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MYANMAR: SCONTO DI PENA PER SAN SUU KYI

cms_31373/0.jpeg“Il presidente del Consiglio di Amministrazione dello Stato perdona Daw Aung San Suu Kyi, condannata dai tribunali competenti”: questa la decisione delle autorità del Myanmar riportata dai media nazionali, con riferimento alla detenzione carceraria dalla nota leader politica nazionale, la quale sta scontando una pena dal 2021. La riduzione per effetto della decisione è pari a 6 anni pertanto, allo stato attuale, le restano da scontare “soltanto” 27 anni. La donna era infatti stata condannata a 33 anni di carcere dopo la presa del potere da parte dei militari con un golpe, all’esito di ben 19 condanne ricevute in altrettanti processi e per le motivazioni più disparate, che vanno dalla corruzione al mancato rispetto delle restrizioni anti Covid. Il provvedimento di clemenza è giunto in occasione della Quaresima buddista, in ossequio alla quale il governo concede spesso l’amnistia: San Suu Kyi è quindi stata ricompresa tra gli oltre 7.000 detenuti amnistiati. La donna, già provata dagli innumerevoli processi sofferti, ai quali è stata costretta a partecipare ogni giorno senza che si sia avuto neppure un doveroso rispetto per i suoi ormai raggiunti 78 anni di età, è stata anche impedita dal manifestarsi al pubblico, che ha potuto vederla soltanto attraverso delle foto a bassa risoluzione diffuse da alcuni media.

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Al momento è stata trasferita dalla sua cella in un edificio governativo, secondo quanto riferito da un membro del suo partito. “La grazia a San Suu Kyi è il più bel finale dopo anni di battaglie per la sua libertà. Ricordo ancora il nostro incontro 10 anni fa in Myanmar, donna coraggiosa e autorevole da sempre in prima linea per la salvaguardia della democrazia e dei diritti umani”, ha scritto su X, nuova denominazione del social network ex Twitter, il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Aung San Suu Kyi, figlia del generale Aung San considerato il padre della moderna Birmania (oggi Myanmar), ha incarnato per decenni la speranza di libertà, giustizia e democrazia nel suo paese, guadagnandosi il rispetto e l’ammirazione di molti, anche a livello internazionale. Già influenzata dai valori democratici del padre, nel 1988 emerse nel contesto politico del proprio paese, fondando il partito della Lega Nazionale per la Democrazia (LND). È stata una figura centrale del cambiamento politico birmano, lottando per tutta la sua vita contro i vari regimi militari che spesso hanno preso il potere e dai quali ha subìto, personalmente, conseguenze penali. I vari periodi di prigionia però non hanno mai scalfito la sua determinazione, diventando un’icona globale per la resistenza non violenta. È stata insignita del premio Nobel per la pace nel 1991.

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Nonostante alcune controversie relative alla sua carriera politica, tra le quali si ricordano le accuse di violazione di diritti umani nei confronti della minoranza etnica dei Rohingya, quando difese le misure di repressione compiute dall’esercito durante la carica rivestita in seno al Parlamento, il suo sostegno da parte del popolo rimane forte e molti vedono in lei la guida di cui la nazione ha bisogno per superare il passato autoritario e costruire un futuro democratico. Una vera figura di ispirazione per le generazioni a venire. La situazione nel Paese resta difficile e i militari al potere non consentono libere elezioni, trincerandosi dietro uno “stato di emergenza” che viene sistematicamente prorogato e che impedisce una qualsiasi forma di espressione popolare.

Data:

2 Agosto 2023