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NELLO SCENARIO POLITICO, TRA DEFICIT MEDIOCRATICO E MEDIOCRAZIA

«Ciò che è noto, non è conosciuto. Nel processo della conoscenza, il modo più comune di ingannare sé e gli altri è di presupporre qualcosa come noto e di accettarlo come tale», scriveva Hegel.

Ad oggi, il deficit democratico delle istituzioni europee, nozione invocata per sostenere che l’Ue e le sue istanze mancano di legittimità democratica in quanto inaccessibili al cittadino a causa del loro complesso funzionamento, è un dato ormai noto, una banalità che seppur tanto ovvia non è realmente conosciuta. La mancanza di rappresentatività degli organi europei è un aspetto in realtà compreso nell’assenza di una politica comunitaria. Gli elettori europei infatti non sentono di essere in possesso di una forma elettorale efficace che li investa del potere sostanziale di cambiare il corso delle politiche e della politica, respingendo nell’eventualità un «governo» non gradito; questo anche perchè nell’attuale forma di governance europea un «governo» vero e proprio non esiste.

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La suddetta questione del deficit democratico è stata largamente discussa nelle varie fasi del processo di integrazione europea; ad esempio è stata affrontata nelle conferenze intergovernative volte alla sottoscrizione dei trattati internazionali di Maastricht, Amsterdam e Nizza, dai quali è risultato un rafforzamento del potere del Parlamento Europeo, esteso a più aree in cui condivide il potere decisionale con il Consiglio. Di conseguenza il Parlamento europeo si è evoluto da assemblea con funzione consultiva a colegislatore e, con il Trattato di Lisbona del 2007, ha ottenuto un’estensione dei poteri nel settore finanziario, legislativo e di vigilanza. É così che attualmente la «legge sovrana» di ogni stato, la legge di bilancio, che ad esempio si preoccupa della garanzia dei diritti sociali, anche se nel caso specifico dell’attuale governo italiano è garante dei punti del «contratto di governo» che non si orienta propriamente in quella direzione, non è più di totale competenza del parlamento nazionale, bensì è frutto di una consultazione o, come dimostrato dalle ultime vicende, è evidente che in realtà si tratti più di una decisione del Parlamento europeo. Quindi, in seguito al patto di stabilità e ai vari trattati, un organo che nasce come avaria del sistema democratico rappresentativo si ritrova a decidere sulla locazione dei soldi pubblici di una nazione. Tutto ciò non è altro che una dimostrazione della fluidificazione dei rapporti nella società contemporanea, che comprende anche il rapporto di rappresentanza, tra rappresentante e rappresentato, e di conseguenza una tendenza alla disaffezione politica, che in ambito europeo emerge dalla bassa affluenza alle urne, con un minimo storico raggiunto nel 2009 con una media appena del 43%.

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Una possibile e certamente parziale spiegazione a questo fenomeno è la perdita generalizzata di ideologie e orientamenti politici ben delineati che porta all’affermarsi di una politica di «estremo centro», costituita da coloro i quali si definiscono «di sinistra ma» e coloro che inaspettatamente si definiscono «di destra ma». Alain Deneault, docente e filosofo canadese, nel suo saggio «La mediocrazia», scrive che «a furia di dichiararsi di sinistra ma, si è finito per svuotare del loro contenuto i valori a vantaggio di misure congiunturali che li contraddicono. I programmi politici detti di sinistra – ma del tutto conformi alle tesi liberali alle quali sostengono di opporsi – hanno finito per diluire, e persino, corrompere la definizione dei valori in questione». L’asse politico destra-sinistra dunque « si trova talmente spostato verso la legge del più forte che per darsi un’aura di resistenza basta mostrarsi moderatamente liberale». Sviluppando in effetti anche una superficiale analisi della situazione politica del nostro paese, è esattamente ciò che è stato dimostrato dallo sfaldarsi delle coalizioni di partito che concorrevano in campagna elettorale e dalla nuova coalizione di governo fondata sulla base non di un’alleanza di tipo politico, bensì sulla base di un contratto, un nuovo istituto ripreso dallo scenario privatistico. Uno scenario tanto confuso è l’ambiente ideale per fomentare i populismi, e in questo caos, gli estremismi, in particolare oggi quelli di destra, non possono che trovare appiglio, mostrandosi nella loro più totale determinazione.

Data:

10 Novembre 2018