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“MOLTO DIFFICILE ASSISTERE A TANTE CERIMONIE”

Ripartire, in generale, è sempre molto difficile. Quando la vita costringe il mondo a fermarsi, riprendere da dove tutto si era interrotto comporta una fatica non indifferente. Se lo stop, poi, è determinato da una tragedia, il freno a mano che impedisce alla grande macchina dell’esistenza di ripartire non può essere altro che il dolore. Per ripartire, allora, bisogna che tutte le scorie della sofferenza cessino di sortire i loro effetti, anche se il ricordo può alimentare quel fastidioso pizzico al cuore. Ma è proprio la memoria il motore che permette di andare avanti, con un occhio a ciò che è stato e uno a ciò che sarà. Sono trascorsi quasi due anni dal crollo del Viadotto Polcevera, meglio conosciuto come Ponte Morandi. Il 14 agosto 2018 Genova, e con lei tutta l’Italia, si è fermata; da allora 43 persone non ci sono più. Ma sempre da quel momento i lavori per costruire il futuro sulle ceneri del passato sono iniziati, e ora sono quasi terminati.

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Siamo onorati che nella cerimonia siano nominate le nostre vittime, che meritano un posto in prima fila, ma come Comitato non parteciperemo alla cerimonia di inaugurazione, quel momento in quel luogo non può essere parte di noi”. Queste parole, quelle dei parenti delle vittime della strage del ponte, evidenziano tuttavia la volontà di non conservare tra le memorie il momento in cui i loro cari sono crollati assieme alle macerie del viadotto. “È stato difficile riuscire a gestire i sentimenti contrastanti che affollavano la nostra mente. – spiega Egle Possetti, portavoce del comitato dei parenti delle vittime – Le emozioni che la crescita di questa nuova struttura hanno suscitato in noi sono sempre state molto forti, ed è stato altresì difficile assistere in questi mesi alle molte cerimonie, come abbiamo sempre sostenuto, per l’origine ‘indegna che ha avuto questa costruzione”.

Il messaggio è chiaro: “no” alla strumentalizzazione del ricordo, nessuno dei 43 deceduti deve diventare un “martire”. “Ci siamo mossi con veemenza quando abbiamo capito che l’inaugurazione sarebbe potuta divenire un evento mediatico, per questo abbiamo richiesto e ottenuto i connotati di sobrietà che chi non è più tornato da quel ponte meritava”. Come si procederà, dunque? Ci sarà un momento intimo, sempre per un’inaugurazione. Un abbozzo di memoriale sarà il Cerchio dei 43 alberi, che verrà installato sotto il ponte. È una scelta fortemente simbolica quella del “sotto”, invece del “sopra”, il punto del crollo: ai piedi del viadotto si sono spenti dei corpi, ma è proprio là che si è acceso un ricordo che non si spegnerà mai. “Sentiamo sotto il ponte la presenza dei nostri cari, e ci teniamo a ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuti e che ci sosterranno in futuro – prosegue il comitato dei parenti – perché nessun nuovo ponte potrà cancellare quello che è stato”. La tragedia di due anni fa era assolutamente evitabile, ma la strada verso il domani e verso la ripartenza non è lastricata con il “senno di poi”, bensì con la volontà di fare chiarezza, assoluta chiarezza.

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“L’unica celebrazione sarà quando arriverà il momento in cui verrà fatta giustizia, e ci sarà la certezza che vengano effettuati controlli e manutenzioni”. Perché – e deve essere in cima alla lista delle priorità – eventi come quello del crollo devono essere assolutamente evitati, non devono accadere di nuovo. A qualunque costo.

Data:

26 Giugno 2020