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“No ai soldati transgender”

“No ai soldati transgender”

cms_8769/trump_airforcebase_militari_afp.jpgLa Casa Bianca ha annunciato nuove disposizioni che escludono i soldati transgender dalle forze militari, se non per casi e circostanze limitati. Stando ad un comunicato, il presidente ha rinunciato al precedente memorandum “a favore di nuove disposizioni definite attraverso uno studio accurato condotto da esponenti di spicco della società civile e dei corpi militari, tra cui dei veterani”.

“Tra le altre cose, le norme formulate dal ministro della Difesa sostengono che le persone transgender con una storia o diagnosi di disforia di genere – individui che stando a queste disposizioni potrebbero dover richiedere sostanziali trattamenti medici, tra gli altri farmacologico e chirurgico – non sono qualificati a prestare servizio nei corpi militari se non in determinate limitate circostanze“, è scritto nel comunicato.

Immediata la reazione di Nancy Pelosi, leader della minoranza democratica alla Camera dei Rappresentanti, che ha definito l’ultimo memorandum “lo stesso vigliacco e disgustoso divieto annunciato la scorsa estate dal presidente. Nessuno che abbia la forza ed il coraggio di servire nelle forze militari dovrebbe essere respinto per ciò che è”, ha affermato.

“Ancora una volta la nostra sicurezza nazionale viene dettata dall’agenda di odio e pregiudizio del nostro presidente e non dall’onore, dalla decenza, dalla forza”.

Borse in pericolo con dazi Cina, ma rischia anche Trump

cms_8769/dazi_cina_trump_rit_afp.jpgLa guerra commerciale tra Usa e Cina tiene sulla corda i mercati. Gli analisti sono concordi nel ritenere che dopo i dazi imposti dal presidente Donald Trump le contromosse asiatiche non si faranno attendere e le ritorsioni potrebbero avere forti ripercussioni. Anche gli Stati Uniti, dunque, non sono esenti da rischi. “A dispetto di quanto sembri ritenere l’amministrazione Trump, quando si avvia una guerra commerciale molto difficilmente ci saranno dei vincitori, mentre con grande probabilità si avranno diversi perdenti”, spiega David Basola, responsabile per l’Italia di Mirabaud Am. Trump “potrebbe sottostimare la velocità e l’ampiezza della ritorsione che si potrebbe verificare da parte dei consumatori cinesi verso i prodotti Usa”.

L’atto firmato dal presidente americano ha come obiettivo tariffe e sanzioni contro la Cina per un valore annuo di 60 miliardi di dollari su diversi prodotti, dall’aerospaziale ai macchinari, contro “concorrenza sleale” e “furto di proprietà intellettuale”, l’obiettivo dichiarato. “L’aggressiva politica commerciale dell’amministrazione Trump rappresenta un elemento di rischio per i mercati – sottolinea Luigi De Bellis per Equita – non solo per la probabile reazione della Cina e in futuro della Germania (che ha un avanzo commerciale superiore a quello cinese), ma anche per gli impatti sull’inflazione in un momento in cui anche la politica fiscale è diventata super espansiva (il deficit pubblico Usa è atteso crescere al 3% al 5% del Pil)”.

“I bene informati sostengono che le autorità cinesi stanno già lavorando su queste nuove misure, individuando i prodotti su cui agire. La vaghezza degli annunci fatti dall’amministrazione americana contribuisce a mantenere il mercato sulla corda. Personalmente – dice Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners – resto convinto che la manovra di Trump sia più di facciata”.

La grande assente nella lista delle esenzioni, ovvero la Cina, “è toccata solo marginalmente dai dazi” che sembrano “più uno strumento di pressione che non un’effettiva misura restrittiva. Sospetto che anche dietro l’indeterminatezza delle misure annunciate da Washington ci sia l’intenzione di lasciare spazio a una soluzione negoziale. D’altronde, le importazioni cinesi di prodotti Usa sono concentrati in alcuni settori (agricoltura, aeromobili, auto) ed eventuali misure restrittive possono creare seri danni e costare un bel po’ di capitale politico a Trump”.

Per il momento “attraversiamo la fase delle schermaglie e il rischio di un escalation è destinato a rimanere ben presente nella mente degli investitori”, chiosa Sersale. Sul tavolo resta “la paura di un allargamento di questo atteggiamento su vasta scala e ad altri beni, provocando una vera ’guerra commerciale’” con rischio di conseguenze immediate ma anche di natura strategica, in grado di intaccare la crescita soprattutto di quei Paesi che stanno basando gran parte della loro ricchezza sulle esportazioni, evidenzia Alessandro Allegri, ad di Ambrosetti Asset Management Sim.

“In tal senso, a ben guardare, a esserne svantaggiata potrebbe essere in primis proprio l’America, un Paese in cui la bilancia commerciale è in negativo e dove di conseguenza una politica di dazi con il resto del mondo si candida ad essere altamente dannosa con conseguenze sul deficit commerciale statunitense di peggioramento a livello critici”.

Alzheimer, vaccino entro 10 anni

cms_8769/Laboratorio_ricerca.jpgUn nuovo rapporto commissionato da Alzheimer’s Research Uk mostra che i farmaci per arrestare, rallentare o invertire la malattia neurodegenerativa potrebbero essere disponibili in meno di tre anni, mentre lo screening e un vaccino ad hoc per gli over 50 dovrebbero arrivare entro un decennio. A un costo, nel caso del vaccino, che potrebbe superare i 10 mld di euro. Secondo gli esperti, inoltre, “la platea dei possibili pazienti potrebbe essere talmente enorme che occorre fin da subito assicurare la disponibilità di fondi per il Nhs”.

L’associazione ha commissionato a un team della London School of Economics di realizzare un modello dell’impatto economico di 5 ipotetici trattamenti anti-Alzheimer. Attualmente sono 12 i farmaci allo studio contro la malattia nella pipeline di ’Big Pharma’. Altra strada percorsa dagli scienziati per contrastare l’Alzheimer sono i trattamenti simil-vaccino – spiega lo studio – che funzionano più o meno come una statina ma per il cervello. Questi trattamenti sono attualmente in una fase iniziale di sviluppo. Il rapporto stima che un eventuale ’vaccino’ potrebbe prevenire il 70% dei casi di Alzheimer.

“Il discorso sulla disponibilità futura di nuove terapie farmacologiche contro questa malattia non deve più iniziare con un ’se arriveranno’ ma con ’quando’ arriveranno”, ha spiegato Jonathan Schott, University College London’s Dementia Research Centre, parlando al ’Telegraph’. “Ogni volta che i media parlano dei progressi di qualche nuova terapia – ha aggiunto il ricercatore – i nostri centri sono inondati da telefonate e richieste di informazione”.

Potrebbe arrivare un momento – suggerisce il report – in cui tutti i 29,5 milioni di cittadini britannici ’over 50’ potrebbero essere vaccinati con l’anti-Alzheimer. “Non sarebbe uno scenario così inverosimile – osserva David Reynolds, responsabile scientifico dell’Alzheimer’s Research Uk – Trattare tutti gli ’over 50’ contro la malattia è quello che, spero, andremo a fare nel lungo termine”.

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25 Marzo 2018