio europeo ne chiede lo sviluppo e la promozione ulteriori”.

Nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale, “il Consiglio europeo sottolinea la necessità di disporre di strumenti flessibili, ad esborso rapido, per combattere la migrazione illegale. I fondi destinati a sicurezza interna, gestione integrata delle frontiere, asilo e migrazione dovrebbero pertanto includere specifiche componenti significative per la gestione della migrazione esterna”. Il Consiglio europeo “ricorda la necessità che gli Stati membri assicurino il controllo efficace delle frontiere esterne dell’Ue con il sostegno finanziario e materiale dell’Ue. Sottolinea inoltre l’esigenza di intensificare notevolmente l’effettivo rimpatrio dei migranti irregolari. Riguardo a entrambi gli aspetti, il ruolo di sostegno svolto da Frontex, anche nella cooperazione con i paesi terzi, dovrebbe essere ulteriormente intensificato attraverso maggiori risorse e un mandato rafforzato”.

Infine, c’è il passaggio che voleva Angela Merkel. Il Consiglio “accoglie con favore l’intenzione della Commissione di presentare proposte legislative per una politica europea di rimpatrio efficace e coerente. Per quanto concerne la situazione all’interno dell’Ue, i movimenti secondari di richiedenti asilo tra Stati membri rischiano di compromettere l’integrità del sistema europeo comune di asilo e l’acquis di Schengen. Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti e cooperare strettamente tra di loro a tal fine”.

Riguardo alla riforma del sistema europeo comune di asilo, “notevoli progressi sono stati compiuti grazie all’instancabile impegno profuso dalla presidenza bulgara e dalle presidenze che l’hanno preceduta. Diversi fascicoli sono prossimi alla conclusione. E’ necessario trovare un consenso sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso”. “E’ altresì necessario un ulteriore esame della proposta sulle procedure di asilo. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di trovare una soluzione rapida all’intero pacchetto e invita il Consiglio a proseguire i lavori al fine di concluderli quanto prima. In occasione del Consiglio europeo di ottobre sarà presentata una relazione sui progressi compiuti“, concludono i 28 capi di Stato e di governo.

Salvini: “Vertice Ue? Non mi fido delle parole”

cms_9571/salvini_migranti_porta_porta_afp.jpgSul tema dei migranti “mi fido delle cose scritte, vediamo gli impegni concreti, vediamo che succede”. Lo dice Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, a Radio Capital, commentando quanto sta avvenendo a Bruxelles dove è in corso il consiglio d’Europa. “La novità – aggiunge – è che si è discusso di una proposta italiana, dei nostri bisogni, mentre prima eravamo noi a seguire le proposte degli altri”.

“Le navi delle Ong – assicura – non vedranno più l’Italia”, la vedranno “solo in cartolina”. Poi, intervenendo al Festival del Lavoro di Milano, Salvini sottolinea come al Consiglio europeo “è stato portato a casa il 70% di quanto richiesto“. “Abbiamo messo i puntini su ’i’ e si è arrivati a dei risultati”, spiega. “Sono soddisfatto e orgoglioso – afferma – per i risultati del nostro governo a Bruxelles. Eppur si muove… abbiamo cominciato!”.

Per Salvini “rispetto al nulla dei governi Letta, Renzi e Gentiloni sono state accettate numerose nostre richieste. Su altre c’è ancora da lavorare. Però finalmente l’Italia è uscita dall’isolamento e torna protagonista”. “Ho sentito il premier Conte per complimentarmi, i ministri di Maio, Toninelli e Moavero ai quali ho espresso tutta la mia soddisfazione perché siamo tornati protagonisti. Con la sinistra l’Italia era ridotta a una comparsa”, dice il vicepremier.

Tornando a parlare delle navi Ong, Salvini annuncia: “Ho sentito il ministro delle Infrastrutture e anche noi emaneremo una circolare che chiude i porti non solo allo sbarco ma anche alle attività di rifornimento alle navi Ong, che sono indesiderate in Italia”. “Le navi straniere, finanziate in maniera occulta da potenze straniere, in Italia non toccano terra”, aggiunge.

A chi gli chiedeva se l’Italia aprirà nuovo centri di accoglienza per i migranti, il titolare del Viminale risponde: “Gli unici centri che stiamo aprendo sono quelli per i rimpatri e ne vogliamo almeno uno in ogni regione. Stiamo lavorando a centri per i rimpatri e non faremo nuovi centri di accoglienza”. “Stiamo lavorando – continua – per aprire i centri per i rimpatri, in Lombardia, Toscana, Calabria, almeno uno per regione, che ospitino per qualche tempo i clandestini in attesa di espulsione”. Nuovi centri di accoglienza “non ne faremo anzi, stiamo lavorando per tagliare i costi esosi per scendere dai famosi 35 euro al giorno su cui sta lucrando una quantità impressionante di finte cooperative”.

“Non apriamo neanche mezzo centro rispetto a quelli aperti, l’obiettivo – sottolinea – è di andarli a chiudere. Io ho firmato la sospensione dei lavori già previsti negli anni precedenti per le ristrutturazioni di tutti i centri, penso a Mineo, Isola capo Rizzuto. Voglio vederci chiaro su ogni centesimo di euro del capitolo immigrazione e alcune decine di milioni di euro li sto bloccando”. Inoltre “stiamo lavorando per recuperare i rapporti” con Paesi come Niger, Ciad, Mali e “torneremo preso in Libia“. L’obiettivo, continua Salvini, è “parlare con quei governi ed evitare partenze da quei Paesi. Un Paese con cui dovrò lavorare personalmente è la Tunisia perché è il primo per numero di sbarchi quest’anno. Voglio lavorare in concordia con le autorità per evitare altre partenze”.

Il titolare del Viminale torna quindi ad attaccare il presidente francese. “Lezioni dal signor Macron, che al confine respinge decine di bambini e donne, non ne prendo – ribadisce- . Finora ha preso solo 600 richiedenti asilo. Prima di parlare ne dovrebbe prendere altri 9mila, fino a quel momento – conclude – non apra bocca”.

Pensioni, Boeri: “Calo migranti problema serissimo”

cms_9571/Boeri8_fg_3-3-2882658899.jpgUn azzeramento dei flussi migratori è un problema “serissimo” per il sistema pensionistico italiano. “Avere più immigrati regolari ci permetterebbe fin da subito di avere dei significativi flussi contributivi di ingresso nel nostro mercato del lavoro”. Lo ha detto presidente dell’Inps, Tito Boeri, al Festival del Lavoro a Milano. “Gli scenari più preoccupanti per quanto riguarda la nostra spesa pensionistica futura sono quelli che prevedono una forte riduzione dei flussi migratori. Questa riduzione è in atto e i flussi cominciano a non essere più sufficienti per compensare il calo della popolazione autoctona“, ha spiegato Boeri.

Le proiezioni demografiche “ci dicono che anche nel giro di pochi anni, se i flussi dovessero ridursi ulteriormente o addirittura azzerarsi, perderemmo città intere di popolazione italiana”. Un problema “molto serio per il nostro sistema pensionistico, che è in grado di adeguarsi all’allungamento della vita media ma non al fatto che diminuiscono le coorti di contribuenti”. La classe dirigente “deve spiegare questo problema, che è un problema demografico dell’immediato”.

Il presidente dell’Inps ha sottolineato che, “volenti o nolenti, l’immigrazione è qualcosa che può darci il modo per gestire questa difficile transizione demografica. Se gli italiani ricominciano a fare figli, cosa che tutti auspichiamo, ci vorranno vent’anni prima che i nuovi nati inizino a pagare i contributi”.

LA REPLICA DI SALVINI – A stretto giro la replica del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha così commentato: “Secondo Boeri, presidente dell’Inps, la ’riduzione dei flussi migratori’ è preoccupante, perché sono gli immigrati a pagare le pensioni degli italiani…..E la legge Fornero non si tocca. Ma basta!!!”.

PENSIONI D’ORO – Boeri ha poi commentato il possibile taglio da parte del governo delle pensioni d’oro. “Ragionare sul fatto che queste aree di privilegio possano essere ridotte è meritorio”, ha detto, ma “bisogna intervenire sopra un importo e noi parlavamo da 5mila euro in su”.

QUOTA 100 – Quanto all’impatto della proposta di riforma delle pensioni con ’quota 100’, Boeri ha evidenziato che quota 100 per il sistema delle pensioni “aumenta di molto la spesa pensionistica, ha effetti destinati a trascinarsi nel tempo e peggiora il rapporto tra pensionati e lavoratori”. “Avremo un milione di pensionati in più come effetto di queste misure, ma avremo anche meno lavoratori perché aumenterebbero le tasse sul prelievo pensionistico – ha spiegato – Secondo le stime più recenti del Fmi, attualmente abbiamo due pensionati per ogni tre lavoratori, nel giro di venti anni avremo un lavoratore per ogni pensionato”.

VITALIZI – Boeri ha parlato anche dei vitalizi. “Secondo le nostre stime, con una serie di interventi sui vitalizi dei parlamentari e dei consiglieri regionali si potevano ottenere anche fino a 200 milioni di euro, che non sono niente a cospetto del nostro debito pubblico ma sono cifre importanti – ha detto il presidente dell’Inps – Con la situazione del nostro debito pubblico dobbiamo stare attenti ai milioni ed è giusto fare così”. Un intervento “simbolico non vuol dire secondario. I simboli contano tantissimo e chi chiede dei sacrifici alle famiglie deve dare il buon esempio”, ha concluso.

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30 Giugno 2018