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Migranti, Macron: “Crisi politica tra Italia e Europa”

Migranti, Macron: “Crisi politica tra Italia e Europa”

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“C’è una crisi politica tra l’Italia e il resto dell’Europa. L’Italia ha deciso di non rispettare le regole del diritto internazionale e in particolare del diritto marittimo e umanitario”. Lo dice il presidente francese Emmanuel Macron, rispondendo ad una domanda sul caso della nave Aquarius.

Nel pomeriggio, parlando a ’Zapping’, su Rai Radio Uno, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, commentando il rifiuto del governo francese di far approdare la nave, ha detto: “L’ho fatto io e sono a processo per sequestro di persona, Macron ha detto che facevo vomitare e che ero fascista… quando hanno a che fare con la dura realtà, capiscono che si tratta solo di buonsenso”.

“E’ una nave che prende in giro il mondo e pretende di portare clandestini un po’ là e un po’ qua”, ha rimarcato Salvini.

Aquarius sbarcherà a Malta

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I 58 migranti a bordo dell’Aquarius sbarcheranno a Malta e verranno in tempi brevi trasferiti in altri 4 Paesi dell’Unione Europea: Francia, Spagna, Germania e Portogallo. “Malta e Francia di nuovo si fanno avanti per risolvere una situazione di stallo”, ha twittato il premier maltese Joseph Muscat. “Con Emmanuel Macron e gli altri leader vogliamo mostrare un possibile approccio multilaterale”, ha aggiunto.

In una nota, il governo maltese spiega “l’iniziativa congiunta” condotta con la Francia per risolvere la nuova situazione di stallo, che prevede che i 58 migranti vengano trasferiti in acque internazionali dall’Aquarius a una nave maltese. Una volta arrivati poi a Malta, i migranti saranno immediatamente distribuiti nei Paesi europei che si sono offerti di accoglierli, si legge sui media maltesi.

“Considerando che l’Aquarius è rimasta senza bandiera, la nave dovrà poi procedere verso il suo porto d’origine per rettificare la sua situazione”, si legge nella nota del governo maltese. “L’operazione avrà luogo appena sarà logisticamente possibile – prosegue – il governo maltese partecipa a questi sforzi per motivi puramente umanitari e senza pregiudicare la sua posizione sulle attività di ricerca e soccorso, che rimangono immutate”. “Il governo della Francia e Malta rimangono impegnati ad un approccio multilaterale ed attivo basato sul rispetto dello stato di diritto e la solidarietà”, conclude la nota.

Questa mattina era arrivato il no di Parigi allo sbarco a Marsiglia. “Il giorno in cui una nave arriverà davanti a Marsiglia con delle persone in difficoltà, naturalmente noi le prenderemo. Non è questo oggi il caso dell’Aquarius” aveva detto il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, parlando a Bfm Tv, a proposito della nave di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere. “Il porto di Marsiglia non è il più vicino” alla zona in cui i migranti sono stati salvati, “la Francia dice no“, aveva scandito. Ieri, le due ong – di fronte al rifiuto di Italia e Malta di far attraccare l’Aquarius nei loro porti – avevano annunciato di aver fatto rotta verso il porto di Marsiglia, da dove la nave era salpata la settimana scorsa.

In questo momento stiamo navigando verso Malta – aveva spiegato oggi Alessandro Porro, operatore umanitario Sos Mediterranee che si trova sulla nave Aquarius, in diretta a ’Un Giorno da Pecora su Rai Radio1’ – non perché ci fermeremo lì ma perché le condizioni meteo stanno peggiorando, ci aspettiamo onde fino a 5 metri e stiamo cercando riparo in un zona migliore”. A bordo “abbiamo 58 persone di cui 16 minori, uno non accompagnato, ci sono prevalentemente famiglie che vengono da Siria, Libia e Palestina”.

La portavoce della Commissione Europea Natasha Bertaud ha affermato che sul caso della nave Aquarius, “in base al diritto internazionale, non c’è responsabilità europea“. “La nave – ha spiegato la portavoce – può chiedere di sbarcare i passeggeri in uno Stato Ue e lo Stato può accettare, ma la sola responsabilità legale spetta alle autorità libiche, che hanno coordinato le operazioni di salvataggio. Evidentemente, non chiudiamo gli occhi. Solidarizziamo con le persone a bordo e speriamo che una soluzione venga trovata”.

Brexit e lavoro, cosa cambia per i cittadini Ue

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Niente più corsie preferenziali per i cittadini Ue e per i visti priorità ai lavoratori qualificati. Saranno questi i pilastri della nuova politica per l’immigrazione che verrà adottata da Londra, quando il Regno Unito avrà lasciato definitivamente l’Unione europea. E’ quanto ha deciso il governo britannico, accogliendo le indicazioni del Migration Advisory Committee (Mac), la commissione indipendente istituita per consigliare il governo sulle politiche migratorie da seguire dopo la Brexit.

Il governo ha deciso all’unanimità di costruire un sistema basato sulle qualifiche, invece che sulla nazionalità, ha riferito una fonte di Downing Street alla Bbc. Tuttavia, un’altra fonte riferisce che nello scenario post Brexit per i cittadini Ue potrebbero essere decise regole più “morbide” per l’immigrazione, in funzione dell’accordo commerciale che Londra siglerà con l’Unione europea.

I dettagli della nuova politica per l’immigrazione verranno illustrati da Theresa May al congresso dei Conservatori della prossima settimana. La premier, scrive la stampa britannica, spera così di placare gli animi dell’ala euroscettica dei Tories, molto critica sulla gestione del negoziato con la Ue per la Brexit, che la scorsa settimana sembra essersi nuovamente arenato, dopo che nel vertice europeo di Salisburgo è stato respinto il cosiddetto ’Chequers Plan’ della May.

All’Onu con la figlia, Jacinda fa la storia

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Si è presentata all’Assemblea generale dell’Onu a New York portando con sé la figlia di appena tre mesi. La premier neozelandese Jacinda Ardern scrive così un pezzo di storia, diventando la prima leader mondiale a partecipare all’evento che riunisce i capi di Stato e di governo di buona parte dei Paesi del mondo con la sua neonata al seguito.

Nata lo scorso 21 giugno, la piccola Neve è stata tenuta in braccio dal papà Clarke Gayford, che si occupa a tempo pieno della bimba, mentre la mamma teneva un discorso al Nelson Mandela Peace Summit. Poco prima le immagini hanno mostrato una Ardern sorridente che giocava con la figlia nella sala dell’Assemblea Generale.

Dopo l’incontro, il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric ha elogiato Ardern per “aver dimostrato che nessuno è più qualificato a rappresentare il suo paese di una madre che lavora”. “Solo il 5% dei leader mondiali sono donne, quindi dobbiamo renderle le benvenute il più possibile”, ha detto.

La premier è tornata a lavorare ai primi di agosto, dopo sei settimane di congedo di maternità. Poiché continua ad allattare la figlia ha voluto che Neve fosse con lei, durante il viaggio di sei giorni negli Stati Uniti e Gayford, un presentatore televisivo di un programma sulla pesca, l’ha accompagnata per occuparsi della bambina.

Ai microfoni di Today, sulla rete americana Nbc, alla domanda se sia più difficile governare la Nuova Zelanda o portare sua figlia su un volo di 17 ore, Ardern sorridendo ha risposto che al momento i due impegni sono “alla pari” e ha detto di essersi scusata in anticipo con i suoi compagni di viaggio. Poi ha spiegato che il ruolo da primo ministro ha “soddisfatto le mie aspettative”, ma la gioia che le ha procurato la nascita di Neve “le ha superate di gran lunga”.

Dalla settimana scorsa, in Nuova Zelanda, la legge consente al primo ministro o ai ministri di viaggiare con una baby sitter, negli incarichi all’estero, e far coprire le spese dal contribuente. Tuttavia, Ardern ha fatto sapere che i biglietti del compagno e le spese sarebbero state pagate di tasca propria, perché gli eventi a cui Gayford deve partecipare in quanto partner ufficiale sono pochi e la maggior parte del suo tempo sarebbe stata dedicata a Neve.

Gayford ha postato su Twitter una foto del pass di sicurezza di Neve, che recita “first baby”. “Avrei voluto poter catturare lo sguardo sorpreso di una delegazione giapponese che è entrata in una sala riunioni nel bel mezzo di un cambio di pannolino. Sarà un grande racconto per il suo 21esimo compleanno”, ha scritto nel post.

Seconda leader mondiale a partorire mentre è in carica, dopo la premier pachistana Benazir Bhutto, Arden all’Assemblea Onu ha fatto quello che l’eurodeputata del M5S Daniela Aiuto fece nel 2015, presentandosi nell’aula del Parlamento europeo a Strasburgo con il figlio di pochi mesi in braccio. Prima di lei, il 22 settembre 2010, un’altra eurodeputata italiana, Lucia Ronzulli, aveva portato in occasione della sessione plenaria la figlia di appena 44 giorni per rivendicare maggiori diritti per le donne per conciliare vita professionale e familiare.

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26 Settembre 2018