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NEL MEZZO DEL CASIN DELLA MIA VITA

cms_22559/0.jpgMaurizio Lastrico in “Nel mezzo del casin della mia vita” alla Casa del Jazz di Roma nell’ambito di “I concerti nel parco”.

Estate 2021 #ricominciamo da qui, il più stralunato dei nostri comici ha avuto ottimi risultati, applausi e risate a non finire.

Sul palco era accompagnato da un quartetto vocale Glorius 4 formato da Agnese Carrubba (voce, pianoforte e percussioni), Federica D’Andrea (voce), Cecilia Foti (voce), Mariachiara Millimaggi (voce, tastiere e percussioni). Seguirà una tournée ma non sono ancora definite le date.

Lastrico è bravo, simpatico, loquace! Il pubblico era entusiasta, ci ha letteralmente asfaltato, andando spesso a braccio e coinvolgendo due spettatori a recitare un duetto sul palco e se la sono cavata egregiamente.

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Puro divertimento era preparato o andavi a braccio?

E’ un po’ di tempo che faccio spettacoli ed è sempre una sorpresa quando funziona in modo da far divertire il pubblico. Battute, risate, brani recitati, ho notato che c‘è stata una grande partecipazione. E’ bello poter fare questo mestiere e farlo in una piazza prestigiosa come Roma che mette un po’ in soggezione.

cms_22559/00.jpgIn questa stagione la Casa del Jazz è molto invitante, è all’aperto, è un luogo fresco, siamo stati benissimo.

Gli spazi per gli artisti sono spettacolari, il rapporto tra palco e platea è ottimo. E’ una delle tappe più belle che ho fatto quest’anno.

Il pubblico era molto preparato, sei un personaggio televisivo conosciuto soprattutto per Zelig, Don Matteo.

Fare televisione è bello, fare teatro lo è ancora di più perchè ti consente di avere un rapporto diretto con il pubblico. Ben vengano i social, ma avere una platea con trecento, quattrocento posti e poterla riempire tutta, per me è bellissimo. Mi consente di vivere con questo mestiere, fa contenti anche gli organizzatori che mi hanno dato fiducia.

Mi piace che ci sia anche improvvisazione, immagino che quando hai chiamato una coppia sul palco non era preparata.

E’ assolutamente improvvisata come nella tradizione giullaresca Un mese fa a Padova è uscita una gag divertente da un’improvvisazione, basta migliorarla, entra nello spettacolo e poi rimane. Porti il pubblico a fare improvvisazione . Ogni sera c’è bisogno di un grande rigore nella scaletta ma deve succedere anche qualche incidente. E’ un mix tra le due cose, deve essere tutto equilibrato. Se si va solo d’improvvisazione alla lunga è molto difficile sopravvivere. Metti anche una parte di vita! Ogni giorno prima di salire sul palco hai una grande strizza non è detto che la cosa funzioni sempre.

cms_22559/0000.jpgNel mezzo del casin di nostra vita” un titolo che parafrasa “nel mezzo del cammin di nostra vita” e nasce nell’anno in cui si festeggiano i 700 anni dalla morte di Dante. Come nasce l’idea di questo spettacolo?

E’ da molto tempo che “gioco” con la Divina Commedia , visto che attraversiamo un momento particolare c’è stata molta attenzione da chi organizza gli spettacoli, cercando di contestualizzarlo e farlo circuitare. Nasce perché quando frequentavo la scuola di recitazione allo Stabile di Genova, abbiamo studiato moltissimo Dante. Serviva come test per superare ogni anno l’interpretazione del Sommo Poeta. Successivamente mi ha portato fortuna. E’ bello perché per me è molto vicino sia ad una canzone senza strumenti che al rap, può raccontare anche una storia e nelle canzoni è più difficile. Puoi aggiungere la recitazione, la poesia, ogni spettatore può immaginare cose diverse. A volte le pause e i movimenti sono molto più dilatati. Tutto contribuisce a far divertire me e a coinvolgere anche il pubblico.

Ai tempi dell’Accademia qual era la tua cantica preferita?

Sono molto affezionato all’incontro tra Dante e Virgilio “mentre ch’i rovinava il passo loco dinanzi agli occhi mi fu offerto chi per lungo silenzio parea fioco”.C’è la sorpresa, il suo trovarsi in un momento di paura, di cercare un appiglio. Mi è piaciuto perché sentivo la debolezza di un uomo in quella selva oscura. Secondo Alessandro Barbera, Dante si trovava in un momento di compromissione politica, aveva una carica prestigiosa a Firenze ma era costretto in un mondo che lo stava inquinando moralmente.

E’ un qualcosa che sento anch’io, sono una persona molto sensibile agli impicci burocratici della vita, alle menate più semplici. Sono un pò pasticcione, permaloso, piccole cose quotidiane per me diventano epici, quasi dei misteri che mi piace raccontare e che servono ad esorcizzare le mie paure.

Chi non ne ha? Soprattutto in questo periodo sono addirittura triplicate.

Le avevo anche prima, chi non le ha? Soprattutto in questo momento in cui viviamo a livello sociale in maniera trasversale ci ha reso tutti un po’ più uguali. Speriamo che non ci sia l’acuirsi della distanza economica e sociale.Già il fatto che siamo potuti tornare a lavorare, ad incontrarci, a tornare a fare teatro mi sembra una cosa molto bella. Noi artisti abbiamo una grande responsabilità!

Quella di portare avanti la cultura che di solito il governo vuole distruggere.

Non credo sia solo il governo ma anche noi che presi da molti impegni, un po’ dimentichiamo la sacralità di quello che dobbiamo proporre alla gente, per certe scelte mi ci metto anch’io. Di qualsiasi teatro ci occupiamo, classico o leggero abbiamo una grande opportunità e allo stesso tempo una grande responsabilità. Il pubblico ci darà un grande credito vista la voglia che ha di quella magia che intercorre tra la platea e il palco e per non tradirla sta a noi rispettare tutti i propositi che ci siamo fatti nelle accademie, tra di noi a casa, nei bar. Forse abbiamo ancora un’occasione per avere più spazio. La mia voglia è di osare verso l’alto.

cms_22559/00000.jpgL’incipit dello spettacolo è “guardate la targhetta o voi che entrate…

In questo caso è un autista dell’autobus che manifesta la sua incazzatura. E’ la prima Divina Commedia in cui non sono io il protagonista ma mi immedesimo nel mestiere di un altro. E’ un escamotage narrativo che il pubblico ha subito accolto. La classica posizione del cabaret è appoggiarsi anche a cose comuni cercando di far ridere. Il fatto di poterlo fare in terzine e endecasillabi è una nuova veste. Parliamo di inferni quotidiani e urbani. Li trovo più interessanti della politica che è già mediata. Trovo più interessante l’incazzatura di un autista o l’inadeguatezza di una palestra piuttosto che movimenti politici di una particolare corrente. Non per snobismo o perchè è molto popolare ma trovo meno umanità.

Sicuramente l’autista incarna la maggior parte del popolo italiano, a Roma ancora di più perché la maggior parte sono molto simpatici, pur arrabbiandosi riescono a strapparti un sorriso.

L’umorismo nasce come medicina ed è in qualche modo un salvavita nei momenti di grande euforia, di tristezza, di impiccio. E’ una grande arma che possiedono gli esseri umani ed anche una delle cose più nobili.

Concordo pienamente!
Ad un certo punto dici “io sono il traghettator Caronte” come ti sei trovato nei suoi panni?

Anche lì è collegato all’autista dell’autobus che porta queste anime da un punto all’altro, non avendo voce in capitolo sulla loro destinazione ma essendo solo una persona che li traghetta all’inferno collegato al luogo di lavoro con il casino che c’è per il trasbordo delle anime. Caronte quando traghettava le anime era sempre incazzato.

L’amore è un’incognita non è matematica. Perché?

Questo è un gioco che ho fatto, sostituire le parolacce con dei numeri. Giocando con l’immaginazione del pubblico anche con la recitazione. I numeri fanno più ridere di altre cose. Era la chiusa di un pezzo che racconta dell’amore. In questo caso è apparentemente omosessuale che poi si trasforma in eterosessuale. L’amore non è matematica e quindi non è un’incognita.

cms_22559/000000.jpgCome ti vedi nel mezzo del cammin della tua vita?

Non sono più molto giovane e cerco di far palestra. Sono molto contento di quello che ho fatto. La sensazione è di aver fatto un percorso con molta gavetta.
Credo che le cose più belle debbano ancora arrivare. Ho seminato tante cose buone che dovrebbero farne succedere altre.
Ho fatto un film con Elio Germano “America Latina” dei fratelli d’Innocenzo” che dovrebbe uscire a breve. Già il fatto di essere tornato a teatro o sui set mi rende felice e chissà quante altre cose verranno.

Quando hai deciso di fare questo mestiere?

Fin da piccolo sognavo questo mestiere. Ho fatto l’aggregatore in vari centri educativi. A ventitré anni ho deciso di fare qualcosa soprattutto dal punto di vista remunerativo perchè dovevo capire se poteva davvero essere un lavoro per me. Ho studiato per superare l’esame di ammissione all’Accademia con una determinazione molto forte perché sentivo che lavori anche più belli non mi avrebbero mai dato la gratificazione che cercavo, non dal punto di vista economico ma cercavo un coinvolgimento viscerale che ti fa capire di essere nel posto giusto.

Ai ragazzi che vogliono fare il tuo mestiere cosa consiglieresti?

Affrontare la cosa nella maniera più seria , Cercare la migliore Accademia e compatibilmente con le risorse economiche prendere in considerazione di studiare anche all’estero.Soprattutto in questo momento scegliere l’Inghilterra o l’America. Affrontare la cosa il più seriamente possibile soprattutto dal punto di vista formativo.Mettersi nelle condizioni di avere più strumenti tecnici possibili. Mi sembra che stiano partendo tantissime produzioni cinematografiche. C’ è bisogno di attori con una grande umanità. Non rinunciare a vivere, fare molte esperienze di vita ed arrivare ad una preparazione eccellente.Intraprendere uno studio qualificato e non farsi prendere in giro dai millantatori che vantano amicizie con attori o registi.

cms_22559/0000000.jpgLo spettacolo avrà una tournée?

Essendo impegnato sul set di Don Matteo farò i live solo nel fine settimana.Al comico piace avere il calendario intero.

Progetti per il futuro?

Oltre al film di cui ho già parlato e “Don Matteo”, ho anche la serie “Fedeltà” che andrà su Netflix. Nel 2022 in primavera partirà una tournée teatrale di cui non posso parlare perché ancora non c’è la firma sul contratto.
Speriamo di ripartire al più presto non solo con testi validi ma che torni il connubio tra chi sta sul palco ed il pubblico. E’ senz’altro la cosa più bella per chi lo fa e per il pubblico!

Data:

19 Luglio 2021