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Mps, esce di scena fondo sovrano del Qatar. La palla passa allo Stato ECONOMIA

I risparmiatori hanno risposto solo in parte alla conversione dei bond. E, soprattutto, esce di scena il fondo sovrano del Qatar, che nei piani sarebbe dovuto essere l’anchor investor, il fulcro, dell’aumento di capitale. Al momento, comunica la stessa banca, “non si sono concretizzate manifestazioni di interesse da parte di anchor investor” all’aumento di capitale di Mps. In estrema sintesi, il ricorso al mercato non basta e la palla per la ricapitalizzazione di Mps passa allo Stato . Con l’intervento pubblico che potrebbe essere formalizzato già domani sera, a mercati chiusi, dal Cdm. Dopo che il cda di Mps, che si riunirà a Milano, avrà comunicato formalmente il parziale flop del piano, prendendo le decisioni conseguenti.

L’ennesima giornata di passione per la banca di Rocca Salimbeni si è giocata sui due piani, quello privato e quello pubblico, che ora sembrano inevitabilmente destinati a sovrapporsi . Da una parte, le adesioni per oltre un miliardo di euro alla conversione dei bond, un buon risultato ma meno di quanto necessario, e la scarsissima riposta alla offerta di azioni. Dall’altra, il via libera del Parlamento all’utilizzo di 20 mld di nuovo debito per andare in soccorso delle banche in difficoltà a partire, ovviamente, dal Monte. Tutti indizi che portano a considerare a questo punto difficile, se non impossibile, evitare che si apra l’ombrello dello Stato. Tanto che, in serata, è arrivata anche l’importante presa di posizione del Fondo Atlante, che “rimane disponibile a realizzare il piano di cartolarizzazione degli Npl” di Mps, “anche qualora ci fosse un intervento dello Stato nel capitale, nelle modalità e nei tempi che il consiglio di amministrazione di Bmps vorrà considerare”.

La dimensione e le modalità dell’intervento pubblico sono oggetto in queste ore delle ultime limature. Anche alla luce del lavoro tecnico che il presidente e ad di Mps, Falciai e Morelli, hanno fatto questa mattina con i tecnici al Tesoro.

A fronte della ricapitalizzazione precauzionale della banca, secondo le norme Ue, scatta il burden sharing, ovvero la condivisione del rischio e quindi una perdita anche per gli obbligazionisti, che subirebbero la conversione forzata dei loro bond. E l’ipotesi che sembra prevalere è quella di un ’rimborso’ in azioni del valore perso nella conversione. L’azione del Governo poggerebbe sulle norme previste per il miss selling, ovvero la vendita non trasparente di bond alla clientela retail, che consentono di utilizzare risorse pubbliche senza che questo si configuri come un aiuto si Stato.

Il provvedimento dovrebbe contenere poi un pacchetto di misure che non sono entrate nella legge di bilancio, a partire da nuove modalità per assicurare la disponibilità finanziaria al fondo di risoluzione. Si tratta di un meccanismo aggiuntivo, nel caso in cui le contribuzioni ordinarie e straordinarie già versate non bastassero. A trovare spazio nel dl anche proroga di sei mesi del termine entro il quale le banche popolari si devono trasformare in spa. Altro capitolo che dovrebbe essere affrontato è quello fiscale relativo alle imposte anticipate (deffered tax asset): si pensa di estendere alle Bcc la possibilità di compensare i pagamenti utilizzandoli come acconto per l’esercizio fiscale successivo.

Intanto, è scesa sotto i 500 mln, a 478 mln, la capitalizzazione di Mps. Il titolo ha chiuso la seduta a Piazza Affari con un ribasso del 12% a 16,3 euro dopo le indiscrezioni sulla scarsa adesione all’aumento e, soprattutto, sul passo indietro del Fondo sovrano del Qatar. Sul titolo, scambi elevatissimi: sono passati di mano 3,3 milioni di pezzi, pari all’11,3% del capitale complessivo della banca.

In serata si è saputo che ammontano a 2,44 miliardi di euro i titoli conferiti complessivamente in adesione all’offerta di Mps su strumenti subordinati dalla stessa emessi o garantiti, con obbligo di reinvestimento del corrispettivo in nuove azioni della banca. Le adesioni alle due tranche dell’offerta, tenutasi fra il 28 novembre e il 2 dicembre e fra il 16 dicembre e oggi, sono pari a 1,93 miliardi di euro. Dall’istituto si sottolinea che le adesioni complessive all’offerta istituzionale Lme sono di 1,38 miliardi, di cui 510,6 milioni da parte dei portatori delle obbligazioni Fresh 2008. Inoltre, si spiega dall’istituto, le adesioni complessive all’offerta retail sono di 1,06 miliardi. Sulla base di tali risultati, l’aumento di capitale Lme sarà pari a massimi 2,06 miliardi.

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22 Dicembre 2016