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Missili Corea puntati contro Usa…Cia: “Se Kim morisse?”

cms_7507/Nord_Corea_missile_afp_4.jpgLe armi nucleari nordcoreane sono puntate unicamente contro gli Stati Uniti e non su altri Paesi. A dirlo, nel corso di una conferenza a Mosca sulla non proliferazione, è Choe Son Hui, a capo del dipartimento per gli affari nordamericani del ministero degli Esteri di Pyongyang. “Crediamo che un attacco nucleare possa venire dagli Stati Uniti, ma non da altri Paesi”, ha detto Choe all’agenzia Tass, precisando che “il nostro programma nucleare e le nostre armi sono puntate contro gli Stati Uniti”. La risposta nucleare nordcoreana, ha poi aggiunto il diplomatico, “sarà diretta agli Stati Uniti e a nessun altro Paese”.

“Pyongyang non ha intenzione di tenere negoziati sulle sue armi nucleari, per cui Washington dovrà sopportare lo status di potenza nucleare della Repubblica popolare democratica di Corea”, ha sottolineato Choe Son Hui.

“Il nostro leader Kim Jong Un ha spiegato la nostra posizione: costringerà gli americani alla pace e risponderà al fuoco con fuoco. Abbiamo armi nucleari e missili balistici, ma non li useremo se non saremo minacciati”, ha detto ancora.

“Le nostre armi sono pensate per proteggere la nostra patria dalla minaccia nucleare permanente statunitense”, ha assicurato il diplomatico, per il quale “l’ultimo obiettivo del regime nordcoreano è quello di raggiungere un equilibrio con gli Stati Uniti per assicurare che non osino parlare di azioni militari contro la RPDC”.

cms_7507/Kim_Jong_Un_afp.jpgCia: “Se Kim morisse?”

Se Kim Jong-un morisse improvvisamente? Meglio non chiedere un commento a Mike Pompeo. Secondo quanto riporta la stampa statunitense, il Direttore della Cia avrebbe risposto in modo curioso alla domanda postagli nel corso di una conferenza stampa sulla sicurezza tenutasi a Washington. “Se Kim scomparisse all’improvviso? Nel caso non chiedetemi un commento, vista la storia della Cia non intendo parlarne, non sarebbe utile. Qualcuno potrebbe pensare ad una coincidenza, ad un incidente…” ha continuato Pompeo tra le risate di diversi funzionari della sicurezza nazionale americana presenti in sala.

La Cia ha alle sue spalle una “storia oscura” riguardo il coinvolgimento in piani studiati per eliminare leader di diversi Paesi come Iran, Cuba, Congo, Vietnam e Cile e all’inizio di quest’anno la Nord Corea ha sostenuto che l’agenzia d’informazioni statunitense avrebbe tramato con l’intelligence sudcoreana per cercare di assassinare Kim, un’accusa mai provata. La minaccia rappresentata da Kim Jong-un è evidentemente al centro dell’attenzione della Cia e nel corso della conferenza, Pompeo ha anche avvertito che fra pochi mesi la Corea dei Nord avrà perfezionato la sua capacità nucleare. Gli Stati Uniti devono quindi “agire come se i nordcoreani fossero sul punto di raggiungere il loro obiettivo”. Donald Trump è pronto ad usare la forza se necessario, per assicurare che Kim non abbia la capacità di mettere a rischio l’America”.

Re Felipe: “Secessione Catalogna inaccettabile”

cms_7507/felipe_spagna_afp.jpg“La Spagna si trova a far fronte ad un inaccettabile tentativo di secessione, che risolverà nel quadro delle nostre istituzioni democratiche” attenendosi “ai valori e principi della democrazia parlamentare con i quali viviamo da 39 anni”. Sono le parole di Felipe VI, re di Spagna, a Oviedo, in occasione della consegna del Premio Principessa delle Asturie.

“Non vogliamo rinunciare a ciò che abbiamo costruito assieme unendo i contributi di tutti grazie ad una Spagna cimentata nel rispetto delle norme e della democrazia”, ha aggiunto il sovrano spagnolo. “La Spagna del XXImo secolo, della quale la Catalogna è e sarà parte essenziale, deve basarsi in una somma leale e solidale di sforzi, sentimenti, affetti e progetti. Una somma che continui ad alimentare la nostra vocazione universale, il nostro legittimo orgoglio di appartenere alla grande realtà democratica che è l’Europa”.

Brexit, Ue gela May: “Divorzio costa di più”

cms_7507/may_ue_afp_2010.jpgTheresa May esce sconfitta dal vertice europeo di Bruxelles, nel quale sperava di poter sbloccare il negoziato sulla Brexit. Il Financial Times riporta che i leader Ue hanno chiesto alla premier britannica di assumere un “impegno fermo e concreto” per aumentare il valore del cosiddetto “divorce bill”, il prezzo che Londra deve pagare a Bruxelles per chiudere tutte le pendenze e gli impegni finanziari. Senza accordo sul divorce bill, hanno detto i leader europei alla May, non si potrà procedere a discutere di un futuro accordo commerciale tra Regno Unito e Ue.

Le speranze della May di poter dare una svolta al negoziato sono andate frustrate e ora la premier si trova ad affrontare settimane di braccio di ferro sulla questione finanziaria prima del decisivo vertice Ue di dicembre. All’atteggiamento intransigente tenuto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron durante il vertice, si è comunque accompagnato il sostegno dei due leader per la premier britannica che all’interno dei Tories deve fronteggiare la fronda dell’ala più euroscettica del partito.

Nel corso di una conferenza stampa, May ha confermato che il Regno Unito esaminerà le richieste di Bruxelles per un accordo finanziario di ’divorzio’ di 60 miliardi di euro. Le richieste della Ue, ha detto la premier, verranno valutate “riga per riga”. Fino ad ora, il Regno Unito ha offerto per il divorzio una somma non superiore ai 20 miliardi di euro.

PROGRESSI – Descrivere la situazione dei negoziati sulla Brexit tra Ue e Regno Unito parlando di “stallo è esagerato: anche se i progressi non sono sufficienti, non vuole dire che non c’è stato alcun progresso. Oggi il Consiglio ha deciso di iniziare discussioni preparatorie interne per delineare il quadro del futuro rapporto” tra Bruxelles e Londra e “l’accordo sulla fase di transizione: è chiaro che ciò non sarebbe stato possibile senza il discorso di Theresa May a Firenze”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, in conferenza stampa al termine del vertice a Bruxelles. “Spero che saremo in grado di passare alla seconda fase dei negoziati in dicembre”, ha ribadito infine Tusk.

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21 Ottobre 2017