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NAZIONALE ITALIANA DI RUGBY: L’ETERNA INCOMPIUTA

Il 5 febbraio 2000 è stata una data importante per il movimento rugbistico Italiano. In uno dei “templi” mondiali del Rugby, Murrayfield Stadium, la nazionale italiana batte i campioni uscenti della Scozia, nella partita di esordio del Torneo delle 6 Nazioni. Conosciuto fino al 1999, prima dell’ingresso Azzurro, come Torneo 5 Nazioni. Il match è ricordato, oltre che per l’esordio assoluto della Nazionale Italiana di Rugby in un torneo internazionale, per la fantastica prestazione di Diego Dominguez che realizza 29 punti (una meta, tre drop e sei calci piazzati)necessari a battere gli scozzesi con il risultato finale di 34 a 29 per gli azzurri.

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Da quel giorno sono tanti i giocatori e gli allenatori stranieri assoldati dalla Federugby con lo scopo di far crescere in qualità e rendimento una Nazionale che stenta a trovare un’identità alla pari delle più blasonate dirette avversarie. E dopo vent’anni di prestazioni negative, intervallate solo da alcuni successi memorabili come le vittorie sui francesi, eterni rivali nello Sport, in tanti iniziano a domandarsi se sia opportuno continuare a tenere nel torneo, una “franchigia” che fino a oggi in Europa ha quasi sempre guadagnato l’infamante premio del “Cucchiaio di Legno” (simbolico titolo del torneo di rugby Sei Nazioni attribuito alla squadra che arriva ultima in segno di scherno e derisione). Senza dimenticare che nel ranking mondiale 2014 siamo al 14° posto, superati dal Giappone e tallonati dalla Georgia.

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Così come per lo Spread in Economia, la statistica e la classifica nel rugby detta il passo determinando chi possiede il diritto di presenziare nelle competizioni che contano. E se tra i tifosi e appassionati italiani di questo sport cresce la sfiducia nei confronti del team azzurro, l’opinione di chi sta oltre manica è ancor di più negativa. Infatti, a chiedersi se l’Italia merita ancora di stare nel Sei Nazioni, sono le firme importanti delle testate Rugby world e The Times.

cms_1872/Owen_Slot.jpgL’esperto Owen Slot, del “Times”, è andato giù pesante scrivendo: “Quanti anni passeranno ancora prima che gli organizzatori del torneo cominceranno a dubitare dell’opportunità di tenere gli azzurri? Il Ranking dice che Georgia Romania sono sul loro stesso piano.” Come si può dargli torto! Neanche le tre mete segnate a Twikenham hanno fatto pensare a un cambiamento di rotta della Nazionale Italiana. E’ vero, perdere contro i maestri inglesi “solo” per trenta punti di distacco può far pensare a una sconfitta onorevole; ma la prova degli azzurri è stata per quasi settanta minuti, incolore. Ancora una volta a farla da padrone nella prestazione degli italiani (parificati compresi) è stata l’indisciplina, gli errori in fase difensiva e una prima linea che fa rimpiangere Andrea Lo Cicero.

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Non si possono prendere tre punizioni in solo dieci minuti di gioco e sbagliarne altrettante con il neo acquisto maori, Haimona. L’apertura Neo Zelandese, autorizzata dalla FIR a giocare in azzurro, in diverse occasioni, comprese quelle delle prime due mette, non è mai riuscita a centrare i pali; anche da facile posizione. Di conseguenza, i dubbi e le incertezze attorno gli Azzurri, anche quest’anno, ci stanno doverosamente. A che servono questi stranieri – mi domando a questo punto – se non riescono a dare il giusto contributo nell’aiutarci a vincere una “causa” che perdiamo dal 2000? Non sarebbe meglio – aggiungo – puntare sul vivaio giovanile per far crescere un movimento sportivo che raccolga l’entusiasmo necessario a conseguire successi in campo internazionale, prima a livello di Club e successivamente con la Nazionale?

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Non ci resta che attendere le prossime partite di Parisse e Castrogiovanni, per capire se la strada intrapresa da inizio febbraio, è quella che ci porterà a una vittoria contro le modeste Francia e Scozia oppure all’ennesima conquista della posata di legno.

Data:

21 Febbraio 2015