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NATIVITA’ COI SANTI GIOVANNI BATTISTA E GEROLAMO DI GIROLAMO DAI LIBRI

Vi presento il dipinto «Natività coi santi Giovanni Battista e Gerolamo», realizzato da Gerolamo dai Libri nel 1500 per una chiesa di Verona e attualmente al museo di Castelvecchio della stessa città.

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Quest’opera è generalmente conosciuta come «Il presepio dei conigli» per la curiosa presenza di questi animali posti all’ingresso della loro tana. Il dipinto è impostato in forma piramidale e colpisce per la presenza di due grotte: quella dove sono il bue e l’asino – animali tradizionali della scena della Natività – e quella dei due conigli, che non guardano verso la scena principale ma sono rivolti verso lo spettatore, come a volerlo chiamare in causa.

Il paesaggio circostante, realizzato con perizia e precisione dal pittore, è segno della presenza di Dio: il creato rimanda al suo Creatore, che l’ha voluto e realizzato per amore. Colpiscono alcuni particolari: dalle felci che crescono sulla roccia all’albero di melograno, frutto che simboleggia contemporaneamente unità e molteplicità per i tanti chicchi riuniti al suo interno e il sangue che Gesù verserà durante la passione in nome del suo colore. Sullo sfondo il pittore ha realizzato alcune case e un paesaggio che da un’insenatura in primo piano digrada dolcemente in lontananza.

Due santi fanno da corona alla scena centrale: a destra si trova San Girolamo, riconoscibile sia dal mantello e cappello cardinalizi sia dall’immancabile leone che divenne suo amico fedele dopo che il Santo gli levò una spina dalla zampa. Girolamo è uno dei quattro Dottori della Chiesa occidentale, insieme a Gregorio Magno, Agostino e Ambrogio. Quest’ultimi appartengono alla gerarchia ecclesiastica, il primo per essere stato papa e gli altri due in quanto vescovi: per tale motivo si è diffuso il modello iconografico di Girolamo con attributi da cardinale, benché al suo tempo tale figura non fosse ancora stata istituita. Durante un periodo della sua vita, il santo di origine dalmata si era ritirato nel deserto per vivere in penitenza e preghiera, e proprio a ciò allude il suo gesto di battersi il petto con un sasso. È inginocchiato e con lo sguardo contempla Gesù, riconoscendo in quel bambino la presenza di Dio.

A sinistra, San Giovanni Battista indica con un dito Gesù mentre con l’altra mano tiene una croce con la scritta «ecco l’agnello di Dio»: questi attributi iconografici ricordano l’episodio evangelico in cui Giovanni riconosce Gesù e lo addita come «l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo». L’arte rivela che la nascita di Gesù è strettamente legata alla sua morte e resurrezione: Dio non ha solamente dato il «calcio d’inizio al mondo», come diceva Aristotele parlando del «Motore immobile», ma s’interessa e si prende cura di esso.

Nel margine destro si vedono due viandanti: uno scruta la grotta con la mano sulla fronte, l’altro invece guarda avanti, disinteressato e distratto da qualcos’altro; lo stesso atteggiamento hanno l’asino che guarda verso la natività e il bue che si gira dall’altra parte, benché guardi verso Gesù con la coda.

Sembra che queste due coppie vogliano ricordare l’atteggiamento di tanti che festeggiano il Natale e che si lasciano anche avvolgere dall’atmosfera del periodo, con il rischio però di perdere di vista l’essenziale: quel Bambino che giace inerme per terra, accolto solo dal manto azzurro di Maria.

San Giuseppe, in piedi e in disparte, appoggiato a un bastone, sta proprio sotto la croce del Battista; pur pensieroso e assalito da mille domande, come rivela la mano sotto il mento, è presente in quanto l’uomo della fede, della fiducia in Maria e in Gesù. La logica di Dio spesso è diversa dalla nostra e non sempre è chiara: anche Giuseppe vive un travaglio interiore, come spesso è capitato e capiterà a ciascuno nella propria vita, ma non si tira indietro, resta al suo posto. Davanti a quel Bambino misterioso, Giuseppe si chiede quale sia il proprio ruolo: decide di fargli da padre e di vivere da sposo accanto a Maria.

Al contempo, anche Maria contempla il Figlio come proprio benché sappia dal modo in cui è nato che non le appartiene, ma si fida e prega, lo rivelano le sue mani giunte. Trova forza e sostegno nella fede in Gesù e per questo si concentra totalmente su di lui, a cui ha dato la vita. Il manto su cui è adagiato Gesù è blu per indicare l’umanità della madre e la scelta di farsi uomo del Figlio di Dio, totalmente immerso nelle pieghe dell’umanità ferita e dolorante, sin dalla sua nascita.

La pala del Natale ricorda che davanti a un Dio che si china sull’umanità c’è poco da capire e molto da contemplare e meravigliarsi. Gesù bambino sgambetta e si volge verso i coniglietti che fanno capolino dalla loro tana. Il coniglio ha un significato ambivalente nell’arte: innanzitutto è il simbolo per eccellenza della paura, siccome ad ogni piccolo movimento si dà alla fuga, ma indica anche la fecondità per i suoi parti tipicamente numerosi, tanto da diventare anche simbolo di lussuria. Nel nostro dipinto non guardano Gesù ma altrove: sono attenti ad eventuali segnali di pericolo e non si accorgono dell’evento meraviglioso che sta accadendo alle loro spalle. In questo caso sono simbolo della distrazione, ossia il porre attenzione a ciò che è secondario distogliendo lo sguardo e il cuore da ciò che veramente conta.

Questo è un rischio che corre ogni uomo che si lascia distrarre dalle cose futili e perde di vista l’essenziale. Nonostante ciò, il Bambino è l’unico che guarda i due coniglietti, li preferisce anche allo sguardo della madre. Questa è la certezza del Natale: Dio ti ama anche quando assomigli a quei due coniglietti. Dio ha dato appuntamento all’uomo in questo Bambino che giace in una grotta: ora tocca a te non mancare all’incontro. Davanti a una scena così disarmante si gioca la tua libertà.

Data:

25 Dicembre 2023