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Nordcorea: stop negoziato su nucleare con Usa

Nordcorea: stop negoziato su nucleare con Usa

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I colloqui sul nucleare tra Corea del Nord e Stati Uniti si sono interrotti nel primo giorno di incontri in Svezia. “I negoziati non hanno rispettato le nostre aspettative e sono stati interrotti”, ha annunciato il capo negoziatore di Pyongyang, Kim Myong Gil, secondo quanto riporta la Bbc. L’incontro, il primo dopo che il presidente Usa Donald Trump e il leader Kim Jong-un si erano incontrati a giugno al confine tra le due Coree, era stato organizzato nel tentativo di uscire dall’attuale impasse nel negoziato tra i due Paesi.

Gli Stati Uniti smentiscono la Corea del Nord. I commenti fatti dal capo negoziatore di Pyongyang, Kim Myong Gil, “non riflettono il contenuto o lo spirito” dei colloqui, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato, Morgan Ortagus, secondo la quale i negoziatori Usa hanno “avanzato idee creative e hanno avuto delle buone discussioni”, durante le quasi nove ore di incontri con la loro controparte nordcoreana. Le dichiarazioni della portavoce del dipartimento di Stato giungono dopo che il capo negoziatore di Pyongyang Kim Myong Gil, si era detto “contrariato” dall’esito delle discussioni e aveva decretato il fallimento del negoziato.

Martedì l’audizione di Sondland, ’inviato ombra’ di Trump per l’Ucraina

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E’ stata fissata per martedì prossimo l’audizione dell’ambasciatore degli Stati Uniti all’Unione europea Gordon Sondland, una figura chiave nelle presunte pressioni della Casa Bianca al governo di Kiev per l’apertura di inchiesta contro i Biden, di fronte alle Commissioni della Camera dei rappresentanti che indagano sul Kievgate, anticipano i media americani.

Sondland aveva incontrato il presidente dell’Ucraina Volodymir Zelensky per “dargli consigli” su come “farsi largo” nelle richieste del presidente Trump, ha denunciato il whistle-blower. L’ex inviato Usa per l’Ucraina, Kurt Volker, ha testimoniato giovedì di fronte alle tre commissioni, in una audizione durata dieci ore, e consegnato ai deputati che lo avevano richiesto copia di tutte le sue comunicazioni, comunicazioni avvenute non attraverso i loro account mail del dipartimento di stato ma con messaggi WhattsApp.

Sondland, che negli ultimi quattro mesi ha di fatto affiancato Volker sul dossier Ucraina, ha invece inviato il materiale richiesto dalle Commissioni al dipartimento di Stato, allungando così la procedura. Il Congresso deve ora insistere con il dipartimento di Stato per farsi consegnare il materiale.

Sondland, che ha 61 anni , aveva donato un milione di dollari per l’inaugurazione di Trump. Non aveva mai avuto incarichi di governo prima di diventare ambasciatore all’Ue nel giugno del 2018. Durante il suo mandato, ha fatto frequenti avanti e indietro con Washington e si è fatto notare a Bruxelles per i toni tutt’altro che diplomatici, oltre che per sua scarsa presenza in città .

“L’Ucraina è sensibile sulla questione dell’essere considerata seriamente, non solo come strumento nelle politiche per la rielezione a Washington”, aveva scritto in un dispaccio un diplomatico inviato a Kiev dopo il richiamo, improvviso e in anticipo sulla fine del mandato dell’ambasciatore a Kiev, Marie Yovanovich (molto probabilmente William Taylor, ndr). “Dobbiamo avviare il colloquio e costruire la relazione”, ha risposto Sondland.

Il suo nome era stato cancellato dall’allora consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton dalla delegazione Usa alla cerimonia di inaugurazione di Zelensky a maggio. E poi reinserito per decisione di qualcun altro alla Casa Bianca, quindi fotografato al fianco di Volker e del capo della delegazione, il segretario dell’Energia Rick Perry a Kiev.

A giugno, ha organizzato una festa per la giornata dell’Indipendenza, un mese in anticipo sulla festività del quattro luglio, in un museo dell’auto di Bruxelles seguito da una cena privata a cui erano presenti, fra gli altri, Zelensky e Jared Kushner. Ai primi di luglio, a una riunione alla Casa Bianca, con anche una delegazione ucraina, Sondland è uscito dal copione precedentemente concordato con Bolton e altri esponenti dell’Amministrazione. Nel mezzo del discorso sull’auspicio Usa di una reale lotta alla corruzione, l’ambasciatore presso l’Ue ha precisato che Washington aveva anche altri obiettivi, obiettivi che andavano oltre le inchieste già in corso in Ucraina. Non ha citato Burisma o i Biden, ma le implicazioni delle sue parole hanno colpito diversi esponenti dell’amministrazione, spiegano le fonti citate dai quotidiani americani.

Il Kievgate non è la prima occasione in cui Trump finisce nel calderone della politica interna e giudiziaria in Ucraina. In piena campagna elettorale, nel 2016, era trapelato che l’allora presidente della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, aveva intascato milioni di dollari in nero dal Partito (filo russo), delle regioni di Viktor Yanukovich di cui era stato consulente. La notizia costrinse Manafort a rassegnare le dimissioni, ma le autorità a Kiev non hanno mai indagato mai sull’origine di questi fondi neri.

Intrusione hacker Iran nella campagna per le presidenziali Usa

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Un gruppo hacker con presunti legami con il governo dell’Iran ha cercato di effettuare una intrusione contro account mail di esponenti politici Usa coinvolti in una campagna per le presidenziali del 2020 negli Stati Uniti, ha denunciato Microsoft, senza precisare di quale campagna si tratti. Obiettivo dell’intrusione, anche funzionari di governo, media, dissidenti iraniani negli Usa.

Il vice presidente per la sicurezza della compagnia di Seattle, Tom Burt, ha scritto sul suo blog, che gli hacker, identificati come Phosphorus, sono riusciti a violare quattro account, dopo aver cercato di accedere, fra agosto e settembre, a 241, usando programmi per il reset della password e per il recupero dei dati. In totale sono stati fatti oltre 2.700 tentativi. Nessuno dei quattro account violati è tuttavia legato ad alcuna campagna per le presidenziali o a funzionari Usa, in servizio o ex.

Il dipartimento per la Sicurezza interna ha reso noto che sta cooperando con Microsoft per “valutare e alleviare l’impatto” di tale attacco. A luglio Microsoft aveva denunciato che quasi 10mila suoi clienti erano stati lo scorso anno “obiettivo o compromessi da attacchi sponsorizzati da nazioni”, la maggior parte dei gruppi hacker autori delle intrusioni provenienti da Iran, Nordcorea e Russia.

Pittella: “Russiagate? Non ne so nulla”

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’’Del presunto Russiagate, tranne quello che leggo sui giornali, non so nulla. Io non c’entro niente’’. Lo assicura all’Adnkronos il senatore Pd e capogruppo in commissione Affari europei di palazzo Madama, Gianni Pittella, oggi tirato in ballo nella vicenda Russiagate in un’intervista a ’Repubblica’ da Simona Mangiante, moglie di George Papadopoulos, ex assistente del presidente americano Donald Trump.

Pittella conferma di aver conosciuto Joseph Mifsud, professore maltese della Link University, sparito nel maggio 2018, e di avergli presentato la Mangiante, ma smentisce qualsiasi coinvolgimento nella vicenda Papadopoulos: ’’Sono due anni che dicono sempre le stesse cose per quanto mi riguarda. Ovvero, che io conoscevo Mifsud e che nel corso di una conferenza tenuta a Bruxelles gli ho presentato la signora Mangiante, che allora lavorava al Parlamento europeo. Dopodiché ho confermato che ho conosciuto Mifsud , il che non mi pare che sia un fatto rilevante, perché conosceva migliaia di persone”.

“Naturalmente – assicura Pittella – l’ho conosciuto nel suo ruolo di presidente dell’università del Mediterraneo: in tale veste ho collaborato con Mifsud. Dopodiché, lo ripeto, dei rapporti tra Mifsud e la Mangiante, ma soprattutto dei rapporti tra Mifsud e il marito Papadopoulos, io non ne so nulla’’. ’’Capisco che ai fini della cronaca si possa far il mio nome, così come quello delle migliaia di persone che ha conosciuto Mifsud, ma ai fini di questa vicenda non so nulla, perché io non so assolutamente nulla del presunto Russiagate. Tranne quello che leggo sui giornali, non so nulla e non c’entro niente”, ribadisce il senatore Dem.

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6 Ottobre 2019