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NADA

Ho incontrato Nada in tre momenti particolari della sua vita e della sua carriera.

E credo di averne ricavato un comune denominatore: è una persona semplice, vera e che considera il suo lavoro con grande passione, partecipazione e professionalità.

La prima volta io avevo appena 19 anni e lei 23.

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Occupava già una posizione preminente nel panorama della musica leggera italiana e poteva cavalcare quel successo sfruttandolo al massimo.

Invece decise di fare un tour teatrale, in una piece dedicata ad Anna Frank, con Giulio Bosetti.

Una scelta coraggiosa, sia per il testo che per la paga: quella teatrale non era paragonabile a quella di un concerto.

Dovevo farle un’intervista e mi diede appuntamento nel camerino del teatro.

Come tutti i giovani di qualsiasi epoca, ero affascinato dai personaggi che popolavano la Tv e il cinema del momento.

Mi colpì quindi la semplicità e la serenità di quella cantante di cui decine di rotocalchi seguivano le sue vicende personali e che era comparsa già nei più seguiti programmi televisivi.

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La vidi quasi dimessa e mi sembrò appropriato più che mai il soprannome di pulcino che le avevano affibbiato (allora si usava farlo).

Nello stesso tempo fui sorpreso dalla sua capacità di ragionare in profondità, di parlare di sé senza dare troppo valore a ciò che le era capitato (il successo).

Non conservo la registrazione di quell’incontro e non ricordo nulla di ciò che ci siamo detti ma mi sono portato dietro le considerazioni che ho appena scritto.

Il secondo momento riguarda il periodo in cui sembrava che si fosse ritirata dal lavoro.

Aveva scelto di vivere a pochi metri dalla casa dei miei genitori.

La incontravo spesso con sua figlia Carlotta, di pochi anni.

Si intratteneva dal macellaio, dal giornalaio e dal fruttivendolo, miei amici quasi coetanei che, pur considerando questo fatto “sorprendente” in un paese di provincia, si erano abituati alla sua presenza

Stavo organizzando una mostra fotografica e la invitai all’inaugurazione.

Venne, la visitò, evitando abilmente di essere trattata come ospite di riguardo.

Eravamo sul finire degli anni Settanta: il divismo continuava ad essere una componente fondamentale dello showbusiness, i programmi televisivi (ancora pochi) erano seguiti da milioni di persone e le edicole vendevano decine di riviste di gossip.

Questa è la dimensione nella quale bisogna considerare le mie riflessioni.

La terza volta fu in un albergo di Sanremo, durante il penultimo festival a cui partecipò.

Contrariamente a come i cantanti si comportano in occasione di questo circo annuale, non si prestava alle formalità usuali della situazione.

Era seduta su un divanetto della hall e conversava con alcuni giovani, certamente inviati di emittenti radiofoniche.

Sapendo che l’avrei incontrata, avevo portato con me una foto che feci a Carlotta quando aveva 4 anni.

Mi avvicinai per salutarla e, dandogliela, le dissi: “Ne avrai migliaia, ma questa non ce l’hai!”

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La guardò, sorpresa di incontrarmi lì e mi ringraziò, mentre continuava ad osservarla con tenerezza, forse ricordando quel periodo.

E io mi gustai quel momento ‘privato’, rivedendo ancora una volta la Nada che mi piaceva, che pur non frequentando, mi sembrava di conoscere molto bene.

(Foto di proprietà dell’autore)

Data:

2 Luglio 2022