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Migranti, intesa Anac-Viminale

Migranti, intesa Anac-Viminale

cms_9781/migranti_centro_ftg.jpgL’Autorità nazionale anticorruzione e il ministero dell’Interno hanno sottoscritto un accordo di collaborazione in tema di appalti per la fornitura di beni e servizi nei centri di primo soccorso e accoglienza dei migranti. In base all’intesa, l’Anac – riferisce in una nota – fornirà supporto tecnico-giuridico per l’elaborazione di bandi-tipo diversificati in base alle varie tipologie di ospitalità previste in Italia, con l’obiettivo di favorire attività gestionali standardizzate e più trasparenti.

L’accordo odierno, nato su richiesta del ministero dell’Interno, punta ad assicurare uniformità delle procedure, così da assicurare un migliore impiego delle risorse pubbliche e al tempo stesso coadiuvare le Prefetture nella stesura delle gare d’appalto.

Non si tratta della prima collaborazione fra l’Autorità e il ministero. Già nel gennaio 2017, su richiesta dell’allora ministro pro tempore, l’Anac ha supportato il Viminale nella predisposizione di uno schema di capitolato per gli appalti dei centri d’accoglienza, poi confluito nel decreto ministeriale 7 marzo 2017 (cd. ’decreto Minniti’).

“Un uso corretto delle risorse non è interesse solo dei contribuenti ma dei migranti stessi, che sono le prime vittime di una gestione illecita e spregiudicata dei centri, come hanno dimostrato negli ultimi anni molteplici casi di cronaca e numerose inchieste giudiziarie”, afferma il presidente dell’Anac Raffaele Cantone.

“Con questo accordo – continua Cantone – l’Autorità anticorruzione mette a disposizione il proprio know how per evitare che possano verificarsi nuovi odiosi episodi di malversazione”.

Lite Lezzi-Emiliano e Di Battista risponde

cms_9781/lezzi_emiliano_lite_fg_da_video.jpgE’ finita con una lite la conferenza stampa convocata stamane, nella sede della Regione Puglia a Bari, dopo una riunione sulla questione del collegamento tra la città di Brindisi e l’aeroporto e sul nodo ferroviario della stessa città, alla quale partecipavano stamane il ministro per il Sud, la salentina Barbara Lezzi e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

A un certo punto, dopo reciprochi attacchi sulla presunta maleducazione istituzionale, la rappresentante del governo si è alzata e se ne è andata. Era presente il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi. La questione su cui si è scatenata la polemica è l’appello lanciato ieri da Michele Emiliano ad Alessandro Dibattista sulla vicenda Tap (Trans Adriatic Pipeline) il gasdotto il cui approdo è previsto a Melendugno, in provincia di Lecce. Il governatore ha invitato l’esponente Cinquestelle, ex parlamentare, ad affiancarlo nella battaglia per uno spostamento dell’approdo più a nord, proprio nei pressi di Brindisi, alla luce delle posizioni passate del Movimento 5 Stelle, contrario tout court al progetto, e le rassicurazioni che sono giunte recentemente dal governo in Azerbaijan circa la realizzazione dell’opera.

Dopo la lite, Emiliano ha inviato una lettera al premier Giuseppe Conte per informarlo di quanto accaduto. Il governatore della Puglia ha trasmesso al presidente del Consiglio la registrazione completa della conferenza stampa “per Sua opportuna conoscenza e per le Sue valutazioni”, scrive in una nota. Emiliano, dopo aver precisato che l’incontro con la ministra e il sindaco di Brindisi Riccardo Rossi era stato convocato per decidere di unificare due diversi progetti infrastrutturali per collegare l’aeroporto di Brindisi con la linea ferroviaria nazionale attraverso la stazione centrale di Brindisi, spiega che “la riunione si è svolta regolarmente e regolarmente si è chiusa concordando sulla opportunità di armonizzare i due progetti. All’esito dell’incontro, che la Regione non aveva comunicato alla stampa in mancanza di indicazioni da parte della ministra e che invece il suo Ufficio stampa aveva annunciato, si è svolta una improvvisata conferenza stampa”.

“La prima domanda ha riguardato il gasdotto Tap – prosegue Emiliano – a questo punto la Ministra, approfittando della domanda, si è scagliata contro il sottoscritto per le posizioni assunte anche recentemente sul gasdotto. La violenza verbale con cui la Ministra si è rivolta al sottoscritto come documentato ampiamente dalle principali testate giornalistiche presenti e l’assoluta incoerenza del contenuto dell’attacco rispetto al tema dell’incontro appena terminato, costituiscono a mio parere una grave violazione dei doveri della Ministra in quel momento ospite della Presidenza della Regione”.

“Non soddisfatta di tale incongrua esibizione – continua – la ministra, contestando la mia personale posizione in merito alla ineluttabilità della realizzazione del Gasdotto Tap, ha sostenuto che lo stesso non sarà mai realizzato, contraddicendo gravemente in questo modo la posizione politica sulla realizzazione dello stesso gasdotto, di recente espressa dal Suo Governo per voce del Ministro degli Esteri Moavero alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella nella recente visita di stato in Azerbaijan”. “Le assicuro – conclude Emiliano – che questo sia pur grave incidente istituzionale in nulla scalfisce la volontà della mia amministrazione di collaborare col Suo Governo in adempimento dei nostri doveri costituzionali”.

cms_9781/di_battista_4_fg.jpgDi Battista risponde

“Vedo che mi tirano in ballo per questioni politiche dall’Italia, anche il presidente Emiliano. Mi dice ’mettici la faccia’. Emiliano, io ce l’ho messa 5 anni la faccia. Forse tu col Partito democratico l’hai un po’ persa. Emiliano fa un po’ il paraculo”. Lo dice, nel corso di una diretta Facebook dal Messico, Alessandro Di Battista, replicando alle parole del governatore pugliese Michele Emiliano in merito alla vicenda Tap, il gasdotto il cui approdo è previsto a Melendugno, in provincia di Lecce.

Ieri il governatore ha invitato l’esponente Cinquestelle, ex parlamentare, ad affiancarlo nella battaglia per uno spostamento dell’approdo più a nord, proprio nei pressi di Brindisi, alla luce delle posizioni passate del Movimento 5 Stelle, contrario tout court al progetto, e le rassicurazioni che sono giunte recentemente dal governo in Azerbaijan circa la realizzazione dell’opera.

“Ci sono dei ministri che si occupano di questo, perché tirare in ballo me che sto facendo un altro lavoro?”, rimarca l’ex deputato 5 Stelle, che aggiunge: “Rispetto al Tap e alla Tav sapete quello che penso, mi fido dei ministri: diamogli un po’ di tempo e vedrete che queste opere stupide verranno affrontate in modo giusto”.

Nomine Rai, svolta a breve?

cms_9781/rai_cavallo_Ftg.jpgResta ancora incerta la partita per le nomine Rai. Il rebus, dopo l’intesa trovata su Cassa depositi e prestiti, non è ancora stato sciolto. Lo stesso Matteo Salvini nelle scorse ore ha fatto sapere che, per ora, è sua intenzione “incontrare tutti i candidati ai vertici” di viale Mazzini. Tempi che si allungano, come testimonia anche la decisione dell’assemblea dei soci Rai, che dopo essersi riunita questa mattina ha deciso di riaggiornarsi al 27 luglio, venerdì prossimo, in attesa dell’indicazione dei nomi di presidente e ad, da parte del governo. Nel calderone, intanto, sarebbero finite anche le intese da raggiungere su Fs e l’ipotesi di fare dietrofront sulla fusione Ferrovie-Anas, che vede d’accordo i due vicepremier Di Maio e Salvini.

Ma in molti scommettono che, proprio come avvenuto per la vicenda delle nomine di Cassa depositi e prestiti, la situazione, anche sul fronte Rai, si possa sbloccare improvvisamente. Magari a Palazzo Chigi, dopo un incontro chiarificatore di fronte a Conte. Se si chiudesse a breve, allora l’ipotesi più gettonata vedrebbe l’intesa sul nome di Fabrizio Salini come amministratore delegato, che gode dell’appoggio di Di Maio e – dato a suo favore – sarebbe tra i pochi manager a non aver storto il naso alla richiesta di rispettare il tetto dei 240mila euro di compenso, fissato per legge nella pubblica amministrazione. A completare il quadro dei vertici Rai, con l’ex direttore di La7 e attuale direttore generale di ’Stand by me’, arriverebbe Giovanna Bianchi Clerici, ex Cda Rai, caldeggiata dalla Lega.

Uno schema bilanciato, che deve fare i conti con le novità di regolamento Rai: in primis il tetto di 240mila euro allo stipendio, l’arrivo di un amministratore delegato, che viene introdotto al posto del direttore generale, e infine la figura di un presidente ’di garanzia’, che viene stavolta votato dai due terzi della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai.

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24 Luglio 2018