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New York, killer spietato: “Volevo uccidere ancora”

cms_7612/newYork_Afp.jpgSayfullo Habibullaevic Saipov, il killer di Manhattan, non ha mostrato rimorsi e si è vantato dell’attacco. Lo riporta Nbc News, citando fonti della polizia che ha interrogato il 29enne uzbeko in ospedale. Saipov, principale sospettato per l’attentato terroristico di ieri a New York, nel quale sono rimaste uccise 8 persone, è stato ferito dagli agenti mentre tentava di fuggire.

Secondo quanto riferito inoltre dalla Cbs, l’attentatore avrebbe anche affermato che, se non si fosse andato a scontrare con uno scuolabus, avrebbe continuato a falciare altri pedoni e ciclisti sulla pista ciclabile a Lower Manhattan.

Per gli investigatori, Saipov si preparava all’attentato da lungo tempo. “Sembra che pianificasse” l’attacco “da un certo numero di settimane, lo ha condotto in nome dell’Is”, ha affermato l’ufficiale della polizia di New York John Miller nel corso di una conferenza stampa. Secondo gli investigatori, il killer “avrebbe seguito le istruzioni dello Stato islamico”. Agenti dell’Fbi hanno intanto perquisito la casa dell’uomo a Paterson, nel New Jersey, dove il killer viveva insieme alla moglie ed ai due figli.

Prima di una riunione di governo, intervistato dalla stampa sulla volontà di fermare l’accesso alle Green Card, il presidente Usa Donald Trump ha inoltre rivelato che l’uomo avrebbe “portato con sé altre persone” entrando negli Stati Uniti. “Era il punto di contatto, il principale punto di contatto, e siamo solo all’inizio, per 23 persone che sono entrate o che sono potenzialmente entrate con lui. E questo non è accettabile”, ha detto.

IL KILLER – Il terrorista è arrivato negli Stati Uniti nel 2010, da Tashkent, la capitale dell’Uzbekistan. Appena entrato negli Usa, si è stabilito in Ohio e, a quanto riferito da conoscenti, ha passato i primi tempi negli Stati Uniti cercando un lavoro e provando a migliorare il suo inglese. Dall’Ohio Saipov si è poi trasferito in Florida, a Fort Myers, dove ha cominciato a lavorare come autista di camion. Tappa successiva è stata il New Jersey: Saipov, che aveva la green card, si è stabilito a Paterson e ha cominciato a lavorare come autista per Uber. Colpito dalla polizia mentre tentava di fuggire dalla scena dell’attacco, è attualmente in ospedale. Gli investigatori stanno cercando di fare luce sul suo passato e sulle sue relazioni. Nel pick up è stato trovato un biglietto con il giuramento di fedeltà all’Isis.

RADICALIZZAZIONE – Saipov si sarebbe radicalizzato negli Stati Uniti. Lo sostiene il governatore della città, Andrew Cuomo, che in un’intervista alla Cnn ha affermato: “Dopo il suo arrivo negli Stati Uniti ha iniziato ad informarsi sull’Is e sulle tattiche islamiste radicali”. Il governatore ha poi confermato che all’interno del furgone usato per l’attentato è stato ritrovato un biglietto che fa riferimento allo Stato islamico. Nbc News, citando fonti della polizia, ha riferito che sul biglietto ritrovato all’interno del furgone c’era scritto “l’Is vive per sempre”. All’interno del mezzo è stato rinvenuto anche un coltello. Per Cuomo si tratterebbe di un ’lupo solitario’.

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L’ATTACCO – Il terrorista, con suo pick-up a noleggio, ha abbandonato le corsie della West Street, l’autostrada urbana che costeggia l’Hudson, e ha percorso la pista ciclabile a tutta velocità, seminando morte tra ciclisti anche pedoni. Ha ucciso sei persone investendole, mentre le altre due vittime hanno avuto un infarto e sono state dichiarate morte in ospedale. Un chilometro più a sud, proprio di fronte alla Peter Stuyvesant High School, il furgoncino ha investito un altro camioncino. Lì il terrorista è stato bloccato da un bus scolastico, quelli gialli presenti in tutti gli Stati Uniti. Due dei passeggeri sono stati feriti. Il killer, vestito con una tuta blu, è uscito dal pick-up con due pistole in mano. La polizia, già presente in massa, ha sparato ferendolo ad una gamba e lo ha arrestato, ma non è chiaro se anche l’uomo ha sparato.

LE INDAGINI – L’Fbi ha assunto il comando delle indagini. “Non c’è ancora nessuna rivendicazione dell’attacco a New York, ma le modalità, come l’uso di un mezzo, sono in linea con le istruzioni dell’Isis”, ha spiegato Rita Katz, direttrice del Site, il sito di monitoraggio del terrorismo islamico sul web, che riferisce anche di una foto scattata lo scorso agosto a qualche centinaio di metri dal luogo dell’attacco corredata con l’appello ai lupi solitari a colpire.

ISIS – Intanto, i jihadisti inneggiano all’attentato di New York. I canali islamisti hanno messo online manifesti commemorativi, pubblicando alcune fotografie scattate sulla scena della strage e fotomontaggi nei quali si vede la Statua della Libertà avvolta dalle fiamme di un’esplosione. Rukmini Callimachi, corrispondente del New York Times che si occupa di terrorismo dal 2014, ha condiviso su twitter alcune di queste foto, riportando anche alcuni messaggi che simpatizzanti della jihad si sono scambiati su Telegram in cui si scherza sul basso numero di morti. Negli screenshot pubblicati si vede anche un messaggio in cui, facendo evidente riferimento alla notte di Halloween, qualcuno scrive “Trick-or-treat New York City. Alhamdulillah Happy Hauntings”, con tanto di emoji che ride. Callimachi precisa che i canali pro Isis non rappresentano “comunicazioni ufficiali del gruppo terroristico”, ma, sottolinea, fanno parte “dell’ecosistema online di Isis” e mostrano “in che modo il vento sta soffiando”.

Molestie, si dimette ministro Difesa Gb

cms_7612/Fallon_gb_Afp.jpgIl ministro della Difesa britannico Michael Fallon si è dimesso dal suo incarico dopo essere stato coinvolto nello scandalo degli abusi sessuali a Westminster. Ne dà notizia la Bbc.

Nella lettera di dimissioni alla premier Theresa May, il ministro uscente ha scritto: “Negli ultimi giorni sono emerse alcune accuse sui parlamentari, incluse alcune sulla mia passata condotta. Molte di queste sono false, ma ammetto di non essere stato in passato all’altezza degli alti standard che chiediamo alle Forze armate che ho l’onore di rappresentare”. Fallon conclude dicendo che è stato “un privilegio” servire come ministro della Difesa del suo Paese negli ultimi tre anni e mezzo.

Cia, mafia e Castro: ecco il dossier Jfk ESTERI

cms_7612/jfk_dossier_afp.jpgLa Cia in contatto con elementi della criminalità mafiosa per colpire Fidel Castro, la telefonata anonima in cui si minacciava di uccidere Lee Harvey Oswald arrivata all’Fbi il giorno prima del suo omicidio, la possibilità di sabotare componenti di aeroplani in partenza per Cuba, presa in considerazione dagli Stati Uniti. Queste alcune delle rivelazioni contenute nei file relativi all’assassinio del presidente americano John F. Kennedy appena desecretati dagli Archivi nazionali americani.

Tra le rivelazioni principali citate dalla Cnn, che ne dà notizia, figura il complotto Cia-mafia su Castro: da un documento del 1975 della Commissione Rockfeller sul ruolo svolto dalla Cia negli assassini compiuti all’estero risulta che furono intrapresi piani per assassinare Castro all’inizio dell’amministrazione Kennedy. Nel rapporto si afferma che l’allora Attorney General e fratello del presidente, disse all’Fbi di aver appreso che la Cia aveva assoldato un intermediario “per avvicinare Sam Giancana“, un esponente della criminalità siculo-americana, “con la proposta di pagarlo 150mila dollari per trovare un killer che andasse a Cuba ad uccidere Castro”.

Questo, disse quindi il Procuratore generale, rese poi difficile perseguire in giustizia Giancana. “L’Attorney General affermò che la Cia non avrebbe più dovuto ricorrere a gente della mafia senza essersi prima consultata con il Dipartimento alla Giustizia altrimenti sarebbe stato difficile perseguire quella gente in futuro”. Lo stesso rapporto sostiene che la Cia si era successivamente interessata alla possibilità di usare gangster per uccidere Castro somministrandogli una dose di veleno.

Altra rivelazione contenuta nei documenti desecretati riguarda la minaccia di morte nei confronti di Lee Harvey Oswald, giudicato responsabile dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, pervenuta all’Fbi il giorno prima del suo assassinio: in un documento datato 24 novembre 1963 si cita la reazione dell’allora Direttore del Federale Bureau of Investigation J. Edgar Hoover sulla morte di Oswald per mano di Jack Ruby: “Non c’è niente altro sul caso Oswald eccetto che è morto”, afferma inizialmente.

Poi fa riferimento alla telefonata giunta all’ufficio di Dallas dell’Fbi fatta “da un uomo che parlava con voce calma” e si definiva membro di un comitato per uccidere Oswald. Malgrado le indicazioni al capo della polizia di Dallas, affinché Oswald venisse protetto, Ruby riuscì comunque ad uccidere il suo bersaglio. “Ruby afferma che non aveva complici e nega di aver fatto la telefonata al nostro ufficio di Dallas la sera prima”, afferma Hoover.

Lo stesso direttore dell’Fbi rende noto che il Bureau dispone di prove sulla colpevolezza di Oswald ed intercettazioni di comunicazioni tra lo stesso Oswald con Cuba e l’Unione Sovietica. Si dice quindi preoccupato dell’esistenza di dubbi nell’opinione pubblica sulla sua colpevolezza e annuncia che il presidente Lyndon Johnson vuole nominare una commissione per indagare sull’assassinio.

Sempre su Oswald e sul fronte sovietico su quanto accaduto, i documenti rivelano che nel 1963 il direttore dell’Fbi, Edgar Hoover inoltrò un memorandum alla Casa Bianca, poco dopo l’assassinio di Kennedy. Classificato top secret, conteneva la reazione all’uccisione del presidente americano in Unione Sovietica, così come la percepivano le fonti dell’amministrazione. “I funzionari del Partito comunista dell’Unione Sovietica ritengono vi sia stata una sorta di cospirazione bene organizzata da parte dell’”ultradestra” negli Stati Uniti per effettuare un ’colpo di stato’”. “Sembrano convinti del fatto che l’assassinio non sia stata opera di un uomo ma è frutto di una campagna attentamente pianificata in cui diverse persone hanno giocato un ruolo”.

I funzionari citati dalla fonte sostengono che non vi è alcuna connessione tra Oswald e l’Urss, e lo descrivono come un “killer nevrotico”. Ma un memorandum della Cia risalente al giorno dell’assassinio di Kennedy cita l’intercettazione di una telefonata di Oswald, che si trovava a Città del Messico all’ambasciata russa nel paese. Oswald parlò con il console, Valeriy Vladimirovich Kostikov, “Ufficiale KGB identificato”, in “un russo stentato”. La visita di Oswald in Messico sembra dovuta, secondo le ricostruzioni del Bureau al tentativo di procurarsi un visto o un passaporto.

Ancora, un documento del National security council del 1962, quindi precedente la morte di Kennedy, contiene rivelazioni sulla cosiddetta ’Operazione Mangusta’, il cui obiettivo era di rovesciare il comunismo a Cuba: nelle minute di un incontro riservato sull’Operazione del 14 settembre 1962 si legge che “il generale Carter disse che la Cia avrebbe esaminato la possibilità di sabotare parti di aerei destinati ad essere spediti dal Canada a Cuba”.

TRUMP – Donald Trump ha promesso “grande trasparenza” per la desecretazione. I documenti, ha scritto il presidente Usa su Twitter, “vengono accuratamente resi pubblici. Alla fine ci sarà grande trasparenza. Spero che ogni cosa venga resa pubblica”.

Sono circa 8.200 i documenti resi pubblici ieri dalla National Archives and Records Administration. La desecretazione di altri 300 file è però stata posticipata per ragioni di sicurezza. La Cia ha dichiarato oggi che renderà pubblico “ogni singolo” documento rimanente e che i suoi esperti stanno lavorando “diligentemente” in questa direzione. Alcune informazioni verranno però omesse per ragioni di sicurezza nazionale.

Trump ha sostenuto di non avere avuto altra scelta che accettare gli omissis, ma ha ordinato alle agenzie coinvolte di ri-ispezionare ciascun documento nei prossimi 6 mesi. Alla fine di questo periodo, il presidente ordinerà alle agenzie di rendere pubbliche tutte le informazioni che non saranno ritenute cruciali per la sicurezza nazionale.

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1 Novembre 2017