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Moavero: “Italia non si sfila dalle missioni”

Moavero: “Italia non si sfila dalle missioni”

cms_9665/moavero_milanesi_ghassan_salame_afp.jpgNon c’è nessun rischio che l’Italia si sfili dalle missioni internazionali, siamo pienamente dentro e non abbiamo nessuna intenzione di muoverci al di fuori del quadro di diritto internazionale, quindi anche europeo”. Lo ha detto alla Farnesina il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, nel corso di una conferenza stampa congiunta con l’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamé, in merito alla possibilità che l’Italia esca unilateralmente dalla missione Sophia.

Riguardo alle operazioni nel Mediterraneo per il soccorso dei migranti e il contrasto dei trafficanti di essere umani, Moavero Milanesi ha ricordato che le operazioni in mare sono coordinate nel quadro di ‘Operazione Sophia’.

Nell’ambito di questa operazione, gestita a livello dell’Unione europea, “era stato adottato il meccanismo relativo all’operazione Triton, che prevedeva l’Italia come porto di sbarco delle persone salvate all’interno della zona che dipendeva dal comando italiano. Triton è stato poi sostituito da Themis”.

“Nel quadro dell’operazione Themis – ha proseguito il titolare della Farnesina – questo legame immediato con i porti italiani non è più espresso, tuttavia il regime transitorio si basa sui meccanismi di Triton ed è nostra intenzione, in questo senso vanno anche comprese le posizioni più recenti del governo italiano, sottoporre al competente comitato a livello europeo l’adeguamento di Themis anche dal punto di vista operativo”.

Moavero Milanesi ha poi precisato che l’Italia intende consegnare imbarcazioni alla guardia costiera libica con l’obiettivo di salvare i migranti e non creare un ostacolo “difficile” da superare per il loro approdo in Europa. “Il nostro governo ha deciso in merito a imbarcazioni alla guardia costiera libica. Al centro di questa decisione c’è il diritto fondamentale alla vita di questa persone, l’idea non è quello di creare un blocco difficile da superare ma mettere in sicurezza queste persone il prima possibile”, ha dichiarato il ministro degli Esteri.

“Sogno Brexit sta morendo”, lascia Boris Johnson

cms_9665/johnson_boris_3_afp.jpgIl governo May si spacca sulla Brexit e perde i pezzi. Nel giro di poche ore si dimettono il ministro delegato all’uscita dall’Unione Europea, David Davis, e il ministro degli Esteri, Boris Johnson. “Il sogno sta morendo”, scrive Johnson alla premier Theresa May nella lettera in cui annuncia l’addio in contrasto con la linea adottata dal governo in relazione alla Brexit, linea giudicata troppo soft anche da Davis. “La Brexit dovrebbe essere relativa a opportunità e speranza. Dovrebbe essere una chance per fare le cose in modo diverso”, scrive Johnson nella lettera pubblicata integralmente sul proprio account Twitter.

L’ex ministro evidenzia l’importanza di “essere più agili e dinamici e massimizzare i particolari vantaggi del Regno Unito come economia aperta e globale”. “Il sogno sta morendo, soffocato da un’inutile insicurezza“, aggiunge Johnson, convinto che il Regno Unito abbia finito per posticipare “decisioni cruciali”, come quella relativa all’ipotesi di un mancato accordo tra Londra e Bruxelles sull’iter da seguire.

Intervenendo alla Camera dei Comuni, la premier britannica Theresa May ha difeso la linea del governo sulla Brexit. “Nei due anni a partire dal referendum – ha spiegato -, abbiamo avuto un dibattito nazionale acceso, con visioni solide espresse attorno al tavolo del Consiglio dei ministri. In questo arco di tempo, ho ascoltato ogni possibile idea e ogni possibile versione della Brexit: questa è la Brexit giusta, con l’uscita dall’Unione Europea il 29 marzo 2019″.

Davis, si è dimesso in polemica con May e la sua linea conciliante con la Ue sui termini di uscita dall’Unione europea. “L’attuale tendenza politica e la tattica” stanno rendendo “sempre meno probabile” che il Regno Unito lasci l’unione doganale e il mercato unico, ha scritto Davis nella sua lettera di dimissioni alla premier. Jeremy Corbin, leader dell’opposizione laburista, attacca May. “Troppo a lungo” la premier “ha dedicato tempo alle trattative” interne al partito “invece di concentrarsi sulle esigenze della nostra economia”, sottolinea.

May ha nominato il sostituto di Davis quale ministro per la Brexit. Si tratta di Domic Raab, sottosegretario all’edilizia ed esponente dell’ala euroscettica dei conservatori, i cosiddetti ’brexiteer’. Raab è anche membro della commissione per l’uscita dall’Unione europea della Camera dei Comuni ed è stato in passato sottosegretario alla Giustizia. La sua nomina è già stata approvata dalla regina Elisabetta, rende noto un comunicato di Downing Street.

Draghi: “Dall’Italia aspettiamo fatti, per ora solo parole

cms_9665/draghi_afp.jpg“Dovremmo aspettare prima di esprimere giudizi. Il test saranno i fatti: finora ci sono state parole, e le parole sono cambiate. Dovremo vedere i fatti prima di esprimere un’opinione“. Così il presidente della Bce Mario Draghi risponde, durante un’audizione alla commissione Econ dell’Europarlamento, a Bruxelles, risponde all’europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello che gli ha chiesto se il nuovo governo sia destinato a ricevere ’richiami’ su questi temi nel prossimo futuro.

TASSI, FERMI FINO ALL’ESTATE DEL 2019 – “Ci aspettiamo che i tassi di interesse principali della Bce resteranno ai livelli attuali almeno passata l’estate del 2019 e in ogni caso tanto a lungo quanto sarà necessario affinché l’evoluzione dell’inflazione rimanga allineata con le nostre aspettative attuali di un percorso di aggiustamento sostenuto”. “Intendiamo mantenere – ribadisce Draghi – la nostra politica di reinvestire i principali pagamenti dai titoli che vengono a scadenza nell’ambito del programma di acquisto di asset per un periodo esteso di tempo, dopo la fine del nostro programma di acquisto di asset e, in ogni caso tanto a lungo quanto sarà necessario a mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di politica monetaria espansiva”.

BANCHE, CONDIVIDERE IL RISCHIO PER RIDURLO – Nei mesi a venire, anche sulle decisioni sull’Edis (European Deposit Insurance Scheme), “non dovremmo farci zavorrare dalla distinzione tra la riduzione del rischio e la condivisione dello stesso”, anche perché, sottolinea il presidente della Bce, “la condivisione del rischio aiuta molto a ridurlo”. “Guardate – continua Draghi – alla United States Federal Deposit Insurance Corporation, che ha risolto 500 banche senza provocare instabilità finanziaria, anche perché aveva dietro il backstop, la garanzia, del governo degli Usa. Il numero corrispondente per l’Eurozona è stato inferiore di dieci volte, che è un altro motivo per il quale il settore bancario dell’Eurozona affronta ancora sfide significative. In altre parole, se la condivisione del rischio portasse a una gestione ordinata delle conseguenze sulla stabilità finanziaria derivate dalla riduzione del rischio” quest’ultima “procederebbe a un ritmo molto più alto”.

NIENTE BOLLE FINANZIARIE ALL’ORIZZONTE– La Bce non vede segnali di bolle finanziarie in formazione nell’Eurozona. “Finora non vediamo disallineamenti generali tra le varie asset class”, ha detto Draghi spiegando che per alcuni asset, come ad esempio “i prezzi degli immobili in alcune città” di alcuni Paesi o per “alcune obbligazioni ad alto rendimento”, si osservano “valutazioni un pò stiracchiate”. Si tratta, ha proseguito Draghi, di “sviluppi che monitoriamo costantemente”, ma non di indicatori di un cambiamento più generale: “Non vediamo rischi sistemici, ma rischi localizzati”, ha aggiunto. Certo, “le bolle sono molto costose”, ma questo accade “quando sono accompagnate da un’eccessiva crescita del credito”, mentre nell’Eurozona “i tassi di crescita del credito sono moderati e in linea” con l’andamento dell’economia. E alla Bce “non vediamo segnali dell’aumento dell’indebitamento che caratterizza il periodo precedente” l’esplosione delle “crisi finanziarie”.

BREXIT, NEGOZIATI NON DANNEGGINO STABILITA’ FINANZIARIA – “L’impatto economico reale” della Brexit “dovrebbe essere limitato”, perlomeno “in termini aggregati”, anche se “alcune parti dell’Ue saranno più colpite” rispetto ad altre. “E’ difficile prevedere le conseguenze finanziarie di un procedimento non gestito bene”, ma “il dovere di tutte le parti” coinvolte, oltre a tutelare l’integrità del mercato interno, è anche “far sì che i negoziati non generino rischi per la stabilità finanziaria” che, in ultima analisi, sottolinea Draghi, “sono dannosi per entrambe le parti”.

PIL, RISCHI AL RIBASSO PER PROTEZIONISMO – I “rischi al ribasso” per le prospettive dell’economia dell’Eurozona “sono connessi principalmente alla minaccia dell’accresciuto protezionismo. Un’Ue unita e forte può aiutare a cogliere i benefici dell’apertura economica, proteggendo nel contempo i suoi cittadini da una globalizzazione incontrollata”. Con il suo “esempio”, l’Ue “può dare sostegno al multilateralismo e al commercio globale, che sono stati delle pietre angolari della crescente prosperità economica nel corso degli ultimi sette decenni. Ma per avere successo all’esterno, l’Ue ha bisogno di istituzioni forti e di una robusta governance economica al suo interno”, conclude Draghi.

Fuori dalla grotta 8 ragazzi

cms_9665/thailandia_9luglio_fg_ipa.jpgLe operazioni di salvataggio dei ragazzi bloccati nella grotta di Tham Luang, nel nord della Thailandia, per oggi sono concluse. Lo riferisce la Cnn. Oggi sono stati estratti 4 ragazzi, dopo i 4 portati in salvo ieri. All’interno della grotta rimangono ancora 4 giovani calciatori oltre all’allenatore della squadra.

L’emittente thailandese Pbs ha mostrato due elicotteri e alcune ambulanze che sono arrivati all’ospedale di Chiang Rai, a circa 50 km dalla grotta, dove sono stati trasferiti tutti i 4 ragazzi soccorsi oggi. Il gruppo di baby calciatori è rimasto intrappolato dal 23 giugno ed è stato localizzato con precisione lo scorso 2 luglio.

“Il livello dell’acqua ora è basso. Il meteo è buono, l’equipaggiamento è pronto. Per questo oggi abbiamo deciso di cominciare prima del previsto”, ha spiegato Narongsak Osottanakorn, responsabile della missione di soccorso. “Il team è formato dagli stessi sub thailandesi e stranieri impiegati ieri, con qualche sostituzione perché alcuni sono troppo stanchi”, ha aggiunto.

L’estrazione di ogni ragazzo avviene attraverso un percorso di 4,7 km. Secondo il ministro dell’Interno, Anupong Paochinda, i 4 giovani soccorsi oggi sono in buone condizioni.

I familiari dei ragazzi non sono ancora stati autorizzati a visitarli, neanche i parenti dei quattro che sono usciti ieri. Ai parenti è stato comunicato di prepararsi per una visita in ospedale, che potrà avvenire dopo il completamento degli esami a cui sono sottoposti i giovani calciatori mano a mano che escono dalla grotta e dopo che le prime cure vengono loro somministrate, una visita che però si terrà inizialmente con un vetro di protezione a separare i ragazzi dai loro familiari, senza contatti fisici, per evitare il rischio di infezioni.

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10 Luglio 2018