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Moscovici all’Italia: “La mia porta è sempre aperta”

Moscovici all’Italia: “La mia porta è sempre aperta”

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Resta alta la tensione tra Ue e Italia dopo la bocciatura della manovra del governo giallo-verde. Anche se oggi il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha teso la mano all’Italia dimostrando di voler ancora trovare una soluzione. “E’ nell’interesse di tutti continuare a dialogare e andare avanti verso delle soluzioni comuni“, ha scritto in un articolo pubblicato sul suo blog illustrando le decisioni prese da Bruxelles. “La mia porta è sempre aperta alle autorità italiane e sono convinto che potremmo accordarci su delle soluzioni condivise nell’interesse degli italiani e della zona euro. E’ un cammino esigente ma praticabile. Ci credo”, sottolinea. “Il posto dell’Italia è nel cuore della zona euro e dell’Europa. Non immagino l’Italia senza l’Europa né l’Europa senza l’Italia. E’ un membro fondatore della nostra Unione e si è sempre imposta come un motore indispensabile dell’integrazione europea. Farò di tutto in modo che possa restarlo ancora durante molti anni”, spiega.

Dal canto suo il premier Giuseppe Conte ha detto di non essere preoccupato: “Sono vigile per la tutela dei nostri interessi”. “Sabato incontrerò Juncker e mi confronterò con lui, spiegheremo le nostre ragioni e ci confronteremo serenamente in modo molto costruttivo”, ha aggiunto il premier sottolineando: “Ho varie argomentazioni, le esporrò nella cena”.

Sulla falsariga di ieri, il vicepremier Luigi Di Maio ha ribadito di voler “provare un dialogo a oltranza con tutti i commissari europei, con la Commissione europea per spiegare la bontà di queste misure, ma soprattutto che la manovra può migliorare e può migliorare nel taglio di sprechi”. Di Maio evidenzia che gli sugli sprechi si può “fare di più”, perché “non abbiamo completato in 5 mesi di governo tutte le istruttorie che servivano per tagliarli tutti”. In particolare “può migliorare per quanto riguarda la dismissione di immobili inutili. Questo è un paese che ha accumulato un patrimonio pubblico di immobili, asset secondari che possiamo vendere. E allo stesso tempo può migliorare rafforzando l’impegno sul 2,4% di deficit che abbiamo preso”. In particolare, sottolinea il vicepremier, “si parte col 2,4 e si arriva al 2,4. Capisco che la Commissione europea in questo momento ha paura che questo governo si possa comportare come quelli precedenti, cioè con la truffa dei numeri” afferma Di Maio, ricordando che “i governi precedenti dicevano facciamo solo 1,8% di deficit all’inizio dell’anno e poi alla fine” si arrivava a ulteriore indebitamente il paese. “Il nostro obiettivo è ridurre il debito e quindi aiutare le future generazioni, ma lo vogliamo fare con una ricetta diversa perché quella del passato non ha funzionato”. “Quando dico che i mercati capiranno, non dico che dovranno farsene una ragione”, ma che “quando verranno le nuove misure capiranno”, sostiene il vicepremier Luigi Di Maio. “Questi sono stati giorni di tensione con Bruxelles. Stava per arrivare – ricorda – la procedura di infrazione. Sono giorni in cui la manovra è ancora in discussione quindi si può avere il timore che possa partire un emendamento in aula che possa peggiorarla. Quando dico che la manovra sarà approvata definitivamente entro fine anno e si vedranno le nuove misure, tutti capiranno”, chiosa Di Maio.

Gilet giallo: “Ho una bomba, Macron ci riceva”

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La polizia francese è intervenuta ad Angers dove un uomo, che afferma di essere munito di esplosivi, si è barricato e chiede che l’Eliseo riceva i gilet gialli, protagonisti della protesta contro l’aumento dei prezzi dei carburanti. Lo scrive Le Figaro, che fa riferimento a fonti di polizia. Gli uomini dell’unità investigativa e d’intervento hanno raggiunto un parcheggio commerciale della città.

Secondo l’emittente Bfm-tv l’uomo, che indossa un gilet giallo, avrebbe precedenti per reati connessi agli stupefacenti. Avrebbe chiesto, inoltre, di parlare con il presidente Emmanuel Macron. Come ha spiegato il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, secondo le prime ricostruzioni l’uomo avrebbe mostrato una granata.

Pakistan, bomba in un mercato

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E’ di 35 morti e oltre 50 feriti il bilancio dell’esplosione di una bomba all’ingresso della sede di un seminario islamico nella regione nordoccidentale pachistana di Orakzai, nei pressi del confine con l’Afghanistan. Lo riferisce l’emittente locale Geo News secondo cui tra i feriti molti versano in gravi condizioni. L’attacco non è stato al momento rivendicato.

Secondo fonti di sicurezza, la bomba telecomandata era collegata a una motocicletta. “Tre bambini sono stati tra le vittime dell’esplosione”, hanno aggiunto le fonti, spiegando che “molte persone erano al mercato a comprare vestiti caldi quando è esplosa la bomba”. Il primo ministro Imran Khan ha “condannato fermamente” l’attacco terroristico a Orakzai e quello sventato sul consolato cinese a Karachi. Anche il ministro per i Diritti umani Shireen Mazari ha espresso ferma condanna, sottolineando la necessità di “garantire maggiore sicurezza alle nostre aree tribali e protezione al nostro popolo”.

L’attacco è arrivato poche ore dopo che i separatisti armati hanno preso d’assalto il consolato cinese nella città portuale meridionale di Karachi in cui 2 agenti sono rimasti uccisi e una guardia di sicurezza ferita. I tre assalitori sono stati uccisi nel corso dello scontro a fuoco con la polizia. Colpi di arma da fuoco sono stati uditi intorno alle 9.30 ore locali, le 4.30 circa ora italiana, all’esterno del consolato, nella zona di Clifton. Quattro gli uomini armati che avrebbero tentato un’irruzione e che sono stati fermati al posto di controllo all’ingresso dalle guardie. L’area è ora completamente circondata dalle forze dell’ordine mentre all’interno della sede consolare lo staff non ha riportato conseguenze. Secondo alcuni testimoni oltre agli spari ci sarebbe stata un’esplosione. L’attacco è stato rivendicato da un gruppo separatista della provincia del Balochistan, si legge sul sito della Bbc, dove la Cina sta attualmente investendo in un importante progetto.

Kenya, nuovi arresti per il sequestro di Silvia

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La polizia kenyana ha arrestato altre 3 persone nell’indagine sul rapimento della cooperante italiana Silvia Romano. Lo ha reso noto Joseph Boinnet, ispettore generale, come riferisce l’emittente Capital FM. “Abbiamo arrestato altre 3 persone che ci hanno dato informazioni molto utili all’operazione in corso per rintracciare e portare in salvo la giovane che è stata rapita”, ha detto Boinnet. “Siamo molto ottimisti, dovremmo essere in grado di ritrovare la ragazza nel più breve tempo possibile”, ha aggiunto. Come evidenzia il quotidiano Daily Nation, in totale le forze dell’ordine hanno arrestato 20 persone nell’ambito dell’indagine. Gli inquirenti, ha detto Boinnet, non hanno ancora stabilito se il sequestro sia attribuibile ai miliziani di al-Shabaab.

“Persone che hanno assistito” al sequestro “dicono che i rapitori abbiano chiesto denaro. Non possiamo sapere con certezza chi fossero e per quale motivo abbiano preso la ragazza”, ha spiegato Boinnet, evidenziando che l’indagine sinora “ha ricevuto un sostegno significativo dalla comunità locale, lo consideriamo vitale per il successo di questa operazione”.

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24 Novembre 2018