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Nordcorea, il pugno Usa: “Pronti a risposta schiacciante”

cms_6066/pence4_afp.jpgLa Corea del Nord rappresenta “la più pericolosa e urgente minaccia per la pace e la sicurezza” della regione Asia Pacifico. A dichiararlo è stato il vicepresidente americano Mike Pence, durante una visita a bordo della portaerei americana USS Ronald Reagan nella base navale americana di Yokosuka, in Giappone.

“Gli Stati Uniti d’America perseguiranno sempre la pace. Ma con il presidente Trump lo scudo è in guardia e la spada è pronta“, ha affermato Pence, che poi ha lanciato un avvertimento: “Coloro che volessero sfidare la nostra determinazione e la nostra prontezza devono sapere che respingeremo ogni attacco e replicheremo a qualunque uso di armi nucleari o convenzionali con una risposta americana schiacciante“.

“Come Trump ha lasciato intendere al mondo, l’epoca della pazienza strategica è finita”, ha affermato il vicepresidente, chiarendo però che gli Stati Uniti “continueranno a lavorare diligentemente” con il Giappone, la Cina e altri alleati nella regione “per esercitare pressioni economiche e diplomatiche sulla Corea del Nord”.

Francia, Le Pen fa ritirare bandiera europea durante intervista

cms_6066/le_pen_bandiera_afp.jpgIntervistata da TF1, Marine Le Pen ha fatto ritirare dallo sfondo la bandiera europea, chiedendo che venisse lasciata alle sue spalle solo la bandiera francese. Un ’gesto simbolico’, hanno commentato le giornaliste presenti in studio, spiegando che la leader del FN aveva chiesto, per partecipare alla trasmissione, di togliere la bandiera europea.

“Voglio essere presidente della Repubblica francese, non della Commissione Europea, ritengo che l’Ue abbia fatto molto male al nostro Paese e al nostro popolo, in campo economico, sociale, di abolizione delle frontiere”, ha replicato Le Pen.

E questa mattina ha ribadito la sua scelta su BFMTV. “Sono candidata all’elezione della Repubblica francese”, ha dichiarato, sottolineando le ultime due parole. In un’intervista al mensile ’Causeur’ di aprile Le Pen ha espresso la sua volontà di “vietare la bandiera europea sulle sedi istituzionali”.

Commissario Ue: “Tempo di avviare dibattito su nostri rapporti con Turchia

cms_6066/ue_commissione_fg_3-1-1532386593.jpgDopo il referendum di domenica con il quale i turchi hanno approvato la riforma in senso presidenziale della Costituzione, “è arrivato il momento di avviare una discussione fondamentale sui rapporti tra l’Ue e la Turchia, tra cui una possibile revisione“. Lo ha detto alla Dpa il commissario europeo all’Allargamento, Johannes Hahn, secondo il quale un primo dibattito potrebbe aprirsi alla riunione informale dei ministri degli Esteri dei 28 prevista per venerdì prossimo a Malta.

Nel dirsi disponibile a parlare senza tabù dei negoziati di adesione di Ankara alla Ue, Hahn ha sottolineato come dovrebbe definirsi “una forma realista di relazioni che tenga conto degli interessi di entrambe le parti e delle possibilità reali della Turchia” di entrare nell’Unione. In ogni caso, con Ankara andrà mantenuta una stretta cooperazione. “Si tratta di come riorganizzare in modo efficiente il nostro importante rapporto geopolitico”, ha concluso il commissario, in un riferimento alla collaborazione con la Turchia sul tema dei migranti, della lotta al terrorismo e della crisi siriana.

Siamo preoccupati per l’esito del referendum per due ragioni – ha poi sottolineato il responsabile di Bruxelles per l’Allargamento – Per quanto riguarda le modifiche costituzionali, condividiamo i timori molto seri della commissione di Venezia del Consiglio d’Europa (che ha definito un “passo indietro pericoloso” per la democrazia gli emendamenti, ndr). In secondo luogo, il referendum ha provocato una profonda divisione della società turca. Se il piano per modifiche costituzionali sarà pienamente attuato, questo significa che il Paese si allontanerà ancora dagli standard europei, per quanto riguarda la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura”.

Hahn ha quindi ricordato come “i negoziati siano già sospesi de facto a causa dell’enorme regressione in termini di stato di diritto e libertà di stampa in Turchia“. Quindi, alla domanda se un’eventuale reintroduzione della pena di morte che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vorrebbe sottoporre a referendum equivalga alla fine dei negoziati di adesione, il commissario ha risposto con un secco, “sì, assolutamente”.

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20 Aprile 2017