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Minniti: “Approvare subito Ius soli”

cms_7401/minniti.jpgVa approvata “entro questa legislatura, anche senza correzioni” la legge su Ius soli e Ius culturae. Lo afferma il ministro dell’Interno, Marco Minniti, rispondendo alle domande di ’Avvenire’ in un forum in redazione. “Lo dico con nettezza: credo che si debba fare di tutto per approvarla, anche così com’è, in questa legislatura. Più difficile sarebbe correggerla – ribadisce Minniti – perché si accorcerebbero i tempi parlamentari per approvarla”.

Il ministro auspica che su questa questione “la maggioranza resti unita. Tuttavia, una questione di principio così rilevante, su cui io mi sento personalmente impegnato, interpella il Parlamento e la coscienza di ogni singolo parlamentare. La Costituzione, proprio per lasciare libertà su temi alti come questo, non prevede il vincolo di mandato. E io ritengo che su questo disegno di legge ognuno, come gruppo politico e individualmente, debba assumersi le proprie responsabilità. In più, aggiungo, lo ius soli ha a che fare col tema dell’integrazione”. Perché, sottolinea Minniti, “chi si integra bene, difficilmente aderirà ai proclami dei terroristi”.

E sui centri d’accoglienza dice: “Il mio obiettivo è andare verso il superamento dei grandi centri d’accoglienza, superare Isola Capo Rizzuto, superare Mineo, per passare a strutture piccole e meglio gestibili”.

Pensione, ipotesi rinvio per ’quota 67’

cms_7401/inps_pensioni.jpgIn pensione a 67 anni dal 2019: ipotesi rinvio per quanto riguarda il decreto direttoriale? “Noi lavoriamo all’idea di non far emanare dal Governo il decreto direttoriale dei ministeri del Lavoro e dell’Economia relativo all’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019“. E’ quanto dice Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, sottolineando che “la legge prevede che avvenga entro la fine dell’anno”.

“Con l’avvicinarsi della discussione parlamentare sulla legge di Bilancio si moltiplicano le proposte e le indiscrezioni giornalistiche” sottolinea, aggiungendo che “ci auguriamo che l’articolo del ’Corriere della Sera’ di oggi che riferisce di una disponibilità del Governo a rimandare la decisione al 2018 trovi riscontro nella realtà”.

CHIESTO RINVIO – “Nel parere votato dalla Commissione Lavoro della Camera la scorsa settimana – prosegue – abbiamo chiesto un rinvio a giugno 2018”.

JOBS ACT – “Su un altro fronte, quello dei licenziamenti – prosegue – una correzione di rotta sarebbe auspicabile: è vero che, dopo il Jobs Act, licenziare è più facile e conviene più dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali”.

ERICSSON – “Se non si interviene si moltiplicheranno casi come quello della Ericsson: licenziamenti collettivi senza ricorrere preventivamente all’uso della cassa integrazione al fine di alleviare il disagio e la disperazione dei lavoratori. Si tratta conclude – Damiano – di forme barbariche di relazioni industriali alle quali la legge deve porre un argine”.

Detrazioni & co.: 55 mld di sconti fiscali

cms_7401/dichiarazione_730_fg.jpgDetrazioni, deduzioni, esclusioni, crediti d’imposte ed esenzioni. Tanti nomi per altrettanti interventi che hanno un unico fine: ridurre il carico fiscale dei contribuenti attraverso degli sconti. Nel 2017 il sistema tributario italiano ne conta 468 per un valore di 54,5 miliardi di euro ripartiti tra persone fisiche e imprese.

Il bonus più sostanzioso è senza dubbio il credito d’imposta, declinato in 36 diverse forme, che vale 89.116 euro procapite. I fortunati, però, sono pochi: solo 18.673 soggetti a cui vanno 1,7 miliardi di euro. I dati sono contenuti nel dossier ’Semplificazioni possibili nel settore fiscale’, approvato dalla commissione parlamentare per la semplificazione ed elaborati dall’AdnKronos.

12 TIPI DI SCONTI – Nel documento vengono illustrati i risultati dell’indagine conoscitiva, che ha portato all’identificazione di 11 macro tipologie di sconti fiscali, dalle detrazioni ai regimi sostitutivi, più una dodicesima che raccoglie tutte le agevolazioni rimaste fuori dalle precedenti. Proprio a quest’ultima categoria è destinata la quota maggiore delle tax expenditures, ben 16,4 miliardi di euro, da dividere tra 11,6 milioni di beneficiari, che corrispondono a 1.415 euro procapite.

Le detrazioni sono le misure più diffuse: nel 2017 sono 41 e interessano 46,5 milioni di persone a cui vanno 254 euro procapite, per un totale di 11,8 miliardi. Anche le 37 deduzioni vengono distribuite tra un ampio numero di contribuenti: sono 28,4 milioni i beneficiari, che si dividono 4,7 miliardi di euro, ottenendo 166 euro procapite.

ESENZIONI – Sono ben 132 le esenzioni di quest’anno, che interessano 13,7 milioni di contribuenti; la spesa dell’erario per l’erogazione del bonus ammonta a 4,5 miliardi di euro, per un importo procapite pari a 328 euro. Costa poco meno la riduzione delle aliquote, declinata in 29 diverse ’nuance’; l’erario spende 4,3 miliardi che distribuisce tra 436.153 fortunati soggetti, che beneficiano di 9.893 euro procapite di sconto. Sotto la voce ’esenzioni’ rientrano 60 tipi di interventi che vanno a 5,3 milioni di contribuenti, per una spesa statale di 3,8 miliardi di euro, che equivale a 714 euro procapite.

E’ di poco inferiore il costo dei 20 regimi sostitutivi, pari a 3,7 miliardi di euro, che interessano 1,8 milioni di soggetti, per un bonus procapite di 2.043 euro. Tra le categorie che impegnano maggiormente l’erario, per spesa, rientrano anche i 35 tipi di regimi speciali, che costano 2 miliardi di euro e vanno a 1,4 milioni di soggetti, per uno sconto procapite di 1.413 euro.

IL DOSSIER – Nel dossier parlamentare si sottolinea la necessità di avviare una ’’seria riforma’’ ricordando che mettere mano al fisco ’’impone un orizzonte temporale lungo, per poter condurre un’analisi scrupolosa ed esaustiva dello stato dell’arte’’. Fino a oggi, invece, è prevalsa invece ’’la ricerca, per certi versi fisiologica, del gettito’’ attraverso misure ’’il cui impatto non sempre viene accuratamente valutato ex ante’’.

Da qui nasce ’’il moltiplicarsi degli adempimenti e delle scadenze, la volatilità delle norme e la loro stratificazione nonché la sostanziale disapplicazione dello statuto del contribuente’’. Le difficoltà burocratiche, l’incertezza delle regole e ’’la non eccelsa qualità media dei servizi pubblici erogati’’ grazie ai tributi versati ’’non invoglia i cittadini al versamento delle imposte e costituisce un alibi per quanti vi si sottraggono’’.

EVASIONE – L’elusione e l’evasione fiscale provocano un effetto a catena, che induce lo Stato e gli enti locali a ’’gravare ancora di più su coloro che si comportano correttamente’’ e a ’’escogitare un sistema estremamente complesso, caratterizzato da una vasta quantità di contributi, di adempimenti e di scadenze’’. L’obiettivo di riduzione del carico fiscale, conclude lo studio, è possibile solo se è ’’equamente ripartito tra tutti i soggetti’’.

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8 Ottobre 2017