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MIGRANTI LA TENSIONE RESTA ALTA

Negli ultimi giorni il mare ha ucciso ancora, complici le avverse condizioni meteomarine. Nella giornata di giovedì, si sono susseguiti ben due naufragi. Il primo si è verificato al largo di Tajoura, cittadina a est di Tripoli (Libia). Queste le dichiarazioni del portavoce ufficiale della Marina libica, Ayoub Kassen: “Almeno 97 migranti sono dati per dispersi dopo il naufragio di un barcone a bordo del quale viaggiavano 126 persone”. Le forze navali libiche hanno subito raggiunto l’imbarcazione nel tentativo di soccorrere i migranti, ma ciò non è stato possibile poiché i mezzi in dotazione della Marina si sono rivelati poco adatti a operazioni di salvataggio in alto mare. Provvidenziale è stato l’intervento della petroliera libica Anwaar al-Khaleej, come ha spiegato la Guardia Costiera: “Il personale a bordo della petroliera è riuscita a trarre in salvo 29 migranti, mentre gli altri 97, tra cui tre donne e un bambino, sono annegati”. Il gommone era partito nella mattinata dello scorso 26 ottobre da Garabulli, a 50 km da Tripoli.

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Nel secondo drammatico episodio, avvenuto nei pressi del Canale di Sicilia, avrebbero perso la vita in 51, mentre 339 migranti, tra cui una salma, sono sbarcati ad Augusta (Siracusa). I superstiti, in prevalenza subsahariani, sono stati subito ospitati all’interno del porto commerciale e interrogati dal Gruppo Interforze della Procura di Siracusa, per chiarire le dinamiche della vicenda. Finora, è emerso che il viaggio sarebbe stato coordinato da alcuni organizzatori libici, con sede a Sabrata. I passeggeri dei tre gommoni, accompagnati dal mercantile danese Maersk Edward, avrebbero versato somme che vanno dagli 800 ai 1500 dinari libici ciascuno. La Procura ha arrestato tre presunti scafisti, due senegalesi e due sudanesi, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Tra i sopravvissuti al naufragio, anche 25 donne (alcune in stato di gravidanza) e 31 minori non accompagnati. Molti di loro sono stati trasportati all’ospedale di Lentini.

L’ONU ha già lanciato l’allarme, definendo il 2016 come l’”anno nero” per il mar Mediterraneo. “Quest’anno è stata già superata la soglia record di tutto il 2015, quando morirono 3.771 persone” ha spiegato il portavoce dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) William Spindler. Nel 2016 il numero di vittime è salito a 3.800. E siamo ancora a fine ottobre. Secondo le stime, 1 ogni 88 migranti che salgono su quei barconi non ne esce vivo, mentre nel 2015 la probabilità scendeva a 1 su 269. Nel Mediterraneo centrale, addirittura, su 49 migranti almeno 1 muore durante il viaggio. Dati a dir poco allarmanti, nonostante il numero di coloro che tentano la traversata sia sceso drasticamente a meno di 330mila rispetto allo scorso anno.

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Intanto, le proteste sulla questione migranti non si placano. L’ostilità nei confronti dei sempre più numerosi immigrati serpeggia da Nord a Sud dello stivale, seguendo il modello di Goro, comune del Ferrarese in cui la popolazione ha innalzato barriere anti-profughi, rifiutando di accogliere 12 donne africane, di cui una incinta.

Il popolo del web si è schierato contro gli abitanti del paesino, diffondendo sui social l’invito a boicottare la vendita delle vongole di Goro, come testimoniato dalle parole di un consumatore modenese nei confronti dell’azienda Copego: “Buonasera. Sono un consumatore dei vostri prodotti. Da oggi non ne consumerò più. Non accogliere 20 profughi, per di più solo donne e bambini è vergognoso. Voi fate parte di questa comunità, quindi ne dovete soffrire le responsabilità; me ne dispiace. Tutti i paesi della nostra provincia, eccetto quelli del terremoto 2012, accolgono profughi; non dico che ne siamo tutti contenti, chi è contrario se ne lamenta, ma non va oltre. I vostri concittadini sono andati oltre, troppo. Spero che questa mia piccola protesta vi faccia diventare parte attiva nel recuperare una dignità perduta”.

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L’arcivescovo di Ferrara, Luigi Negri, ha commentato: “Barricate ripugnanti, la Chiesa accoglie. […] La chiesa di Ferrara è in prima fila nell’affrontare ogni richiesta di ospitalità, come testimoniano i numeri sugli ospiti accolti e le strutture messe in campo”. “Si dovrebbero vergognare quelle persone che hanno impedito la sistemazione di donne e bambini. È un amaro ricordo che quei cittadini si porteranno appresso a lungo. Gli italiani che rifiutano l’aiuto doveroso a donne e bambini sono ottusi, mi vergogno di averli come connazionali. Se non vogliono vivere nello stesso posto dove diamo accoglienza ai profughi, andassero a vivere in Ungheria. Noi staremo meglio senza di loro”: questa la dura replica del prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Libertà civili e Immigrazione al Ministero dell’Interno. Anche Angelino Alfano si è espresso negativamente in merito all’accaduto: “Non mi interessa se la protesta sia stata organizzata o meno. Io sto a quello che vedo e quello che vedo è qualcosa che amareggia e che non è lo specchio dell’Italia”.

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Nonostante tanto sdegno, una sotterranea corrente xenofoba ha attraversato il nostro Paese, “contagiando” altri comuni più o meno piccoli. Gorino, cittadina a poca distanza da Goro, ha tirato su altre barricate. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha scritto al prefetto di sollecitare il Ministero degli Interni affinché non invii altri richiedenti asilo sul territorio, invitando al “riequilibrio delle percentuali con le altre Regioni, come Lombardia, Lazio, Campania, Emilia Romagna, Puglia, Valle d’Aosta”. A Palombaio, frazione di Bitonto (Bari), la cooperativa “San Sebastiano”, che avrebbe dovuto accogliere 27 immigrati, ha rinunciato all’appalto per le reiterate intimidazioni da parte della cittadinanza. “Noi non vogliamo dare fastidio a nessuno, se la gente non ci accetta ce ne stiamo a casa. Abbiamo scritto alla Prefettura, noi lasciamo. Non ci aspettavamo una reazione simile, in nessuna delle altre città dove curiamo l’accoglienza hanno reagito così, a Canosa, nella BAT, hanno anche organizzato una festa dell’accoglienza. Non ce la sentiamo di continuare in questo clima, ma occorrerebbe comprendere che quella gente arriva in condizioni disperate, sono essere umani come noi”.

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Matteo Salvini, leader della Lega Nord, ha elogiato gli abitanti del paesino con un post su Facebook, concludendo: “Cittadini 1 – Clandestini 0. BRAVI!”.Per fronteggiare l’emergenza profughi, il governo ha chiesto all’Ue 3,8 miliardi di tolleranza sul deficit, con un tetto massimo di 4,2 miliardi nel caso in cui gli sbarchi dovessero proseguire a ritmo tanto sostenuto come negli ultimi mesi. “Lo sforzo dell’Italia è iniziato prima degli altri paesi Ue, visto che fronteggia una pressione senza precedenti dal 2014 a causa del conflitto libico. Le spese non dovrebbero essere valutate in uno scenario annuale, ma relativamente alla situazione che l’Italia vivrebbe se non fosse il confine esterno della Ue” ha scritto il ministro dell’economia Pier Carlo Padoa in una lettera rivolta a Dombrovskis e Moscovici, rispettivamente commissario per l’euro e per gli affari economici. Nel contempo, continua il botta e risposta tra Renzi e il premier ungherese Viktor Orban. Quest’ultimo ha affermato, in un’intervista a radio MR: “La politica interna italiana è un terreno difficile. L’Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta, mentre stanno arrivando in massa i migranti, con spese ingenti. Renzi ha tutte le ragioni di essere nervoso”. Ha poi aggiunto che l’Ungheria, pur avendo chiuso le frontiere ai profughi, possa essere definita ugualmente un Paese solidale per il suo impegno nel difendere i confini e la sicurezza dell’Europa. Renzi, chiamato a rispondere da Radio radicale, ha sostenuto seccamente: “Il presidente Orban ha una visione dell’Italia non puntuale. In altri termini non è vero che il deficit aumenta, non è vero che l’Italia è in difficoltà o che c’è nervosismo. O l’Europa, e questo vale anche per l’Ungheria, prende atto dei documenti che la stessa Europa ha firmato e si fa carico migranti, o c’è una bella novità: l’Italia metterà il veto su qualsiasi bilancio che non contempli pari oneri e onori. L’Italia ogni anno dà 20 miliardi all’Europa e ne recupera 12. Oggi c’è una bella novità: il presidente del Consiglio italiano, poiché comincia la discussione sul bilancio, metterà il veto su qualsiasi bilancio che non contempli gli stessi oneri e gli stessi onori. Deve essere chiaro che l’Italia non è più salvadanaio da cui andare a prendere soldi. Il tempo in cui l’Italia faceva il salvadanaio è finito”. Una netta e doverosa presa di posizione da parte del Presidente del Consiglio, che si spera possa finalmente dare una svolta all’annosa questione migranti, nel rispetto della dignità di tutti.

Data:

29 Ottobre 2016