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MIGRANTI,CDM A CUTRO – COVID,INDAGATI SPERANZA,GRILLO E LORENZIN -CASO COSPITO

Migranti, oggi Cdm a Cutro: sul tavolo decreto flussi e contrasto immigrazione

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Il Consiglio dei ministri è convocato per oggi 9 marzo 2023 alle ore 15.45, nella sede del Municipio di Cutro. Dopo il naufragio costato la vita a 72 persone, tra cui molti bambini, davanti alle coste calabresi, Palazzo Chigi vuole chiudere con le polemiche e dare un segnale forte che metta la parola fine alle stragi di migranti in mare. All’ordine del giorno un decreto su ’Disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all’immigrazione irregolare”.

Nel mirino del governo finiranno gli scafisti, con un duro inasprimento delle pene attualmente fissate da 1 a 5 anni, con multe che arrivano a 15mila euro. Fonti qualificate spiegano che si starebbe addirittura valutando di raddoppiarle a 10 anni, introducendo anche un aggravante ad hoc per chi provoca la morte di chi, per fuggire dal proprio Paese, si affida a scafisti sperando di raggiungere l’Europa. Nel decreto potrebbe trovare spazio anche uno snellimento delle procedure per chi vuole entrare in Italia regolarmente, nonché un intervento normativo e burocratico per accelerare le richieste.

Nel dl ci sarebbe anche una norma per introdurre maggiori controlli sul fronte accoglienza, per evitare speculazioni e raggiri sulla pelle dei migranti. C’è inoltre sul tavolo l’ipotesi di un intervento sui centri di accoglienza che non funzionano, per migliorare la qualità di vita di chi, in fuga dal suo Paese, arriva in un hotspot, un Cas, uno Sprar, ecc. Si lavora per assicurare una accoglienza migliore, rafforzare i corridoi umanitari e aumentare i flussi, anche valutandone un’estensione temporale.

Non ci sarà invece nessuna stretta sui permessi di soggiorno: resta al momento inevasa la richiesta della Lega di ripristinare alcune norme contenute nei decreti sicurezza del governo ’gialloverde’.

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Inchiesta Covid, fascicolo a Roma: indagati ex ministri Speranza, Grillo e Lorenzin

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La procura di Bergamo ha trasmesso un fascicolo a Roma con una decina di indagati, tra cui gli ex ministri Roberto Speranza, Beatrice Lorenzin e Giulia Grillo nell’ambito dell’inchiesta sul Covid. Il trasferimento è legato alla competenza territoriale.

L’ex numero due dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra e quattro ’tecnici’ del ministero della Salute sono indagati in uno stralcio romano dell’inchiesta della procura di Bergamo per falso ideologico. Per la procura di Bergamo, che ha trasmesso per competenza territoriale, sono ritenuti “responsabili per i dati falsi comunicati a Oms e Commissione europea attraverso appositi questionari’. Gli altri indagati oltre a Guerra sono “direttori generali della Prevenzione del ministero della Salute e direttori dell’ufficio 3, in qualità di focal point di Oms, e dell’ufficio 5’, si tratta di Claudio D’Amario, Francesco Maraglino, Loredana Vellucci e Mauro Dionisio.

Tre i filoni dell’indagine chiusa mercoledì dalla procura di Bergamo: si tratta della mancata zona rossa, il mancato aggiornamento del piano pandemico e l’ospedale di Alzano Lombardo. Per la procura di Bergamo, sulla base della consulenza affidata al microbiologo Andrea Crisanti, la zona rossa a Nembro e Alzano avrebbe potuto risparmiare migliaia di morti.

Non meno centrali gli altri due aspetti dell’indagine durata quasi tre anni: da una parte il mancato aggiornamento e la mancata applicazione del piano pandemico, fermo al 2006, che avrebbe potuto frenare l’avanzata del virus e garantire quei dispositivi – guanti, mascherine e tamponi – introvabili per giorni. Dall’altra parte la vicenda dell’ospedale di Alzano. I dubbi non riguardano tanto la chiusura e la riapertura del Pronto soccorso del 23 febbraio 2020, dopo la scoperta del primo caso, ma l’assenza di interventi nei reparti dove i contagi salivano costantemente.

GRILLO – “Non sono stata informata. Non so nulla, dunque non posso rilasciare dichiarazioni”, il commento all’Adnkronos Salute dell’ex ministra della Salute, Giulia Grillo.

Ascoltata dai pm Orobici il 3 marzo 2021 alla domanda se avesse mai letto un appunto relativo all’aggiornamento del piano pandemico, Grillo aveva affermato: “Non ricordo che ci sia stato qualche dirigente che sia venuto fisicamente a rappresentarmi la necessità strategica di aggiornare il piano. Mi chiedete se siano state prese iniziative per aggiornare il piano pandemico e riferisco che non ricordo nello specifico. Ricordo che abbiamo lavorato tanto sull’attività della prevenzione. L’attività di aggiornamento del piano pandemico aveva natura prettamente tecnica e pertanto era di competenza dei vari dirigenti presenti in seno al Ministero” replica l’ex ministro presunta “responsabile dell’omessa istituzione-rinnovo del Comitato nazionale per la pandemia” a dire dei magistrati.

“Ricordo di aver chiesto più volte al segretario generale le varie scadenze sia a livello normativo che amministrativo e cercavo di dare impulso a dette attività. A tale scopo, facemmo con il mio staff più di una riunione per capire se fosse possibile acquistare un gestionale per conoscere l’iter di avanzamento delle attività poste in essere all’interno del Ministero. Non ho memoria di attività connesse all’aggiornamento del piano pandemico” spiega. “Non ricordo che mi sia stata rappresentata la necessità di precedere a eventuali capitoli di spesa dedicati per l’aggiornamento del piano pandemico. Posso dire che il 5% del fondo sanitario nazionale della Sanità viene destinato ai piani regionali della prevenzione. Nessuno mi ha rappresentato la necessità di aggiornamento del piano pandemico o della necessità di destinare dei fondi a tale scopo” prosegue.

“Mi chiedete se Ruocco mi avesse mai rappresentato della necessità di aggiornare il predetto piano, anche alla luce delle direttive europee, e riferisco che non ricordo che lo stesso mi avesse rappresentato tale necessità”. Anzi “riferisco che ero io che molte volte davo l’impulso per conoscere l’avanzamento delle attività per il tramite del capo di Gabinetto e delle varie scadenze. Inoltre, rappresento che anche nel corso dell’attività parlamentare precedente alla nomina di ministro avevo sentito parlare del piano pandemico, ma non approfonditamente anche perché si tratta di qualcosa che non rientrava proprio nell’attività politica ma in quella prettamente tecnica” aveva concluso Grillo.

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Caso Cospito, Consulta fissa udienza al 18 aprile
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La Corte costituzionale ha fissato per il 18 aprile l’udienza sul caso di Alfredo Cospito, l’anarchico detenuto al 41 bis e in sciopero della fame da oltre 4 mesi. L’udienza riguarda l’ordinanza della Corte d’Assise d’Appello di Torino con cui sono stati tramessi gli atti alla Consulta chiamata a esprimersi sulle attenuanti di cui potrebbe beneficiare Cospito a seguito dell’attentato verificatosi nel 2006 alla caserma degli Allievi carabinieri di Fossano, nel cuneese.

Nella sostanza i giudici torinesi nell’ordinanza avevano accolto la questione di legittimità costituzionale, sollevata dalle difese, sull’attenuante rispetto al reato di strage politica per il quale la procura aveva chiesto l’ergastolo. Il tema è quello della ‘lieve entità’: per Alfredo Cospito avendo la contestazione di recidiva reiterata specifica, la legge vieta il bilanciamento e, quindi, dovrebbe essere applicata la pena dell’ergastolo. Per questo si è deciso di rinviare gli atti alla Consulta per valutare se anche nel reato di strage politica debba operare il divieto di bilanciamento oppure no.

Alfredo Cospito “ha ancora perso peso, pesa 69 chilogrammi, le condizioni di sottopeso si fanno sempre più gravi. È lucido, assolutamente determinato a continuare con lo sciopero della fame, rifiutando l’assunzione del potassio: gli ho spiegato che questa è una condizione ad altissimo rischio”. Lo riferisce il medico che questa mattina ha incontrato Cospito, l’anarchico in sciopero della fame da oltre 4 mesi, attualmente ricoverato nel reparto protetto dell’ospedale San Paolo di Milano. “Non so quali saranno le decisioni e come proseguirà anche in merito a un’eventuale ipotesi di nutrizione forzata’” ha aggiunto il medico che ha aggiornato il difensore di Cospito, l’avvocato Flavio Rossi Albertini.

Intanto è stata aperta al Consiglio superiore della magistratura una pratica a tutela dei giudici che si sono occupati del caso di Cospito. La richiesta, avanzata dal gruppo di magistratura indipendente, è stata accolta dal comitato di presidenza del Csm, che ha assegnato la pratica alla prima commissione. Nella richiesta i consiglieri Paola D’Ovidio, Maria Vittoria Marchianò, Maria Luisa Mazzola, Bernadette Nicotra, Edoardo Cilenti, Eligio Paolini, Dario Scaletta, richiamavano le dichiarazioni rilasciate, all’indomani della decisione della Cassazione che ha confermato il regime del 41 bis per Cospito, da circa 4 mesi in sciopero della fame, dai suoi difensori che qualificavano “la sentenza quale ’una condanna a morte’”, sottolineando come più in generale la sentenza sia “stata seguita da diffuse espressioni lesive del prestigio e dell’indipendente esercizio della giurisdizione e certamente tali da determinare un turbamento al regolare svolgimento e alla credibilità della funzione giudiziaria”.

Secondo gli esponenti di Mi si starebbe assistendo “ad una denigrazione generica e generalizzata dell’intera attività giurisdizionale penale con il risultato di determinare presso la pubblica opinione una delegittimazione diffusa ed indiscriminata della funzione giudiziaria svolta dai magistrati del Collegio decidente della Corte di Cassazione e più in generale nei confronti di tutti i magistrati che nelle diverse sedi si sono occupati della vicenda e sono stati raggiunti da minacce o azioni di intimidazione solo per aver esercitato nel rispetto della legge le loro funzioni”.

Anarchici, domani presidi per Cospito a Roma

Due presidi contemporanei davanti alle carceri romane di Rebibbia e Regina Coeli sono stati annunciati per domani dagli anarchici che manifestano da ottobre scorso contro il 41 bis ad Alfredo Cospito e contro l’ergastolo ostativo. Mentre Torino fa ancora la conta dei danni per la manifestazione di sabato scorso, Roma si prepara alle mobilitazioni di domani che saranno monitorate con grande attenzione dalle forze dell’ordine. Lo slogan degli anarchici, che si riuniranno alle 17 sia davanti al maschile di Rebibbia, in via Elena Brandizzi Gianni, sia davanti Regina Coeli, al faro del Gianicolo, è ancora una volta ’’Fuori Alfredo dal 41 bis fuori tutti-e dalle galere’’.

’’Mentre si avvicinano le sentenze per 46 tra i detenuti di Rebibbia ritenuti responsabili della rivolta del 9 marzo di tre anni fa, vogliamo andare davanti alle mura del carcere di Regina Coeli e di Rebibbia per raccontare la lotta che stiamo portando avanti, le cui notizie arrivano nelle celle soltanto da radio e televisioni’’, si legge sul volantino diffuso sui social per annunciare le proteste.

Gli anarchici sottolineano che ’’tre anni fa’’, all’alba del lockdown nazionale per l’emergenza covid, ’’lo Stato ha sedato le proteste’’ con una ’’lunga scia di sangue’’ fatta di ’’torture e almeno 15 morti, di cui 9 nella strage avvenuta nel carcere di Modena a seguito della rivolta dell’8 marzo 2020’’.

’’Con un colpo di coda lo Stato tirò fuori dal cappello lo spauracchio del pericolo delle scarcerazioni di boss mafiosi e in un attimo cadde il silenzio su stragi, torture e sulle voci delle migliaia di persone detenute – dicono – Le proteste vennero raccontate come frutto di regie esterne e patti fra mafiosi, parenti e anarchici per fomentare i disordini’’.

’’Terremoti mediatici accompagnarono il cambio ai vertici del Dap, consegnando a uomini provenienti dalle fila dell’antimafia e dell’antiterrorismo la direzione delle galere – aggiungono – In questi mesi di mobilitazione al fianco della lotta di Alfredo contro 41 bis ed ergastolo ostativo abbiamo visto l’apparato dell’antimafia sfoderare tutte le sue armi politiche, giudiziarie e mediatiche per permettere allo Stato di consumare la sua vendetta contro un compagno rivoluzionario e mettere le basi per ulteriori strette repressive che riguarderanno tutte e tutti. Abbiamo portato le proteste sotto i palazzi dei diretti responsabili delle violenze in carcere e del mondo che ci soffoca qui fuori’’.

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9 Marzo 2023