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Nel mondo 18,8 milioni di casi. Oms: “Dobbiamo prepararci a pandemie e crisi climatica”

I casi confermati di coronavirus nel mondo sono saliti a 18.810.392, con 707.666 decessi a livello globale. Sono questi gli ultimi dati raccolti dalla Johns Hopkins University che monitora costantemente l’andamento della pandemia. Il Paese più colpito sono sempre gli Stati Uniti, con 4.823.890 casi confermati e 158.250 decessi.

Il mondo spende miliardi ogni anno per prepararsi a potenziali attacchi terroristici, ma abbiamo imparato la lezioni nel modo più duro: a meno che non investiamo nella preparazione contro le pandemie, e nella crisi climatica, restiamo esposti a danni enormi”. Lo ha sottolineato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra in collegamento con l’Aspen Security Forum.

Covid-19 ha mostrato “i limiti dei sistemi sanitari, sia di quelli deboli che di quelli forti, senza lasciare alcun Paese intatto. Ha colpito tutti noi. Gli eventi degli ultimi sette mesi – ha detto il Dg – sono un tragico promemoria dell’insicurezza e dell’instabilità che la malattia può causare. La pandemia di Covid-19 ha cambiato il nostro mondo. E’ stato uno stress test per la nostra infrastruttura politica, economica, culturale e sociale. E ci ha trovati” fragili.

“La speranza è che gli Stati Uniti riconsiderino la propria posizione”, è l’auspicio espresso da Adhanom Ghebreyesus. “Ho lavorato molto con gli Stati Uniti”, Paese “noto per la generosità, la leadership e il supporto sui temi sanitari. Quando ero ministro in Etiopia”, alle prese con la minaccia di Hiv-Aids, “la generosità degli Stati Uniti – ha ricordato – ha dato speranza alle persone, alle famiglie e ai singoli. Ricordiamo e apprezziamo la generosità e la guida degli Usa”. E il ’divorzio’ dall’Oms “non è un problema di denaro, ma proprio della mancanza della leadership” di un grande Paese. Per vincere questa pandemia “serve un mondo unito, serve solidarietà e coordinamento. E i leader”, al di là del lavoro dell’Oms, “sono i singoli Paesi”, ha sottolineato il dottor Tedros. Il problema “non è il denaro, è il vuoto” di leadership, dunque “la speranza è che gli Usa riconsiderino la propria posizione. Siamo aperti alle valutazioni, che si possono fare anche dall’interno”, ha aggiunto il Dg, sottolineando comunque che i contatti e le comunicazioni con gli Stati Uniti non si sono interrotti. “Spero che le relazioni tornino normali e più forti”, ha concluso.

Sei morti e 402 nuovi casi di Coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore. Lo rende noto il ministero della Salute nel suo aggiornamento quotidiano sull’emergenza Covid. Salgono così a 249.204 i casi totali, mentre è di 35.187 il numero ufficiale delle vittime nel Paese dall’inizio della crisi. Sono 12.694 gli attualmente positivi, 48 in più rispetto a ieri, e 201.323 i guariti con un incremento di 347 nelle ultime 24 ore. I ricoverati con sintomi sono 762, i pazienti in terapia intensiva 42 e le persone in isolamento domiciliare 11.890. Per quanto riguarda le Regioni, l’incremento più alto dei nuovi casi si registra in Lombardia con 118. Solo Molise e Basilicata non hanno segnalato nuovi contagi.

“La positività al tampone non vuol dire che abbiamo un malato. E, dunque, anche il dato di oggi dei 402 positivi non vuol dire che abbiamo altrettanti nuovi malati”. Lo afferma all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, che spiega: “Ormai sappiamo che la larga maggioranza dei casi è composta da asintomatici o paucisintomatici, quelli che hanno una forma ’mild’ di Covid-19, come direbbero gli anglosassoni. Il dato che dobbiamo valutare, il ’termometro’ dell’epidemia, è piuttosto quello dei ricoveri, in particolare in terapia intensiva”, rimasto stabile da qualche settimana.

Dunque il dato di oggi “non deve allarmarci, ma spingerci a tenere alta la guardia, osservando le misure come il distanziamento sociale, l’igiene e l’uso della mascherina”. Anche perché le oscillazioni quotidiane sono legate “al numero di tamponi, e ogni settimana in genere questo numero è più alto il venerdì e più basso durante il fine settimana. Invito a guardare, piuttosto, la percentuale di positività rispetto ai tamponi, che la scorsa settimana era intorno allo 0.55%: se rimane su questi numeri non c’è motivo di particolare allarme, perché più grande è la rete, più numerosi sono i pesci” pescati. In ogni caso la ’fotografia’ che arriva dai dati del ministero della Salute “indica che è importante continuare con le misure di distanziamento, perché il virus circola”. L’esperto si dice inoltre preoccupato per la variabilità dei criteri “di ricovero per Covid-19 nelle varie regioni: vanno unificati, perché è impossibile e scorretto ricoverare chiunque abbia solo 37,5 di febbre”. E questo potrebbe creare seri problemi alle strutture del Servizio sanitario nazionale in autunno-inverno, con “il ritorno della stagione influenzale”, aggiunge Bassetti.

“Nel nostro Paese si fanno pochi controlli sulle persone che arrivano dall’estero, anche da Paesi dove il virus circola. E nessuno vuol fare speculazione politica: dunque penso a quanti arrivano con i barconi, ma soprattutto con aerei, auto private e pullman”. “Io stesso – racconta – nei giorni scorsi ho visto un’automobile con una targa dalla Bulgaria e delle persone che riposavano in autogrill, chi le ha controllate? E’ stato detto loro di mettersi in quarantena? Chi avvisa quanti arrivano da un Paese endemico via Europa di rispettare la quarantena? Il timore è che tanti non vengano intercettati”, conclude.

Data:

6 Agosto 2020